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  • » 16/08/2010, 00.00

    GIAPPONE

    La Madonna ferita di Nagasaki e la missione di pace dei cattolici

    Pino Cazzaniga

    La testa di una statua della Vergine, salvata dall’olocausto nucleare, è stata portata in pellegrinaggio in Vaticano, a Guernica e all’Onu. Per questo Ban Ki-moon ha voluto visitare Nagasaki. La storia dei cattolici di questa città, distrutta e ricostruita, e quella dell’evangelizzazione, fra martirio e speranza.
    Tokyo (AsiaNews) - Nella prima pagina dell’edizione del 15 agosto del Katorikku Shinbun (settimanale cattolico giapponese) e’ stata pubblicata la foto di tre personaggi con le mani giunte; sullo sfondo l’altare di una cappella con al centro la testa ferita della Vergine Maria di Nagasaki. La foto è stata presa il 5 agosto nella chiesa di Urakami a Nagasaki, in occasione della visita di Ban Ki-moon, il segretario generale dell’ONU, il personaggio al centro del gruppo. Gli altri due sono l’arcivescovo della città, Joseph Mitsuaki Takami, e il signor Tomiisa Taue, il sindaco.
     
    Si tratta di una foto simbolica e non semplicemtente illustrativa, perche’ i tre personaggi non intendevano presentare se stessi ma tradurre il messaggio che quell’icona religiosa trasmette al Giappone e al mondo.
     
    Un viaggio diplomatico fuori programma
     
    Come è noto, il 6 agosto scorso Ban Ki-moon, si è recato a Hiroshima per partecipare alla cerimonia per il 65mo anniversario del bombardamento atomico sulla città. Una visita a Nagasaki, seconda città borbardata dall’atomica, non entrava nel piano del viaggio giapponese, programmato da tempo.
     
    Ma nel mese di maggio un gruppo di hibakusha [superstiti delle bombe nucleari]di Nagasaki, guidati dal arcivescovo Takami e dal sindaco Taue si sono recati al Palazzo dell’Onu a New York, ricevuti cordialmente dal segretario generale. Quel viaggio, in realtà, era un pellegrinaggio: l’arcivescovo portava con sè la testa ferita della Madonna di Urakami, che dopo una sosta nella cattedrale di St. Patrick, dove è stata celebrata una messa solenne, è stata ospitata in una sala del Palazzo di Vetro.
     
    Durante quella visita mons. Takami ha invitato Ban a visitare anche Nagasaki. “Certamente verrò, in futuro”, ha risposto il segretario dell’Onu. Ma poi ci ha ripensato, e impegnando la burocazia dell’organizzazione internazionale e quella della diplomazia giapponese, è riuscito a includere la visita a Nagasaki, divenuta la prima tappa del suo viaggio per la pace.
     
    Cerimoniale è stato l’appuntamento con Hiroshima;  simbolico l’incontro con Nagasaki: “Sono venuto a qui a  restituirle la visita”, ha detto Ban guardando l’icona.
     
    Cattedrale di Urakami, simbolo di martirio e speranza
     
    L’arcivescovo era radiante di gioia per la visita del segretario dell’Onu. Mostrandogli foto antiche e recenti della chiesa di Urakami (l’attuale cattedrale) ne ha delineato la storia. “Da qui nel secolo XVI, ha detto Takami, i neoconvertiti al cattolicesimo, hanno diffuso la fede cristiana in tutte le zone della provincia.” Poi, a causa di persecuzione anti-cristiana crudele e sistematica, anche la chiesa di Nagasaki e’ diventata ‘chiesa del silenzio’”.
     
    Ma le radici sono rimaste. “Tolto l’editto di persecuzione - ha continuato l’arcivescovo - poveri contadini cristiani che rifugiatisi nelle isole si erano mantenuti fedeli alla fede e pratica cristiane per oltre duecento anni, sono ritornati a Nagasaki e, nonostante la loro povertà, in 30 anni hanno edificato sulla collina di Urakami la cattedrale Ma 30 anni dopo, la bomba atomica l’ha ridotta in macerie.”
     
