20/03/2006, 00.00
AFGHANISTAN
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Afghanistan: convertito al cristianesimo, rischia la pena di morte

Abdul Rahman aveva lasciato l'Islam 16 anni fa; durante il processo ha rifiutato di abiurare.

Kabul (AsiaNews) – "Convertito cristiano potrebbe essere condannato a morte". È il titolo che oggi occupa le prime pagine di diversi giornali in Afghanistan. Fonti di AsiaNews a Kabul confermano che la notizia è riportata "a caratteri cubitali" e "non fa ben sperare".

Abdul Rahman, 41 anni, è separato dalla moglie; è stato arrestato il mese scorso, dopo che la sua famiglia, con la quale è in lite per la custodia dei figli, lo ha denunciato come convertito. L'uomo, che portava con sé una Bibbia, è stato accusato di aver rinnegato l'Islam.

Durante il processo a suo carico a Kabul, Rahman ha confessato di essersi convertito 16 anni fa, dopo aver conosciuto un operatore sanitario di un gruppo cristiano che aiuta i profughi afgani in Pakistan. Il pubblico ministero, Abdul Wasi, ha detto di aver offerto all'imputato di cancellare le accuse a suo carico se fosse tornato musulmano, ma Rahman ha rifiutato. Wasi, che ha definito il comportamento del cristiano come un attacco all'Islam, ha chiesto la pena capitale.

Esperti di Afghanistan sottolineano ad AsiaNews che il caso "non è altro che l'applicazione della sharia, la legge islamica, su cui si basa la stessa Costituzione del Paese". Spiegano poi che casi di conversione al cristianesimo sono frequenti tra i profughi afghani in Iran o in Pakistan, ma spesso sono "solo di comodo": molti si convertono "nella speranza di ottenere un visto per gli Stati Uniti o il Canada, dove poi riabbracciano l'Islam".

Cattolici della comunità internazionale nella capitale dichiarano che "l'eventuale condanna a morte non solo preoccupa come violazione a uno dei diritti umani fondamentali, quello della libertà religiosa, ma sarebbe anche un brusco passo indietro, quasi una chiusura, nel cammino del dialogo con l'Islam". "Speriamo – concludono le fonti – che l'Occidente non rimanga a guardare in silenzio di fronte a una profanazione così grande delle fondamentali libertà dell'uomo".

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