30/12/2011, 00.00
INDIA
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Karnataka, quattro nuovi attacchi anticristiani

di Nirmala Carvalho
Tre sono accaduti il 28 dicembre in zone diverse dello Stato, il quarto la sera del 25. Con questi incidenti sale a 49 il numero di aggressioni in Karnataka, solo nel 2011. Sajan George: “I radicali indù violano la dignità di esseri umani della popolazione cristiana”.
Mangalore (AsiaNews) – Quattro nuovi attacchi di fondamentalisti indù hanno sconvolto il periodo di Natale dei cristiani in Karnataka. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), li definisce “una vergogna e una macchia per l’India laica e democratica”, perché “se i fondamentalisti non rispettano nemmeno il santo periodo del Natale, sono la prova che governo e autorità sono complici della persecuzione contro i cristiani”. Il primo è del 25 dicembre scorso, mentre gli altri tre sono accaduti tutti il 28 in zone diverse del Karnataka. Il numero di incidenti nello Stato sale così a 49 solo nel 2011.

La sera di Natale circa 20 attivisti di un gruppo locale, il Jagaran Vedike, hanno attaccato una famiglia durante la cena. Gli indù hanno aggredito uomini, donne e bambini con pietre e bastoni, ferendoli in maniera grave e minacciandoli di morte. Molti di loro sono stati poi ricoverati in ospedale per fratture degli arti e del naso. La moglie del pastore ha riportato una grave ferita al petto. Gli attivisti sono fuggiti subito dopo le violenze, mentre la polizia ha steso un rapporto senza però avviare le indagini sugli aggressori.

Il 28 dicembre si sono verificati tre diversi incidenti. A Maripalla, nel distretto di Mangalore, estremisti indù hanno dato fuoco al presepe del villaggio. I cristiani hanno denunciato subito il rogo alla polizia di Bantwal, che ha arrestato due radicali indù. Gli uomini si sono difesi sostenendo che durante le celebrazioni natalizie i cristiani praticavano conversioni forzate.

A Mulky (Mangalore), circa 20 estremisti indù a volto coperto hanno interrotto il servizio di preghiera della Chiesa pentecostale di Dio di Hebron. Armati di pietre e bastoni, gli aggressori hanno distrutto finestre, stanze e veicoli parcheggiati fuori dell’edificio. Il pastore I.D. Sanna era in casa con la moglie Sarah, i figli Prerna e Abhishek e altre cinque persone, ma sono rimasti illesi.

Nel distretto di Davanagere alcuni attivisti del Srirama Sene (movimento locale di nazionalisti indù) sono entrati in casa di un fedele della Chiesa pentecostale Divyadarsana Ministry. Lì hanno malmenato il pastore Raju Doddamani e i presenti, accusandoli di praticare conversioni forzate. Poi, gli aggressori hanno chiamato la polizia di Vidyanagar, che ha portato via i cristiani per interrogarli.

“La cosa più grave – ha commentato Sajan K George – è che questi estremisti indù hanno perpetrato atroci violazioni dei diritti umani contro i cristiani. Soprattutto, hanno violato la loro dignità di esseri umani: invadendo la privacy delle loro case; aggredendo donne e bambini; profanando la santità della famiglia, con violenze fisiche e verbali”.

Il presidente del Gcic conclude: “Lasciando impuniti questi estremisti indù, la persecuzione contro le minoranze religiose rimarrà un fatto ordinario. La Costituzione indiana sancisce che ‘tutte le persone hanno uguale diritto alla libertà di coscienza e di professare, praticare e diffondere la loro religione’. Eppure queste violenze dimostrano lo status di cittadini di seconda classe accordato alla popolazione cristiana”.
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