17/07/2008, 00.00
CINA
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L’inflazione cinese resta elevata, cala la crescita economica

Inflazione del 7,1% a giugno, ma i prezzi per la produzione crescono dell’8,8%, record da oltre 10 anni. La Cina nel dilemma di dover contenere l’inflazione senza colpire troppo la produzione. Intanto si profila la peggior crisi energetica da anni.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Rallenta l’inflazione ma anche la crescita economica, in una Cina che affronta la peggior crisi energetica da quella famosa del 2004.

L’inflazione a giugno è stata del 7,1%, meno del 7,7% di maggio. Ma resta alta, nonostante il governo tenga fermi i prezzi di alimenti, carburante e altri prodotti essenziali. Inoltre i prezzi per i produttori sono cresciuti dell’8,8% a seguito degli aumenti di materie prime ed energia, record da oltre 10 anni, e si teme che questi maggiori costi saranno poi traslati sui consumatori. Cosa che potrebbe colpire anche la crescita economica, che nel secondo trimestre 2008 è stata del 10,1%, inferiore al 10,6% del primo trimestre e minimo dal 2005, soprattutto in conseguenza del rallentamento delle esportazioni per la minor domanda di Stati Uniti e altri Paesi occidentali.

Contraccolpi anche sullo yuan, ieri in leggera flessione sul dollaro. Pechino ha bisogno di apprezzarlo ancora per frenare l’inflazione, ma un’eccessiva crescita potrebbe colpire ancora l’esportazione e anche la produzione interna: Danny Lau, presidente della Associazione delle piccole e medie imprese di Hong Kong, prevede che le ditte di Hong Kong potrebbero chiudere o spostare altrove 20mila delle 70mila fabbriche che hanno nel Guangdong. La produzione di merci per l’esportazione dà lavoro ad almeno 45 milioni di cinesi.

Li Xiaochao, portavoce dell’Ufficio statistico nazionale, osserva che comunque i prezzi “ sono ancora a un livello troppo alto”: “se i prezzi resteranno alti a lungo…, sarà colpito il benessere della popolazione, soprattutto quella con basso reddito”. La maggioranza della popolazione spende per mangiare oltre la metà del reddito e il governo teme che eccessivi aumenti inneschino proteste di piazza, che vuole evitare durante le Olimpiadi. Oltre ad alimenti ed energia aumenta il costo delle abitazioni, cresciuto a giugno dell’8,2% nelle 70 maggiori città.

Ma lo stretto controllo sui prezzi colpisce anche la produzione: il prezzo imposto sull’energia elettrica ha costretto decine di piccoli impianti a chiudere per non lavorare in perdita a causa dell’aumento del costo del carbone, raddoppiato in pochi mesi, che alimenta circa l’80% delle centrali energetiche cinesi. Nel 2007 circa il 38% del carbone proveniva da piccole miniere, molte poi chiuse per ragioni di sicurezza. Ora Pechino vuole riaprire quelle abbastanza sicura, ma le autorità locali sono riluttanti per timore di incidenti che danneggerebbero la loro carriera. La Cina affronta la peggiore carenza energetica da 4 anni e circa metà delle province già razionano l’elettricità, anche se l’estate non è al culmine. A giugno le tariffe elettriche sono state aumentate di circa il 5%, ma esperti stimano che il prezzo è ancora almeno il 30% inferiore a quanto dovrebbe essere per l’aumento del carbone. (PB)

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