21/01/2019, 10.45
INDIA
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Kerala, suore chiedono la protezione del Chief minister

di Nirmala Carvalho

Le cinque religiose appartengono alla congregazione delle Missionarie di Gesù. Sono le testimoni nel processo per stupro contro mons. Franco Mulakkal, ex vescovo di Jalandhar. Le suore si oppongono all’ordine di trasferimento in altri conventi imposto dalla madre superiora.

Mumbai (AsiaNews) – Cinque suore delle Missionarie di Gesù hanno scritto una lettera a Pinarayi Vijayan, Chief minister del Kerala, chiedendo protezione. Sono le religiose che negli ultimi mesi hanno condotto una strenua campagna contro mons. Franco Mulakkal, vescovo dimissionario di Jalandhar (in Punjab), accusato di aver stuprato diverse volte una loro consorella in un convento del Kerala. Da quando hanno iniziato la protesta lo scorso settembre, le suore non hanno mai abbandonato l’ostello di Kuravilangad, a Kottayam, per rimanere vicino alla suora che ha denunciato il vescovo. Di recente però, la madre superiora ha disposto il loro trasferimento. Le suore si oppongono e scrivono che la loro “vita è in pericolo”.

Ad AsiaNews una fonte anonima sostiene che “non c’è alcuna giustificazione per rifiutare il trasferimento. Dopo che hanno testimoniato davanti al giudice, le suore possono essere richiamate ovunque”. Un’altra fonte aggiunge: “Dato che le Missionarie di Gesù sono una congregazione del rito latino [della Conferenza episcopale indiana, ndr], perché da Roma non è venuto nessuno a riportare l’ordine?”.

Le missionarie “disobbedienti” sono: sr. Alphy Pallasseril, sr. Anupama Kelamangalathuveliyil, sr. Josephine Villoonnickal, sr. Ancitta Urumbil e sr. Nina Rose. L’ordine di trasferimento è a firma di sr. Regina Kadamthottu, superiora generale, che impone loro di tornare nei rispettivi conventi. Secondo la superiora, sr. Alphy deve tornare a Pakartala, in Bihar; sr. Ancitta e sr. Josephine sono trasferite nel convento di Lalmatia, nel Jharkhand; sr. Anupama, la leader del gruppo, deve fare rientro nel Punjab. L’unica suora a non essere colpita dal provvedimento è sr. Nina Rose, che può rimanere nella St. Francis Mission Home di Kuravilangad.

Nella lettera indirizzata al Chief minister, le religiose affermano che il loro trasferimento è “un tentativo di sabotare il processo. Vogliono dividerci. In questo modo non potremo più testimoniare in tribunale”. Le missionarie aggiungono che la vittima, di cui in tutti questi mesi non è mai stato rivelato il nome e si sa solo che ha 44 anni, “vive grazie alla forza e al sostegno che le diamo. La nostra stessa presenza è una grande consolazione per lei, che è distrutta [psicologicamente]”.

Le suore temono che, una volta tornate nei conventi, possa capitare loro la stessa sorte di p. Kuriakose Kattuthara, morto in circostanze misteriose dopo aver testimoniato contro mons. Mulakkal. Nel frattempo il vescovo, che ha offerto le sue dimissioni temporanee per poter meglio seguire il processo che lo vede coinvolto, è tornato nella diocesi di Jalandhar, dopo tre settimane passate in prigione in Kerala.

Nel frattempo lo scorso 18 gennaio il card. George Alencherry, a capo della Chiesa siro-malabarese [in cui rientra anche l’eparchia di Kottayam dove è registrata la denuncia], ha diffuso una lettera pastorale in cui chiede azioni stringenti per i sacerdoti e le suore che “infrangono le leggi canoniche”.

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