10/06/2021, 08.54
ISRAELE - PALESTINA
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Jenin, tre palestinesi uccisi in un raid delle forze di sicurezza israeliane

Due delle vittime sono membri dell’intelligence palestinese. La terza è un miliziano legato al Movimento per il Jihad Islamico in Palestina. Il governo ad interim autorizza la “Marcia della bandiera” il 15 giugno, timori di nuove violenze. Due giorni prima alla Knesset il voto per archiviare l’era Netanyahu. 

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - Le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso nella notte tre palestinesi a Jenin, a nord della Cisgiordania, durante un conflitto a fuoco fra le parti. Secondo quanto riferisce all’Afp una fonte israeliana, reparti della sicurezza “hanno effettuato una operazione per arrestare due terroristi che hanno compiuto attacchi armati” in passato. “Un palestinese che ha aperto il fuoco - prosegue la nota - è stato ucciso. Nel tiro incrociato di proiettili altri due palestinesi sono stati uccisi”. Di tre vittime, senza specificare, parla anche l’agenzia palestinese Wafa

Testimoni affermano che nella notte una pattuglia è entrata in città per arrestare Jamil al-Amouri e Wissam Abu Zaid, entrambi membri delle brigate di al-Quds, il braccio armato del Movimento per il Jihad Islamico in Palestina. Durante l’operazione ne è scaturita una sparatoria in cui sono morti due membri dell’intelligence militare palestinese, Adham Yasser Eleiwi e Tayseer Ayasa. Ferito in modo grave anche un altro elemento, Muhammad Samer Al-Bazour. La terza vittima è un miliziano legato al gruppo Jihad Islamico Palestinese. 

Uno dei tre palestinesi uccisi era sospettato di aver sferrato, in passato, un attacco a colpi di pistola contro alcuni soldati israeliani. Durante l’operazione non si sono registrate vittime o feriti fra le forze di sicurezza dello Stato ebraico. Quello di stanotte è solo l’ultimo di una lunga serie di operazioni dell’esercito con la stella di David in Cisgiordania: il 25 maggio scorso un analogo attacco era avvenuto nei pressi di Ramallah, con l’uccisione di un palestinese. 

Ieri, intanto, il governo ad interim israeliano ha dato il via libera alla controversa “Marcia della bandiera”, voluta dall’ultra-destra a Gerusalemme e sospesa dalle forze di sicurezza per il timore di nuove violenze, se la polizia “approverà il percorso”. A maggio una analoga manifestazione, unita alla controversia sulle proprietà contese nel quartiere di Sheikh Jarrah, ha innescato una sanguinosa guerra lampo fra Israele e Hamas a Gaza, con centinaia di vittime fra le quali diversi bambini.

La decisione è frutto dell’accordo fra il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu e il suo ministro della Difesa Benny Gantz. La manifestazione è in programma il 15 giugno “previo accordo fra organizzatori e polizia”. Due giorni prima alla Knesset, il Parlamento israeliano, è in calendario il voto di fiducia per il nuovo governo Bennett-Lapid, a capo di una coalizione che potrebbe estromettere dopo 12 anni al potere il premier Netanyahu. 

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