29/08/2012, 00.00
A.SAUDITA - USA
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L'Arabia saudita è il miglior cliente nell'acquisto di armi

Grazie alle armi acquistate da Riyadh, nel 2011 gli Stati Uniti hanno triplicato le vendite. Il Medio oriente si conferma la migliore piazza per il mercato delle armi. L'Arabia saudita ha acquistato 84 aerei da combattimento e decine di elicotteri militari. Gli Emirati hanno acquistato scudi missilistici ed elicotteri. I timori per un attacco dall'Iran e il sostegno alla rivolta in Siria.

Washington (AsiaNews/Agenzie) - L'Arabia saudita, desiderosa di sostenere la ribellione in Siria e preoccupata della potenza iraniana, è il miglior cliente nell'acquisto di armi dagli Stati Uniti.

Secondo un rapporto pubblicato dal Congressional Research Service (CRS), un organismo neutrale degli Stati Uniti, nel 2011 Riyadh ha acquistato armi dagli Usa per 33,4 miliardi di dollari. Grazie a questo "contributo", la vendita di armi da parte degli Usa è triplicata, arrivando a 66,3 miliardi di dollari. Se si tiene conto - sempre secondo il CRS - che quelle degli Usa coprono il 78% delle vendite di armi nel mondo, si può concludere che il regno saudita è il Paese che sta salvando il mercato delle armi dalla crisi.

Infatti, molti altri Paesi - ad esempio Germania, Italia, Gran Bretagna,...- nel 2011 hanno registrato una riduzione delle vendite.

Il rapporto spiega che molte nazioni, segnate dalla crisi economica, preferiscono ormai aggiornare l'arsenale in loro possesso, piuttosto che comprare nuovi armamenti.

Il rapporto, che viene presentato al Congresso americano, è ad opera di Richard Grimmett e Paul Kerr. In esso si fa notare che sebbene vi siano aree "fruttuose" come Taiwan e India, il Medio oriente è la piazza migliore per la vendita delle armi.

Per gli Usa, ai 33,4 miliardi di dollari all'Arabia saudita (84 aerei da combattimento e decine di elicotteri), vanno aggiunte le vendite agli Emirati arabi: 3,4 miliardi di dollari in scudi missilistici avanzati e 940 milioni in elicotteri.

Arabia saudita ed Emirati sono impegnati a sostenere la rivolta contro Bashar al Assad pagando gli stipendi dei ribelli, ma anche fornendo armi. La maggior parte di questi armamenti è però soprattutto un tentativo di difesa da possibili attacchi iraniani.

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