03/03/2016, 08.41
COREA – ONU
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L’Onu aggrava le sanzioni contro Pyongyang. Che risponde lanciando missili

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vara il pacchetto di sanzioni “più pesante degli ultimi 20 anni”. Colpite le esportazioni, proibite le importazioni, controlli su ogni mezzo di trasporto diretto o in partenza dal regime nordcoreano. Nel mirino anche gli oggetti di lusso, desiderio dell’elite guidata da Kim Jong-un. Sparati in mare diversi missili a corto raggio, i programmi umanitari sembrano destinati a concludersi.

Seoul (AsiaNews) – L’esercito nordcoreano ha sparato diversi missili a corto raggio dalle sue postazioni costiere, in risposta all’approvazione dell’ultimo pacchetto di sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza Onu. I missili, ancora non identificati, sono caduti tutti in mare. Ma la propaganda del regime guidato da Kim Jong-un ha annunciato entro le prossime ore “una risposta molto più seria all’atto illegale dell’Onu”. L’aggravamento della tensione nella penisola coreana sembra condannare del tutto il programma di aiuti umanitari alla popolazione del Nord, che difficilmente ripartirà dopo lo stop imposto da Seoul.

I 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno votato all’unanimità quello che è stato definito “il pacchetto di sanzioni più pesante degli ultimi 20 anni”. La decisione è stata presa dopo l’accordo fra Stati Uniti e Cina (storico alleato della Corea del Nord), in risposta al test nucleare del 6 gennaio e del lancio di missili a lungo raggio del 7 febbraio da parte di Pyongyang. Gli Stati membri del Consiglio hanno anche inviato un monito scritto al governo del Nord, chiedendo di far ripartire “il prima possibile” i dialoghi sul disarmo nucleare o “accettare l’isolamento totale”.

In concreto, le misure intraprese dall’Onu colpiscono quasi tutti i settori sensibili dell’economia nordcoreana. Gli Stati membri hanno l’obbligo di ispezionare ogni cargo proveniente dal Paese o ad esso diretto, sia via aerea che marittima, in cerca di beni “illeciti”. Si appesantisce ancora di più l’embargo sulla compravendita di armi: ogni diplomatico del Nord sorpreso in attività ad esso correlate dovrà essere espulso dal Paese di residenza.

Nel mirino anche il settore minerario, uno dei più redditizi della parte nord della penisola. Bloccata la vendita di ogni minerale “fatti salvi quelli destinati alla sopravvivenza pura”. Fermato il mercato del carbone, da cui Pyongyang ricava un miliardo di dollari americani l’anno (pari a un terzo del totale delle sue esportazioni), e quello dell’acciaio, che vale altri 200 milioni.

Impedita la vendita di carburante aereo e imposto l’atterraggio forzato a ogni aeroplano sospettato di trasportare materiale proibito. Negato l’accesso ai porti per ogni nave nordcoreana che non accetti di essere perquisita a tempo indeterminato. Colpito anche il settore del lusso, mania dell’elite guidata dal giovane Kim: orologi preziosi, attrezzature sportive, liquori di marca diventano beni non ammessi.

Dal punto di vista finanziario, nessuna banca nordcoreana potrà aprire una filiale o richiedere una partnership con qualunque istituto di credito presente negli Stati membri dell’Onu; congelati i beni all’estero di 12 entità di vario tipo e 20 singoli; rinforzati i controlli su Agenzie come quella di spionaggio e ovviamente quella dedicata allo sviluppo del nucleare.

I governi di Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti e Cina hanno commentato in maniera positiva la decisione Onu, e hanno dichiarato che ora il destino della Corea del Nord è “del tutto nelle mani dei suoi governanti, che devono ragionare con saggezza per il bene del loro popolo”. Unica voce non del tutto allineata è quella russa: l’ambasciatore di Mosca all’Onu, Vladimir Churkin, ha detto che la risoluzione “non è ideale al 100%”, ma ha aggiunto che “andava comunque votata”.

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