07/02/2011, 00.00
INDONESIA
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Java, 1500 estremisti islamici attaccano una famiglia ahmadi: tre morti, auto e case in fiamme

di Mathias Hariyadi
Musulmani moderati e membri della società civile condannano le violenze interreligiose. Polemiche attorno al presidente Yudhoyono e all’esecutivo, incapaci di garantire protezione e sicurezza alle minoranze. Studioso musulmano: colpire quanti “praticano la violenza e manipolano l’islam per fini politici”.
Jakarta (AsiaNews) – Membri della società civile, leader religiosi e personalità del mondo islamico moderato condannano con forza l’attacco avvenuto ieri contro una comunità ahmadi in Indonesia, che ha causato morti e devastazioni. Le polemiche investono anche il presidente Susilo Bambang Yudhoyono e l’esecutivo, incapaci di garantire l’incolumità di tutti i cittadini e la libertà di culto nel Paese. Il capo dello Stato avverte che le violenze contro le minoranze “in nome della religione” vanno fermate; nonostante l’appello, cresce la sfiducia attorno al suo operato.
 
L’ultimo episodio di una lunga striscia di sangue contro la comunità ahmadi – vittima di violenze anche in altre nazioni a maggioranza musulmana, come il Pakistan – è avvenuto ieri mattina. Una folla di almeno 1500 estremisti islamici ha assaltato l’abitazione di una famiglia del villaggio di Umbulan, nel sotto-distretto di Cikeusik, reggenza di Pandeglang (provincia di Banten, sull’isola di Java), torturando gli occupanti. Il bilancio dell’assalto è di tre morti, diverse persone ferite, due auto e una casa bruciate.
 
L’episodio ha sollevato polemiche e alimentato lo scontro politico che, nelle ultime settimane, ha coinvolto il presidente indonesiano, incapace di garantire – nei fatti – la sicurezza e il diritto alla libertà religiosa. Daniel Sparingga, portavoce di Yudhoyono, riferisce l’ordine impartito dal presidente al Capo della polizia, in cui chiede la fine della violenze. “Ora basta – avrebbe detto il capo di Stato – la violenza e gli attacchi contro qualsiasi minoranza, compiuti in nome della religione, vanno fermati”.  
 
Tuttavia, membri della società civile e leader musulmani moderati – condannando l’attacco – denunciano lo scarso interesse mostrato sino ad oggi da Yudhoyono, incapace di frenare le violenze confessionali. Ulul Huda, studioso musulmano dello Java centrale, conferma ad AsiaNews “l’inerzia del governo”, precisando che “gli ahmadi in passato hanno contribuito alla lotta per l’indipendenza” dell’Indonesia. Parlando degli assalitori, lo studioso li bolla come “estremisti” che “praticano la violenza e manipolano l’islam per fini politici”.
 
Alla condanna contro l’assalto alla comunità ahmadi si uniscono anche il Nahdlatul Ulama (Nu), la principale organizzazione musulmana moderata del Paese, insieme al Setara e al Wahid Institute. Il professor Azyumardi Azra, dell’università islamica di Stato a Jakarta Sud, chiarisce ad AsiaNews che “le violenze in nome della religione contro certi gruppi, inclusi gli ahmadi o qualsiasi altro, non possono e non devono essere tollerati”.
 
La setta ahmadi è considerata eretica perché non riconosce Maometto quale ultimo profeta. Essa è vittime di attacchi in Indonesia, in Pakistan, in Bangladesh e in molti altri Paesi dove l’islam è la religione più diffusa. Secondo le prime ricostruzione, a scatenare l’assalto della folla le voci di una presunta “invasione” del villaggio di Umbulan da parte di dozzine di ahmadi. In realtà, alcuni ahmadi non nativi della zona avrebbero raggiunto il villaggio per risolvere un problema legato al permesso di soggiorno. Una donna filippina, moglie di un fedele ahmadi, ha in corso un procedimento per regolarizzare la posizione con l’ufficio immigrazione.
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