11/11/2015, 00.00
COREA DEL SUD – ITALIA
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La Chiesa di Corea “rischia di essere un salone per soli ricchi. Torniamo ai martiri”

di Lazzaro You Heung-sik
La fede nel Paese asiatico è salda grazie al sangue versato dai primi testimoni di Cristo. Ma le strutture rischiano di soffocare la profezia, e l’impegno per gli ultimi. L’esempio dei martiri può risvegliare i cattolici e trasformarli in agenti di evangelizzazione per l’Asia intera. L’intervento del vescovo di Daejeon al convegno su “Ricordo e speranza”.

Roma (AsiaNews) – La Chiesa cattolica di Corea “rischia di diventare un salone per soli ricchi”, ma in questo modo “si perde il ruolo profetico e l’impegno per gli ultimi” che dovrebbero caratterizzare i seguaci di Gesù. Sono alcuni dei passaggi dell’intervento di mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon e presidente della Commissione episcopale Giustizia e pace, al convegno su “Ricordo e speranza. Un punto di vista sul martirio”. L’incontro si svolge a Roma, organizzato dall’Ambasciata coreana presso la Santa Sede e dall’università Gregoriana. Di seguito il testo completo.

Oggi siamo radunati per un seminario sulla storia della Chiesa in Corea; questa storia rappresenta quasi certamente un caso unico al mondo. Vogliamo oggi riflettere sulla provvidenza divina e il mistero della grazia che si sono manifestati nella storia della Chiesa in Corea che è stata iniziata senza l’aiuto immediato da parte di missionari, ma attraverso un gruppo di studiosi, assetati della verità religiosa che hanno cercato di conoscere e vivere il cristianesimo di propria iniziativa. Questa riflessione non vorrebbe essere un semplice ricordo. Vorremmo prospettare il futuro, osservando il presente della Chiesa in Corea alla luce di questa grazia speciale e inoltre, per questa riflessione, condividere con la Chiesa universale la grazia ricevuta dalla Chiesa in Corea. Preghiamo che ci accompagni lo Spirito Santo in questo itinerario di memoria, riflessione, conversione e speranza.

Ricordo (Memoria)

La Chiesa Cristiana è nata dal seme del martirio. La sua storia che dura da due mila anni è piena di innumerevoli testimonianze di martiri e confessori. In questo senso, in modo particolare, la storia della Chiesa in Corea è molto simile a quella della Chiesa nei primi tempi che si radicava nella cultura greco-romana. Questa storia si può considerare come un evento “sacramentale” in cui il mistero di Dio si manifesta nel processo di ricevere e interpretare la fede cristiana e di metterla in pratica, testimoniandola con la vita e la morte. Il mistero si può vedere in tre aspetti.

1. Il martirio è la più evidente testimonianza che mostra come la fede che affida tutto a Dio, rende possibili la trasformazione e il coraggio. La vita dei martiri coreani ha fatto tremare e commuovere i missionari arrivati ormai dopo che la fede era diffusa. Ciò che li ha impressionati è stata la vita coraggiosa dei cristiani che condividevano i beni e liberavano gli schiavi per testimoniare la fede in mezzo ad una società rigorosamente aristocratica la quale arrivava a togliere lo stato di nobile a chi faceva una cosa del genere.

Questa scelta che i martiri hanno fatto non è stata motivata tanto da qualche ideologia sociale riformatrice né dalla speranza nel regno di Dio imminente, ma è nata facendo l’esperienza che la loro vita era stata trasformata dall’amore di Dio che è all’origine di tutte le cose. Sappiamo, quindi, che tale scelta coraggiosa veniva dalla fede che Dio ci ha donato. Questo illumina su come dovrebbero essere diversi gli sforzi di trasformazione della società da parte dei vari movimenti sociali di oggi rispetto a quello dei cristiani. Cristo dà la sua mano in aiuto ai nostri fratelli e sorelle nel mondo attraverso la nostra vita di cristiani che pregano e mettono in pratica la fede autentica. E' il nostro compito quello di amare e servire i prossimi e contestare l'ingiustizia come Gesù ha fatto.

