15/07/2009, 00.00
ARABIA SAUDITA -USA- EMIRATI
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Gli Stati Uniti cercano di tranquillizzare i Paesi Arabi

Il Segretario di Stato Usa al Tesoro in Arabia Saudita e negli Emirati per convincerli a dare ulteriore fiducia all’economia statunitense e al dollaro. Egli mostra un ottimismo perfino superiore ai dati oggettivi.

Dubai (AsiaNews/Agenzie) – “L’impatto della recessione globale diminuisce”, “il commercio mondiale inizia a espandersi di nuovo”. Timothy Geithner, segretario Usa al Tesoro, mostra ottimismo durante il suo primo viaggio in Medio Oriente, dove ha il non facile compito di riconquistare la fiducia dei leader verso l’economia degli Stati Uniti.

Egli deve però ammettere che i segni di miglioramento sono ancora modesti e che “ci vorrà molto più tempo” per un effettivo recupero, anche considerata la gravità della crisi.

Ieri Geithner in Arabia Saudita ha incontrato re Abdullah e i suoi principali consiglieri, ai quali ha spiegato la strategia Usa per uscire dalla crisi. Secondo il segretario al Tesoro, tra le cause della crisi c’è anzitutto “una insostenibile pressione fiscale, prima della crisi”. Oggi è negli Emirati Arabi Uniti.

Gli Stati del Golfo Arabo, ricchi di petrolio, sono i maggiori finanziatori della ditte statunitensi e i più grandi sottoscrittori dei buoni del tesoro Usa dopo la Cina. Washington vuole rassicura questi Paesi circa la solidità della sua economia e del dollaro, per evitare che destinino i loro fondi ad investimenti più lucrosi. Quest’anno tutti questi Paesi hanno visto i loro guadagni molto erosi dalla diminuzione del prezzo del petrolio e dal deprezzamento del dollaro Usa. Arabia Saudita, Emirati Arabi, Oman, Bahrain e Qatar hanno legato il valore della loro moneta a quello del dollaro. Geithner due giorni fa a Londra ha ribadito l’impegno del governo Usa a tenere invariato il valore del dollaro.

Nasser Saidi,economista del Dubai International Financial Center, osserva che i Paesi del Golfo “hanno una grande parte nella stabilità finanziaria degli Usa. Essi ne sono fra i più grandi creditori”.

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