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    » 21/01/2010, 00.00

    IRAN

    Khamenei e Ahmadinejad minacciano giornali e l’Onda verde: nessuna tolleranza



    Si attendono nuovi scontri per l’11 febbraio, 31° anniversario della Rivoluzione khomeinista. Previste ingenti manifestazioni dell’opposizione e dei sostenitori del governo. Quindici giornali hanno ricevuto “avvertimenti” perché pubblicano critiche al presidente, definiscono “caotica” la situazione; dicono che non c’è libertà di espressione. Proibiti l’uso di e-mail e sms per organizzare dimostrazioni.
    Teheran (AsiaNews/Agenzie) – Ben 15 giornali hanno ricevuto oggi minacce dal Ministero della Cultura perché dicono bugie sulla situazione “caotica” della nazione e perché offendono il presidente Ahmadinejad, andando ad accrescere il conflitto sociale. È un ulteriore segno della tensione che cresce sempre più nel Paese. Gli occhi di tutti sono puntati sul prossimo 11 febbraio, 31° anniversario della Rivoluzione islamica, che potrebbe trasformarsi in un nuovo bagno di sangue per i manifestanti anti-governativi in Iran. Mentre il web è inondato di messaggi su blog e siti che invitano il popolo a organizzarsi per proteste massicce nelle città.
     
    Ieri Ali Khamenei ha rivolto un appello agli iraniani perché partecipino ai festeggiamenti ufficiali della ricorrenza. Tutti sono chiamati in piazza Azadi per sconfiggere i complotti del “nemico che cerca di creare instabilità”. La Guida Suprema ha aggiunto che tutti i personaggi di primo piano della Repubblica islamica “devono prendere una posizione trasparente”. Vale a dire: con noi o con gli odiati occidentali, da sempre ritenuti dal regime i finanziatori del movimento riformatore che contesta, da giugno scorso, la controversa rielezione presidente Ahmadinejad.
     
    A Khamenei risponde l'ex presidente Khatami che – riporta il sito Parlamnews - difende il diritto dell'opposizione a manifestare pacificamente, e accusa esponenti del governo di “dire menzogne”. Khatami ha parlato in occasione dell'incontro con alcuni oppositori arrestati nelle proteste e poi rilasciati. Mentre la gente chiede un cambio radicale del sistema politico, l'ex presidente riformatore ha affermato che occorre “prevenire un aggravamento della crisi” e che anche se “chi protesta ha delle ragioni, la risposta del sistema deve rispettare la legge e la moralità”.
     
    Proprio l’intervento di Khatami riportato da alcuni giornali locali, ha spinto il Ministero della Cultura (che sovrintende anche alle pubblicazioni) ha emettere delle avvertenze (o minacce) contro di loro. I quotidiani Ettele’aat, Ea’temad, Asrar, Towse’eh, Rouzan, Mardomsalari e Bahar sono accusati di aver riportato le frasi dell’ex presidente, secondo cui “le condizioni della nazione sono “caotiche” e i “sostenitori del governo sono accusati in modo implicito di disturbare l’unità nazionale”.
     
    Altri giornali hanno ricevuto minacce perché affermano che “in Iran la libertà di espressione è negata”. Altri ancora perché pubblicano critiche al presidente della Repubblica islamica dell’Iran, andando contro la legge che proibisce la pubblicazione di “voci, falsità, materiale deviato”.
     
    Su internet, intanto, circolano video in cui si accostano le immagini delle proteste che portarono alla caduta dello scià nel 1979 a quelle che ogni giorno da sei mesi a questa parte si svolgono a Teheran. I video sono accompagnati da slogan come “la vittoria è vicina”, “l'Iran si è risvegliato” e questo irrita il regime.
     
    Dopo le manifestazioni di questa estate, le autorità hanno disposto la chiusura di quasi tutti i giornali dell'opposizione, ma il movimento riformista ha aggirato la censura rivolgendosi a internet, social network e cellulari. Anche in questa occasione il movimento dell'Onda Verde è riuscito a mandare in rete i suoi messaggi contro il governo, il quale ha subito risposto intimando il pugno di ferro contro chi fomenterà disordini l'11 febbraio. Le autorità hanno messo in guardia i sostenitori dell'opposizione contro l'uso di sms ed e-mail per organizzare manifestazioni di protesta. Il capo della polizia generale Ismail Ahmadi Moghaddam ha detto che chi “diffonderà il messaggio dell'opposizione” sarà perseguito e punito. “L'era della tolleranza è finita”, ha aggiunto.
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