2. Il martirio ha fatto vedere la forza della fede che purifica l’eredità della cultura tradizionale, la sublima e la porta a compimento. Il vangelo ci come aperto gli occhi che così sono diventati capaci di vedere il mondo e l’umanità nell’ottica della creazione, della salvezza e del suo compimento. Nel caso della Chiesa in Corea, la fede cristiana, unendosi con il pensiero radicato nella cultura tradizionale, ha arricchito l'atteggiamento sociale dei fedeli. Nello stesso tempo i valori di fedeltà (Chung) e rispetto filiale (Hyo) hanno fornito il fondamento della fedeltà e del rispetto filiale a Dio.

Inoltre questi martiri, senza fermarsi a questo punto, sono andati avanti fino ad arrivare alla comprensione cristiana della creazione e del Dio-Salvatore a partire dalla filosofia orientale cui mancava il concetto di creatore. In questo processo, Chung e Hyo vengono compresi come un metodo d’essere fedeli e rispettosi come figli verso Dio Trinità. I martiri hanno inoltre contestato il maschilismo e la gerarchia sociale imposti dal neo-confucianesimo; la creazione biblica, l’amore, il perdono e la fraternità nella vita, propri dell'insegnamento di Gesù Cristo, e la realizzazione escatologica del regno di Dio sono così trasformati in uguaglianza e filantropia universale. Soprattutto questo ci fa vedere chiaramente che la venuta del cristianesimo in Corea non è il risultato di un sincretismo ma che la verità cristiana ha sublimato e completato la tradizione culturale, illuminando non soltanto il problema del pluralismo e relativismo religioso ma anche il metodo della missione e dell'opera di inculturazione.

3. Il martirio mostra il mistero dell’esistenza di Dio. La storia particolare della Chiesa in Corea fa vedere come Dio raggiunge l’umanità direttamente anche senza l’aiuto dei missionari. La verità rivestita della cultura occidentale dove il cristianesimo è nato, viene manifestata con la fede che rende possibile il martirio in una cultura e ambiente religioso totalmente diversi, oltrepassandone la distanza culturale. Questo dimostra che la grazia oltrepassa ogni processo filosofico e scientifico umano. Il mistero di Dio arriva per primo e si dona al cuore dell’uomo, aprendolo. Questo punto ci indica il metodo corretto con il quale i teologi contemporanei dovrebbero dialogare con la scienza e filosofia: la teologia partendo dalla Rivelazione dialoga e accoglie il bene che la scienza e la ragione propongono.

Come abbiamo visto finora, il martirio nella storia della Chiesa in Corea manifesta il suo mistero “sacramentale” quando il martirio stesso viene inteso come dimensione della intera vita dei cristiani, in quanto esso è il segno di Cristo, la verità suprema in cui verbo e atto coincidono e il corpo della speranza che è la Chiesa intesa come la comunità escatologica. Tale è la morte dei martiri, così come la comprensione della vita e dell’insegnamento di Cristo manifesta pienamente il significato autentico della sua morte e risurrezione.

La comprensione del loro martirio non può essere piena se non si considera la testimonianza di vita e parola che loro hanno mostrato fino alla morte. Inoltre quando la pastorale della Chiesa si basa su una comprensione insufficiente del martirio, la sua radice si seccherà subito. In questo senso il ricordo della vita dei martiri coreani, i più vivaci di tutta la storia della Chiesa universale, può essere grande dono e grazia di Dio per tutto il mondo.

Riflessione

Come dice Papa Francesco, la persecuzione che minaccia la libertà della fede cristiana nel 21mo secolo è più forte di quella dell’epoca del cristianesimo antico. L’insegnamento di Papa Benedetto XVI ha definito l’offesa contro Dio e la dignità dell’uomo una persecuzione: allo stesso modo ogni movimento contro la verità, parola e opera dello Spirito Santo è persecuzione. Quindi ogni attività che si prefigge di mostrare rispettosamente l’esistenza e le opere di Dio è un martirio. Questo martirio non consiste nella morte ma nella vita e negli atti che mettono in pratica l’insegnamento e l’amore di Cristo.

