03/12/2014, 00.00
INDONESIA - MALAYSIA
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Kuala Lumpur rimpatria 53 migranti indonesiani, vittime del racket di vite umane

di Mathias Hariyadi

La polizia ha arrestato un cittadino malaysiano, si cercano i complici in Indonesia. Le potenziali vittime - in particolare giovani donne - vengono scelte nei villaggi poveri e remoti dell’arcipelago. Attirate con la prospettiva di un lavoro da domestiche nei Paesi del Medio oriente, esse finisco per diventare prostitute. Ieri l’appello di papa Francesco contro il racket.

Jakarta (AsiaNews) - Almeno 53 cittadini indonesiani sono stati rimpatriati dalla capitale della Malaysia, dopo essere stati intercettati dalla polizia locale mentre erano pronti per partire verso Paesi del Medio oriente come "migranti irregolari". È quanto riferisce oggi in un rapporto dettagliato l'ambasciata di Jakarta a Kuala Lumpur, che denuncia un racket di vite umane che coinvolge trafficanti senza scrupoli di Indonesia e Malaysia. Gli inquirenti hanno arrestato un cittadino malaysiano per interrogarlo e scoprire chi sono i complici indonesiani coinvolti. Conosciuto col solo soprannome di IM, egli era già noto alle forze dell'ordine di Kuala Lumpur perché era stato arrestato nel marzo 2013; egli avrebbe mantenuto in stato di semi-schiavitù alcuni lavoratori migranti indonesiani, ma è stato liberato dietro cauzione. 

Secondo la polizia di Jakarta è prassi comune che criminali senza scrupoli frequentino le aree remote dell'arcipelago, alla ricerca di potenziali vittime da trascinare nel traffico di vite umane. Identificati come "brokers", queste persone puntano in particolare sulle giovani donne dei villaggi poveri, che vengono prelevate dietro pagamento di una (modesta) somma di denaro. 

Secondo quanto riferisce l'ambasciatore indonesiano a Kuala Lumpur Herman Prayitno, IM è un "volto noto" in Malaysia, fra le figure di spicco della "mafia" che controlla il racket della moderna schiavitù e del traffico di vite umane. A scoprire la tratta, che colpisce soprattutto le donne, alcuni funzionari indonesiani di stanza nei consolati e nelle ambasciate dei Paesi del Medio oriente, che hanno riscontrato alcune irregolarità nei documenti. 

Già il 9 aprile scorso un gruppo di nove ragazzine di origine indonesiana sono state rimpatriare, dopo essere state scoperte dalla polizia malaysiana mentre stavano per finire nel mercato della prostituzione. Ma a fronte di alcune scoperte, la maggioranza resta invischiata nel traffico ed è costretta a vivere a lungo in condizioni di sfruttamento e schiavitù. Un fenomeno, secondo gli esperti, in continuo aumento. 

Dalle ultime inchieste di polizia emerge inoltre che le donne indonesiane immigrate, in modo irregolare, nei Paesi del Medio oriente con la prospettiva di un lavoro come domestiche, finiscono per diventare prostitute o schiave del sesso. La provincia di Aceh e la reggenza di Sukabumi, nella provincia di West Java, sono alcuni fra i centri in cui si sviluppa il racket delle giovani donne, con centinaia di casi all'anno e un numero in crescita costante; gli esperti sottolineano che "solo il 30% dei casi" di traffico viene alla luce, ma la grande maggioranza resta sommersa. 

Ieri anche papa Francesco, durante un incontro con leader interreligiosi in Vaticano, è intervenuto con estremo rigore sul tema della "moderna schiavitù", definendo lo sfruttamento delle persone "un delitto aberrante". Le parole del Pontefice sono giunte in occasione della firma della Dichiarazione dei leader religiosi contro la schiavitù, tenutasi in concomitanza con la Giornata internazionale per l'abolizione della schiavitù. 

 

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