24/03/2006, 00.00
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Karzai rassicura per la vita del convertito afgano, ma gli ulema lo vogliono morto

La Costituzione richiama la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e quindi la libertà di religione, ma dice anche che nessuna legge può contraddire l'islam. "Chiederemo alla gente di farlo a pezzi", dice un membro del Consiglio degli ulema.

Kabul (AsiaNews/Agenzie) - E' ancora incerto il futuro di Abdul Rahman, l'afgano convertito al cristianesimo, che per questo rischia la condanna a morte. Se sul piano politico il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha fatto sapere di aver chiesto al presidente afgano Hamid Karzai, "una soluzione positiva a questo caso il più rapidamente possibile" e il primo ministro canadese Stephen Harper ha detto di essere stato rassicurato dallo stesso Karzai, gli imam del Paese minacciano di far muovere la piazza per assicurare "giustizia". "Non possiamo permettere che Dio sia umiliato", ha affermato Abdul Raoulf, membro del Consiglio degli ulema. "Chiederemo alla gente di farlo a pezzi". Migliaia di giovani, secondo fonti locali, stanno andando a Kabul per chiedere che "l'apostata" sia ucciso, per aver rinunciato all'islam.

Per la condanna di Rahman, gli islamici non considerano sia un ostacolo il fatto che la Costituzione dell'Afghanistan, all'articolo 7, contiene l'impegno ad osservare la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, che garantisce libertà di religione, perché la stessa legge fondamentale del Paese, all'art. 3 afferma che nessuna legge può contraddire l'islam. E secondo quest'ultimo, dicono gli ulema, se qualcuno afferma la verità, ma poi la rigetta o la nega, "commette qualcosa che può essere punito solo con la morte". E, d'altro canto, l'uccisione per apostasia è stata accettata dalla società musulmana fino dai tempi di Maometto e non c'è dissenso tra le scuole di giurisprudenza islamica.

"Quale che sia la decisione della corte – ha detto ad Asia Time Ahmad Shah Ahmad Zai, che è stato primo ministro ad interim nel 1996, prima dell'avvento dei talebani - c'è accordo generale tra gli studiosi, dal nord al sud, dall'est all'ovest dell'Afghanistan, che Rahman deve essere giustiziato". "Nel Paese – ha aggiunto – c'è comune dissenso contro le attività dei missionari cristiani, che sfruttano la povertà della gente e la pagano per convertirsi. Queste attività possono solo portare ad una fiera reazione degli afgani, che non tollerano nulla contro la loro fede".

Sembra che da parte governativa si stia pensando di sottoporre Rahman ad un esame mentale, per farlo dichiarare incapace di intendere e di volere, il che lo renderebbe legalmente non punibile.

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