28/09/2015, 00.00
NEPAL – INDIA
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Kathmandu contro Delhi: Basta embargo

di Christopher Sharma
New Delhi non approva la nuova Costituzione nepalese e blocca le forniture di carburante. La decisione in seguito alle richieste “non ascoltate” delle minoranze madhese e tharu. Decine di villaggi senza scorte e metà delle automobili del Paese ferme. Ministro delle Forniture vola in India. Studenti portano la questione alle Nazioni Unite.

Kathmandu (AsiaNews) - Come forma di ritorsione per l’approvazione della prima Costituzione del Nepal che non “soddisfa” in pieno le autorità di New Delhi, l’India ha deciso di imporre un embargo non ufficiale contro le merci esportate in Nepal. Il blocco delle forniture di gas, petrolio e benzina sta causando notevoli disagi in tutto il Paese asiatico, con diverse decine di villaggi senza scorte e il blocco della circolazione delle automobili su tutto il territorio. I leader di Kathmandu lamentano una violazione delle leggi di diritto internazionale, che stabiliscono che un Paese senza sbocchi sul mare (come il Nepal) abbia facilità di accesso e transito verso quei Paesi bagnati dalle acque. Sunil Bahadur Thapa, ministro delle Forniture, volerà oggi in India per chiedere “il motivo reale del blocco e una risoluzione immediata”.

Continuano i disagi per la popolazione nepalese all’indomani dell’approvazione della prima carta costituzionale democratica che il Paese abbia mai avuto. Dopo settimane di proteste e violenti scontri all’interno, ora la legge fondamentale crea discussioni e ripercussioni anche all’estero. Il motivo, secondo il giornalista Ameet Dhakal, è che “Kathmandu ha rifiutato di accogliere i suggerimenti indiani, quindi New Delhi sta attuando un embargo non dichiarato”. Secondo i media indiani infatti, le autorità dell’Unione non sono soddisfatte delle norme contenute nella Costituzione nepalese, perché ignorerebbero le richieste delle minoranze madhese e tharu [le uniche, insieme al partito nazionalista indù a non aver approvato il testo in Assemblea costituente, ndr].

Pradip Gyanwali, segretario del Communist Party of Nepal (Unified Marxist–Leninist), afferma: “L’India ha superato i limiti del rispetto di leggi e valori internazionali. Il Nepal è un Paese piccolo e confina su tre lati con l’India e nel quarto con la regione himalayana. Data la debolezza geologica del nostro territorio, l’India non deve imporre sanzioni”. Pushpa Kamal Dahal, presidente dell’Ucpn (M) [Unified Communist Party of Nepal (Maoist), terzo partito del Paese - ndr], continua: “Non possiamo tollerare queste sanzioni da parte di un Paese confinante. Non porteranno niente di buono all’India”.

Funzionari della Nepal Oil Corporation riportano che la Indian Oil Corporation – maggior fornitore di carburante – sta restringendo le esportazioni del gas, di solito erogato ai livelli massimi anche nei giorni di festa. Ma dalla scorsa settimana nessun veicolo che lo trasporta ha il permesso di oltrepassare il confine. Dal canto loro, le autorità di Delhi giustificano l’iniziativa per motivi di sicurezza, data la tensione nella regione meridionale del Terai, teatro di proteste da quando è stata approvata la bozza della Costituzione e tutt’ora in corso, anche in seguito alla promulgazione ufficiale da parte del presidente nepalese.

Deep Kumar Upadhya, ambasciatore nepalese in India, ha dichiarato: “L’approccio dell’India affliggerà le dinamiche della popolazione di entrambi i Paesi. Non è né un fallimento della mia parte né dell’India, ma della leadership politica”. Conversazioni tra le parti, in cerca di una soluzione, avverranno a margine dell’incontro dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a cui quest’anno ha partecipato anche papa Francesco. Nel frattempo, 13 organizzazioni studentesche della All Nepal National Free Student Unions (ANNFSU) si sono riunite ieri nella capitale del Nepal e hanno deciso di portare la questione all’attenzione delle Nazioni Unite. 

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