Ora, guardiamo alla Chiesa di oggi in Corea nell’ottica dei martiri coreani. Non possiamo non provare sentimenti di vergogna e di scrupolo. Riflettiamo se ancora si possono trovare il sacrificio e la solidarietà con i poveri fino a donare loro i propri beni, e la testimonianza che trasforma l’ingiustizia sociale e culturale in bene. Come giustamente ha detto Papa Francesco, la Chiesa in Corea si è fermata, accontentandosi di essere una chiesa ricca, che cerca l’auto-espansione, il riconoscimento e il potere.

Inoltre, riflettiamo sui peccati della chiesa nei riguardi della società coreana. Non c’è posto per i valori morali all’interno di una politica che cerca la crescita economica a tutti i costi. Consumismo, rivalità cieca, materialismo sono diventati le norme della nostra vita. Di conseguenza, stanno succedendo fatti come la tragedia del traghetto Sewol, il crollo delle famiglie, gli aborti diffusi: questi sono diventati i simboli della società coreana. Probabilmente tutto questo non sarebbe successo se fosse stata messa in pratica la testimonianza della fede cristiana come nei primi tempi. Rifletto da responsabile della Chiesa come questi risultati vengono causati dalla mancanza della testimonianza della luce della verità che denuncia le tenebre, dalla mancanza dell’azione dello Spirito Santo e della forza della parola che evangelizza cultura e società.

Ma penso che una parte delle cause di questi fatti dipenda da un malinteso sul martirio. Se del martirio sottolineiamo la morte per salvaguardare la fede, la chiesa non potrà far germogliare pienamente il seme del martirio stesso. Se esso viene utilizzato come un mezzo per giustificare il sacrificio dei fedeli, le attività pastorali della chiesa perderanno presto la loro vitalità.

Da un lato, penso, nella storia della Chiesa, la connessione stretta fra morte e martirio viene fatta a causa dalla procedura della canonizzazione concentrata sulla professione finale della fede prima della morte del martire. Di conseguenza, la morte di martire è diventata come un «fossile» nel museo, come un ricordo della scena eroica in cui esso accetta la propria morte con un coraggio soprannaturale. Il martirio non dà oggi è una risposta concreta alla questione «perché?» e «come?» nella vita quotidiana di molti.

Guardando addirittura solo al martirio in questa ottica, siamo caduti nell’errore di trascurare il valore della vita che è donata pienamente nelle testimonianze, come nel caso di Tommaso Choi Yang-up.

Conversione

Bisogna ritornare. Ritornare al luogo del martirio, che è il luogo della vita. Di nuovo, la verità che splendeva nelle tenebre in principio va manifestata pienamente nelle tenebre di oggi. I Signa temporis vanno letti con gli occhi del Vangelo e la forza della parola va attivata per sublimare e portare a compimento la nostra cultura. Tutto questo sarà possibile quando ci affideremo all’opera dello Spirito Santo che ci guida a seguire le orme di Cristo, quando, in altri termini vivremo decisamente, qui e oggi, il martirio come i santi martiri coreani.

Nel martirio inteso come il modus vivendi per la testimonianza della fedeltà fino alla fine, la morte diventa il punto terminale che completa il valore di vita. La chiesa, i cristiani e la società coreana devono tornare al luogo iniziale perché le loro testimonianze nella forza della verità e dell’amore portino molti frutti anche oggi. È l’ora di svuotarci, affinché il mistero del martirio si manifesti attraverso di noi.

Dobbiamo prendere la mano di Dio che ci incoraggia al martirio contro il successo ad ogni costo. Incontriamo ancora il momento del martirio nelle sfide quotidiane. Dobbiamo scegliere il regno di Dio e la Sua giustizia, rifiutando la tentazione di liquidare la richiesta radicale del vangelo e di seguire la corrente del tempo. Dobbiamo mostrare la forza della fede con la vita della comunione e del servizio in contrasto all’avarizia, alla rivalità e all’omicidio, come i martiri hanno testimoniato la purezza delle loro testimonianze, vivendo la fede che scaturisce dalla carità.

