17/08/2011, 00.00
CINA
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La Cina inizia a ribellarsi contro l’inquinamento

I residenti di Dalian scendono in piazza contro una fabbrica chimica, mentre le autorità triplicano la multa contro una compagnia petrolifera che ha inquinato le coste dello Shandong. Nel Paese, noto per le sue debolissime politiche di protezione dell’ambiente, si sta verificando un cambiamento di rotta. E gli analisti avvertono: “E’ soltanto l’inizio”.
Pechino (AsiaNews) – La società civile e la popolazione cinese iniziano a ribellarsi contro l’inquinamento che sta devastando il Paese. Le proteste di massa che si sono verificate a Dalian contro una fabbrica di agenti chimici e la pesante multa inflitta a una compagnia petrolifera che ha inquinato lo Shandong, avvertono gli analisti, “sono soltanto l’inizio. Per ora sono un urgente richiamo alle autorità”.

Lo scorso 14 agosto, più di 10mila persone sono scese in piazza a Dalian per protestare contro una fabbrica di paraxilene (Px), un agente chimico potenzialmente cancerogeno che può causare enormi danni al sistema nervoso. Una settimana fa, da questa fabbrica sono fuoriusciti alcuni scarichi che mettono in pericolo l’ambiente e la vita dei locali. I residenti, ufficialmente, si sono decisi a manifestare perché l’impianto è stato costruito senza alcun avvertimento alla popolazione locale e opera in maniera illegale. Ma Zhu Lijia, professore all’Accademia cinese del governo, considera la protesta “un avvertimento”.

La Cina è nota per le sue politiche di protezione dell’ambiente estremamente deboli. Pur dichiarando di voler salvaguardare la natura, il governo centrale ha deciso di chiudere entrambi gli occhi davanti a scarichi illegali e produzioni potenzialmente mortali. Tutto per accaparrarsi gli investitori stranieri, che spesso – insieme ai locali – sfruttano questa situazione per produrre nel Paese tutto ciò che non si potrebbe produrre in Occidente.

Tuttavia, secondo il professor Zhu, “i residenti di Dalian non hanno marciato soltanto per paura: vogliono rendere nota la loro rabbia e far sapere al governo che non gli credono più. Il messaggio è semplice: la gente è scontenta e non ha fiducia nelle autorità”. Secondo gli analisti, inoltre, la marcia di Dalian “potrebbe avere un positivo effetto domino sulle altre fabbriche potenzialmente mortali”. In Cina sono almeno 11 i progetti di costruzione (in corso o previsti per l’anno) per fabbriche di Px.
Problemi anche per una fabbrica chimica dello Yunnan, che negli ultimi 20 anni avrebbe gettato oltre 280mila tonnellate di residui di cromio (estremamente tossici e altamente cancerogeni) nel Fiume delle Perle. Le autorità hanno ordinato alla fabbrica di fare chiarezza sulla situazione, e alcuni tecnici hanno dichiarato che non vi sono tracce chimiche nel fiume. Ma la popolazione teme per queste rivelazioni.

Le cose non vanno meglio per l’industria energetica: la ConocoPhilips, compagnia energetica statunitense, potrebbe vedere almeno triplicata la multa imposta dal governo centrale cinese dopo le due fuoriuscite di petrolio che hanno colpito nelle ultime settimane le coste dello Shandong. Secondo il professor WangYamin, che studia l’ambiente marino, si potrebbe arrivare “fino a 600mila yuan, dati i danni creati: non soltanto le perdite economiche immediate, ma anche l’impatto sull’industria ittica e sulla fauna marina”.

La compagnia, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta ieri a Pechino, ha ammesso le sue colpe e ha dichiarato che “si sta procedendo per sistemare la situazione”. Le due fuoriuscite si sono verificate il 4 e il 17 giugno scorso ma sono state rese pubbliche soltanto pochi giorni fa: un portavoce della China National Offshore Oil Corporation (comproprietaria del campo petrolifero) ha negato che si sia voluto coprire l’incidente.
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