06/06/2007, 00.00
CINA
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La Banca centrale interverrà per fermare l’aumento dei prezzi degli alimenti

I recenti aumenti di maiale e uova sono seguiti “con attenzione”, perché si teme scatenino una corsa al rialzo. Previsti prossimi interventi quali l’aumento del costo del denaro. Ma si temono effetti collaterali, quali un caduta del mercato azionario e l’aumento dei salari.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Banca centrale vuole contenere nel 3% l’inflazione per il 2007. Ma nei primi mesi c’è stato un forte aumento per i generi alimentari di largo consumo e analisti ritengono non corretti i dati ufficiali, che parlano di una crescita dei prezzi al consumo del 3,3% a marzo e del 3% ad aprile, anche perché gli alimenti incidono per circa un terzo sul canestro dei beni. Secondo il ministero per il Commercio, nelle 36 maggiori città dal maggio 2006 il prezzo della carne di maiale è cresciuto del 43% (il 10,5% nell’ultimo mese), quello delle uova del 31,6% (+5,6% solo a maggio), l’olio per cucina di oltre il 40% (ma quello di soia, molto usato, oltre il 60%), il riso e il grano di oltre il 6%. Secondo Liang Hong, dirigente della Goldman Sachs Asia, l’aumento del maiale ha spinto su gli altri prodotti alimentari. e spingerà l’inflazione oltre il 4% per i prossimi mesi. Ma nelle grandi città come Pechino, Shanghai, Shenzhen il prezzo del maiale – alimento fondamentale nella cucina cinese - risulta triplicato in poco più di un mese. Il ministero dell’Agricoltura dice che in un anno il prezzo di un maiale vivo è cresciuto del 71,3%.

Zhou Xiaochuan, governatore della banca centrale, ieri durante un forum bancario a Pechino ha ricordato che “i prezzi dei generi alimentari pesano molto sull’indice dei prezzi al consumo” e che la banca “adotterà una politica monetaria per mantenere la stabilità” del valore dello yuan e contenere l’inflazione. Ma si teme che interventi troppo energici contro l’inflazione possano deprimere il mercato azionario, da giorni in perdita. Zhou non ha escluso che ci sarà il previsto aumento dei tassi di interesse sul costo del denaro, ma ha aggiunto che la Banca “utilizza vari strumenti” per diminuire il denaro circolante e, quindi, contenere l’inflazione (di recente ha aumentato le riserve monetarie obbligatorie per gli istituti di credito).

 Zhou teme che l’aumento dei tassi di interesse avrebbe un effetto negativo sul “volatile” mercato azionario (l’indice della borsa di Shanghai è caduto dell’8,3% il 4 giugno e ha perso oltre il 20% dal 29 maggio). Nel 2007 la banca centrale ha aumentato due volte il costo del denaro (l’ultima il 19 maggio) e 5 volte ha chiesto alle banche di aumentare le riserve monetarie.

Comunque, ha precisato che ogni decisione sarà presa dopo che il 12 giugno l’Ufficio nazionale di statistica renderà noti i dati sull’inflazione a maggio.

Nella Cina del boom economico il governo ha sempre cercato di contenere l’inflazione, con una politica di controllo serrato dei prezzi di prodotti agricoli e di stabilità dei salari. Ma l’abbandono delle campagne e l’aumento dell’inquinamento causano una riduzione della produzione agricola, acuita dalle frequenti epidemie degli animali, specie maiali.

L’inflazione farebbe aumentare il costo di materie prime e salari, con perdita di competitività per gli investimenti esteri, attratti soprattutto dalla disponibilità di manodopera a basso costo. Inoltre ci sarebbe il rischio di un’ondata di rivolte sociali delle centinaia di milioni di persone che vivono al margine dei benefici portati dalla crescita economica. Di recente il premier Wen Jiabao ha ammonito che l’aumento dei prezzi alimentari può mettere in pericolo la stabilità sociale. (PB)

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