Mi domando se la Chiesa non sia diventata un comodo salone per ricchi, perdendo il suo ruolo della profezia. La Chiesa fa il suo mea culpa, battendosi il cuore. Dunque, vorrei correggere la base della teologia del martirio, mettendo in rilievo la vita al posto della morte e metterne in comune il frutto con la chiesa universale. Cercheremo di far risplendere la luce del martirio pratico, condividendo lo spirito del martirio con i fedeli.

Verso la speranza

Non è ancora troppo tardi. La visita del Papa in Corea ha suscitato un fenomeno chiamato “effetto Francesco”. La chiesa man mano sta girando il timone della portaerei per diventare un’isola sicura in mezzo alla globalizzazione dell’indifferenza. Torneremo a Dio che ci perdona e risana.

L’anno prossimo che sarà l’Anno Giubileo della Misericordia è anche il 150esimo anniversario della persecuzione di Byong-in, dove i più fedeli sono stati martirizzati. Faremo spazio allo Spirito Santo in modo che guidi tutta l’attività della nostra vita, coltivando le esperienze della Misericordia di Dio nelle comunità. Il cuore che cerca la verità, la fedeltà alla fede e la vita che testimonia nella carità e nella solidarietà: dimostreremo con la nostra vita trasformata che proprio essa costituisce il martirio di oggi.

Quando la conversione della Chiesa in Corea ritornerà al luogo del martirio vissuto nella comunione, servizio e temperanza, la scelta primaria dei poveri verrà realizzata nella solidarietà con tutte le creature del nostro pianeta. In particolare, rifletteremo agli occhi della verità cristiana sul crollo morale e gli inquinamenti ambientali causati dalla crescita esponenziale dell’economia in Asia e testimonieremo con la vita del martirio per arrivare a scelte giuste.

Cercheremo di fare tutto perché il popolo coreano arrivi alla riconciliazione superando la separazione e il conflitto e alla fine all’unità piena. Ci prepareremo al ricupero dell’unità nazionale non per calcolo politico ma per amore dell’uomo e la fraternità. Prenderemo un ruolo centrale nella missione in Asia e faremo il punto di svolta nell’evangelizzazione universale. Porteremo avanti serie riflessioni sull’inculturazione nella società coreana che è ormai entrata nell’epoca multi-culturale.

Custodiremo il rispetto dei diritti umani e la giustizia sociale, scegliendo decisamente la coscienza e la legalità nella società contro ogni tentazione. Allo stesso tempo, salvaguardando la vita e la famiglia, aiuteremo i giovani a crescere e vivere con una visione sana e con coraggio nel seno della chiesa. Dialogando con la scienza e ascoltando la voce del popolo contro il male sociale, nutriremo i fedeli della teologia e della fede, perché possano vivere da testimoni del vangelo e metterlo in pratica. Come la Chiesa dei primi tempi, intensificheremo il rapporto comunitario nella società, risanandola solitudine di oggi con la fraternità nella fede.

Questo nostro sforzo sarà un grande aiuto non solo nell’Asia ma nella Chiesa universale. Dopo le tre visite del Papa e le canonizzazioni e beatificazioni di tanti fedeli, risponderemo alla grazia del martirio con un rinnovamento radicale. Quando finalmente il nostro sforzo porterà frutti, noi vedremo il regno di Dio. Ricordiamo la risoluzione dei martiri nell’epoca della persecuzione. Seguendo il loro modello, speriamo che il regno di Dio che volevano raggiungere fino alla morte, avvenga qui e oggi. Ora noi rinnoveremo lo spirito del martirio e lo metteremo in pratica riflettendo sul nostro atteggiamento. Chiediamo la vostra preghiera perché la chiesa in Corea realizzi questo compito e la luce del vangelo si diffonda in Corea, Asia e in tutto il mondo. Grazie!

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