31/10/2009, 00.00
INDONESIA

L’economia indonesiana lotta per ridurre disoccupazione e povertà

di Rosalia Royani
Una crescita del 7% entro il 2014 l’obiettivo fissato da Yudhoyono per il Paese. Creato un pannello di esperti chiamati a monitorare la situazione e “rimuovere” gli ostacoli allo sviluppo. Gli esperti manifestano dubbi sulle cifre, ma concordano sulle potenzialità della nazione.
Jakarta (AsiaNews) – Raggiungere una crescita economica del 7% annuo; abbassare la soglia della povertà all’8%; ridurre il tasso di disoccupazione al 5%. Sono gli obiettivi del piano quinquennale di sviluppo Pelita, promosso dal presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono, da raggiungere entro il 2014. Un progetto ambizioso che, a detta di molti esperti, sarà difficile da raggiungere. Forse la crescita sarà inferiore, ma tutti concordano che l’indice sarà superiore al tasso mondiale, che si assesta intorno al 3%.
 
Il 29 e il 30 ottobre scorsi, a Jakarta, si è tenuto per due giorni un Summit dal tema “Per un’Indonesia prospera, giudiziosa e democratica”, organizzata dalla Camera del commercio e dell’industria, cui hanno partecipato più di 1000 persone. Essa ha riunito esperti di finanza, uomini d’affari, funzionari di governo e ufficiali di primo piano del Paese. Durante la cerimonia di apertura, Yudhoyono ha sottolineato che “va rimosso con decisione ogni ostacolo, per promuovere una massiccia crescita economica”.
 
Economia, finanza, disoccupazione, corruzione sono temi al centro della politica del Capo di Stato indonesiano. Ispirandosi alle campagne lanciate in passato dal generale Suharto nei 32 anni al potere, egli intende promuovere un piano di sviluppo per “raggiungere una crescita economica del 7% e ridurre disoccupazione e tasso di povertà rispettivamente al 5 e all’8%” entro il 2014.
 
Per centrare l’obiettivo ha previsto la creazione di un pannello di esperti – a stretto contatto con il governo – chiamati a “monitorare” 24 ore su 24 la situazione del Paese e “rimuovere” eventuali ostacoli. Yudhoyono ha affidato la guida del gruppo di lavoro a Kuntoro Mangkusubroto, ex Ministro dell’energia e Capo della protezione civile di Aceh. Egli dovrà “eliminare le strozzature” che ostacolano lo sviluppo, fra cui le storture burocratiche e i regolamenti in materia di ambiente. Anche le personalità inserite  nella squadra di governo vogliono lavorare sull'economia. Alle finanze vi è la “lady di ferro” Sri Mulyani, artefice della crescita, aliena da compromessi con i “cattivi ragazzi” del Paese e dalle idee chiare in materia di tassazione. Il dicastero del Commercio è affidato a Marie Elka Pangestu e l’Economia ad Hatta Radjasa – ex titolare dei Trasporti – l’unico che ha ricevuto critiche perché definito “incompetente” e la nomina è frutto di “uno scambio politico”. In passato, egli ha dovuto dimettersi dall’incarico a causa dell’aumento degli incidenti ferroviari, aerei e stradali, che hanno causato centinaia di vittime.
 
Tuttavia, il gruppo gode della fiducia della maggioranza dei cittadini. Esso ha guidato il Paese verso una forte crescita e un progressivo sviluppo nel panorama internazionale, tanto che oggi l’Indonesia è la terza economia asiatica dopo Cina e India. E la scelta di affidare la vice-presidenza a Boediono, ex governatore della Banca centrale indonesiana, è un ulteriore segnale del cammino intrapreso da Yudhoyono per la nazione.
 
Gli obiettivi di crescita fissati dall’esecutivo vengono però ridimensionati da diversi esperti di economia che concordano nel fissare uno sviluppo superiore al 3% previsto  per l’economia mondiale. “Non vi saranno grandi passi in avanti nei prossimi anni” dice ad AsiaNews l'economista Hartono. Per l' analista economico originario del Borneo occidentale, il tasso di crescita si attesterà sull’attuale “4 o 5%, che resta comunque un buon valore”. Muclis Supendi, ex manager di banca, conferma la “fiducia” degli operatori negli obiettivi fissati dal governo e plaude alla scelta di Sri Mulyani alle finanze e Elka Pangestu al Commercio. A. Sentot Suciarto, docente all’Università cattolica di Soegijapranata, nello Java Centrale, precisa che la crescita economica è figlia della “politica anticorruzione” e dei “sussidi” lanciati da Yudhoyono, anche se la percentuale annua “non supererà il 4/5%”.
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