29/08/2005, 00.00
CINA
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L'Unione europea costretta a importare più prodotti tessili dalla Cina

Secondo il Commissario Mandelson è l'unica via per superare l'attuale crisi. Merci cinesi stipate nei magazzini alle frontiere e scaffali dei negozi europei vuoti. A rischio le vendite per Natale.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Proseguono oggi a Pechino gli incontri tra le commissioni di Cina ed Ue per risolvere la crisi commerciale generatasi in giugno con il restringimento delle quote di prodotti tessili esportabili. La crisi ha infatti causato la mancanza di prodotti tessili (maglioni, reggiseni, pantaloni, ecc.) nei negozi al dettaglio, tanto che i negozianti temono di non riuscire a rifornirsi in prossimità delle vendite natalizie.

Ieri a Londra Peter Mandelson, Commissario al Commercio dell'Unione Europea, ha annunciato che vuole proporre ai governi degli Stati europei di consentire una maggiore importazione dei prodotti tessili cinesi rispetto alle quote stabilite. Secondo il Commissario, questo consentirebbe di superare entro la metà di settembre la crisi. Intanto a Pechino fonti ufficiali parlano di un clima "franco", ma i giorni scorsi non hanno portato soluzioni.

A giugno Ue e Cina hanno concordato un limite alle importazioni di alcuni prodotti tessili, per il timore che la loro invasione sommergesse la produzione degli Stati membri (secondo stime Ue, il tessile europeo ha perso nel 2004 oltre 165 mila posti di lavoro e  un altro milione di posti sono a rischio). Ma ora i dettaglianti europei lamentano che questo limite causa la mancanza di prodotti da vendere. Mandelson biasima i governi europei che, dopo l'accordo di giugno, per settimane hanno consentito la libera importazione di merci, così da esaurire in breve la quota annuale consentita. Osserva, inoltre, che le autorità cinesi sono state "troppo lente nell'introduzione di un loro sistema di controllo sulle esportazioni".

Come risultato, le merci cinesi (in gran parte già pagate dai grossisti europei) si sono ammucchiate nei magazzini doganali dei porti europei, mentre i dettaglianti avvertono che in autunno e inverno avranno gli scaffali vuoti. Secondo stime della Commissione Ue vi sono sono oltre 80 milioni di articoli, tra cui circa 59 milioni di maglioni e 17 milioni di pantaloni bloccati nei porti. L'imposizione delle quote inizia anche a colpire anche la produzione cinese: molte manifatture all'inizio hanno diretto la produzione su vestiti che non avevano raggiunto la quota, come pantaloni e bluse, ma anche questi settori sono ormai saturi. Nella prima metà del 2005 la Cina ha venduto in Europa prodotti tessili per circa 8 miliardi di dollari Usa, quasi lo stesso ammontare dell'intero 2004.

"Nell'esecuzione dell'accordo –osserva Mandelson- c'è stata una disfunzione", ma non per colpa di importatori e venditori al dettaglio che non devono essere ora "penalizzati in modo ingiusto".

Il Commissario ritiene che l'imposizione di quote verso i prodotti cinesi significa proteggere non solo la produzione interna ma anche le importazioni tessili di altri Stati non europei –come Bangladesh, Pakistan, India - e insiste che simili misure deve essere temporanea, per consentire "a ognuno di adeguarsi alla realtà del nuovo mercato, alla crescita della Cina" e per assicurare che i Paesi dell'Ue procedano "a una riforma economica e degli investimenti e ad adattarsi per quanto possibile a questa sfida". "La via del protezionismo –aggiunge- è solo una strada senza sbocco". (PB)

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