    Ban Ki-moon, che seguiva con molta attenzione il racconto dell’arcivescovo , ha frequentemente commentato: “Importante, incredibile!”
     
     
    La Madonna ferita pellegrina nel mondo
     
    Scrive il rinomato quotidiano Asahi Shinbun: “La bomba atomica ‘Fat Man’ (il grassone) il 9 agosto di 65 anni fa ha ridotto in macerie anche la magnifica cattedrale di Urakami, allora la piu’ grande chiesa dell’Asia.
     
    L’accecante lampo nucleare che in un istante ha ucciso 70.000 persone, ha ridotto in frantumi vetrate istoriate, ha fatto crollare pareti, incendiato l’altare e fuso le campane. Ma tra le macerie incenerite, è stata trovata quasi intatta la testa di un statua in legno della Vergine Maria. L’aspetto dell’icona religiosa, devastata dalla guerra , è impressionante: gli occhi della Madonna sono due cavita’ bruciacchiate; una fessura carbonizzata sulla guancia destra assomiglia a una lacrima che ne riga il volto”. Per molti fedeli quella testa è sopravvissuta in modo miracoloso; per tutti è un simbolo religioso di speranza.
     
    La signora Shigemi Fukaori (79), anziana parrocchiana di Urakami, fissando quietamente la statua ha detto: “Quando l’ho vista per la prima volta, ho pensato che la Vergine Maria piangesse. Questo è un eloquente simbolo di pace che dovrebbe essere conservato per sempre”.
     
    E così è avvenuto. Tra le vittime di quella esplosione atomica circa 8.500 erano cattolici; parecchi di loro, in quel momento erano raccolti a pregare nella chiesa di Urakami. Ora i cattolici di Nagasaki, sotto la guida dell’arcivescovo Takami il collaborazione con il sindaco Taue, che rappresenta tutti gli altri cittadini, sono diventati promotori del movimento per l’abolizione delle armi nucleari. La venerata testa della Madonna ferita è fonte di ispirazione e stimolo alla preghiera.
    “La potente reliquia- scrive l’Asahi - ha viaggiato molto come simbolo della pace. Ma il viaggio più lungo l’ha intrapreso quest’anno quando è stata portata a New York in occasione dell conferenza per la revisione del trattato di non-proliferazione nucleare. Nel tragitto i leader religiosi l’hanno portata in Vaticano, dove è stata benedetta dal papa Benedetto XVI e a Guernica, Spagna, per una cerimonia in memoria delle vittime di un attacco nazista durante la guerra civile spagnola”.
     
    L’arcivescovo Takami, i cui genitori sono stati uccisi della conflagrazione atomica, ha detto: “Abbiamo viaggiato all’estero con la statua per chiedere alla Vergine di intercedere per la pace. Ci sono molte maniere di rivolgere appelli alla gente - attraverso fotografie, film, racconti sugli orrori della guerra - ma per noi (la statua) di Maria, bombardata dall’atomica ha un differente potere evocativo”.
     
     
    La missione di Nagasaki
     
    Riteniamo che la vita cattolica sia uno dei fattori principali che determina l’atmosfera di serenità che a Nagasaki spira dovunque. Per numeri di cattolici (65.000) l’arcidiocesi di Nagasaki è seconda solo a quella di Tokyo (94.000); ma è la prima se i numeri vengono letti in percentuale di popolazione: 4,3% per Nagasaki; 0,5 per Tokyo. Inoltre, mentre a Tokyo c’è un contributo notevole di personale estero per l’evangelizzazione , quella di Nagasaki è un’evangelizzazione quasi tutta autoctona. Ne ha indicato la ragione 18 secoli fa Tertulliano: . “Il sangue dei martiri è seme di cristiani”. L’icona della testa ferita della Vergine Maria di Urakami ne è il simbolo.
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