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    » 21/11/2012, 00.00

    NEPAL

    Kathmandu: cristiani, musulmani, indù e buddisti contro aborto e violenze sui minori

    Kalpit Parajuli

    I leader denunciano le drammatiche condizioni dei bambini e delle donne minori nel Paese. In un giorno oltre 200 casi di aborto registrati dagli ambulatori. Più di 3 milioni le spose bambine censite in questi anni. L'appello è stato lanciato in occasione della Giornata Internazionale dei bambini, celebrata ieri nella Syambhunath stupa di Kathmandu.

    Kathmandu (AsiaNews) - "No all'aborto, allo sfruttamento dei minori e alle spose bambine". È l'appello lanciato da cristiani, musulmani, indù, buddisti e bahai per la Giornata internazionale dei bambini, celebrata ieri nella  Syambhunath stupa, uno dei più importanti santuari buddisti della capitale. Organizzata dall'Alliance for Peace Education and Development Nepal la giornata di preghiera ha riunito i rappresentanti delle più importanti organizzazioni religiose e caritative del Paese.

    Per i leader religiosi le violenze contro i minori e la pratica dell'aborto sono una vera piaga per il Paese. Secondo i dati forniti dagli ambulatori statali la popolazione ricorre sempre di più all'aborto. In un giorno si registrano circa 200 operazioni, che si aggiungono alle centinaia di interventi illegali praticati soprattutto nelle regioni più povere. Allarmanti sono anche le statistiche sui matrimoni fra uomini adulti e ragazza adolescenti. Negli ultimi anni il numero di ragazze costrette dalle famiglie a sposarsi prima dei 15 anni è salito a 3 milioni. Il Nepal Children Network denuncia invece lo sfruttamento di circa 1,8 milioni di bambini, impiegati in fabbriche di mattoni, commercio e prostituzione. Di questi circa il 21% non frenquenta nessuna scuola. L'associazione segnala anche l'aumento delle denounce di violenze sessuale su giovani minori di 18 anni, vittime di circa il 49% dei casi di stupro, abusi e mercato del sesso.

    Nella preghiera comune tenutasi nella Syambhunath stupa, i rappresentanti delle varie fedi presenti in Nepal hanno voluto mostrare la loro vicinanza ai questi "piccoli emarginati dalla società" e alle madri costrette ad abortire. Il loro appello è un segno dell'impegno delle religioni alla costruzione della società, che a causa del maoismo del governo, relega nel privato qualsiasi forma di credo. Nazrul Hussein, ex leader dell'Islamic Feration Nepal, sottolinea che "musulmani, cristiani, indù si sono riuniti per lanciare un messaggio a tutto il mondo contro la violenza sui minori e per ribadire la sacralità della vita".

    Chirendra Satayal, rappresentante della Chiesa cattolica nepalese, afferma che i leader religiosi "pregano per i bambini che vivono nella povertà, senza cibo, costretti a dormire in strada; per le tutte le vittime di violenze; per i diritti dei non nati e per tutte le madri costrette ad abortire dai propri mariti e familiari".

    Durante la cerimonia i rappresentanti religosi hanno condannato la morte per assideramento di cinque bambini avvenuta nei giorni scorsi in Cina. Essi hanno anche pregato per tutti i giovani vittime della guerra e dell'odio interreligioso in Siria e a Gaza.

     

     

     

     

     

     

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