28/01/2008, 00.00
ITALIA
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L’università della Santa Croce intitola un’aula a padre van Straaten

Il “simbolico riconoscimento” per le centinaia di borse di studio assegnate annualmente dal fondatore di “Aiuto alla Chiesa che soffre”. La cerimonia il prossimo 31 gennaio a Roma, nel quinto anniversario della morte.
Roma (AsiaNews) – Un’aula della Pontificia università della Santa Croce sarà intitolata a padre Werenfried van Straaten, fondatore di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS). Nel V anniversario della morte di padre van Straaten una messa di suffragio verrà celebrata lunedì 31 gennaio 2008 alle 17.00 nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma. Al termine della celebrazione, nella vicina Università ci sarà la cerimonia per dedicargli l’aula, presenti il Magnifico rettore, monsignor Mariano Fazio, il presidente della Sezione Italiana di ACS, monsignor Sante Babolin e il presidente internazionale di ACS, il dottor Hans-Peter Rthlin.
 
L’intitolazione dell’Aula vuole essere un simbolico riconoscimento e un ringraziamento ad “Aiuto alla Chiesa che Soffre” da parte del mondo universitario cattolico, per le oltre 300 borse di studio assegnate annualmente a religiosi, religiose e laici che, provenienti dalle diocesi di tutto il mondo, studiano nelle Università pontificie romane per completare la formazione che è da sempre una priorità di ACS nel sostegno dell’opera pastorale della Chiesa. Nel 2007 sono stati destinati a questo scopo oltre 5 milioni di euro.
 
Tra le migliaia di sacerdoti che ACS ha sostenuto negli studi, può essere significativamente ricordato padre Ragheed Aziz Ganni (nella foto insieme con padre van Straaten), giovane prete iracheno ucciso nel giugno scorso al termine della celebrazione della Santa Messa, davanti alla chiesa del Santo Spirito a Mosul, in Iraq. Recentemente, dopo il suo ritorno in patria, il sacerdote aveva scritto all’Opera per raccontarle la difficile realtà dei cristiani nel suo Paese:  “l’Eucaristia – aveva scritto padre Ragheed – ci restituisce la vita che i terroristi vogliono toglierci. Senza la Messa domenicale, senza l’Eucaristia, noi cristiani iracheni non potremmo sopravvivere”.
 
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