12/07/2010, 00.00
TURCHIA
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La Turchia verso il referendum per le riforme costituzionali

di NAT da Polis
Il partito di Erdogan cerca di uscire dal soffocamento dell’establishment kemalista. Ma la Corte suprema e i partiti di opposizione frenano. Il referendum di settembre prossimo sarà un momento di scontro. Intanto cresce il potere del leader dell’Akp, osannato come “grande riformatore del mondo islamico”. E l’Europa può aspettare.
Istanbul (AsiaNews) - Il 12 settembre prossimo il popolo turco sarà chiamato a un referendum per l’approvazione delle modifiche di 26 articoli della costituzione. Lo ha deciso la Corte suprema lo scorso 7 luglio. Il fatto curioso è che le modifiche alla costituzione sono volute dal partito Akp (di Erdogan), attualmente al governo, il quale non è però riuscito a farle passare in parlamento, non avendo i numeri sufficienti previsti dalla costituzione. Un altro elemento ironico è la data scelta per il referendum: il 12 settembre, il 30° anniversario del più bieco colpo di Stato militare in Turchia, da cui è emersa la presente costituzione che si vuole riformare.
 
A far ricorso alla Corte suprema è stata l’opposizione guidata dal Chp (partito di estrazione kemalista, iscritto all’Internazionale socialista), che sperava in tal modo di bloccare l’intero pacchetto presentato dall’Akp.
 
La modifica più importante proposta dall’Akp consiste nel voler variare gli art. N. 16 e N. 26 che riguardano la composizione della Corte suprema e del Consiglio superiore della magistratura, ultimi baluardi del vecchio establishment, che funzionano di fatto come “uno Stato nello Stato”, capace di bloccare l’operato del parlamento in ogni tentativo di riformare la società turca al di fuori del dogma kemalista.
 
Nei confronti del pacchetto, la Corte suprema ha compiuto un atto irriverente, cosa assai consueta nel panorama giuridico turco. Secondo l’art. 148 della costituzione, la Corte avrebbe dovuto solo studiare la forma e non i contenuti del pacchetto. Invece essa ha passato al setaccio i 26 articoli da modificare e ha compiuto “un intervento di chirurgia costituzionale” – come l’ha definito il giornale Radikal – portando alcune  variazioni su due articoli – il N. 16 e  il N. 22 – allo scopo di salvaguardare la sua arrogante esistenza, visto il periodo di vacche magre che il vecchio establishment sta attraversando.
 
Ad esempio, nel pacchetto di modifiche proposte dal parlamento, si dava potere al presidente della repubblica di nominare quali membri della Corte suprema persone provenienti dal mondo economico o dalle scienze politiche. Dopo l’intervento della Corte, il presidente non ha più tale potere: in tal modo si evita di allargare le scelte al di fuori del solito ambito dell’establishment. Con lo stesso motivo è stata cambiata la norma che obbligava gli elettori della Corte a votare solo per un candidato. Invece è rimasta la norma che permette ad ogni elettore di scegliere tre candidati.
 
 
La Corte Suprema ha accettato la proposta di abolire l’articolo 15 della costituzione,  che proibiva la condanna dei golpisti e dei loro collaboratori, in quanto promotori del  golpe del 12 settembre 1981. Per quanto esso possa apparire importante, in realtà il valore di tale abolizione è più di significato (“guai ai vinti”) che giuridico: i reati commessi al tempo sono andati in prescrizione, perché hanno superato i 20 anni.
 
Nonostante ciò, le modifiche del pacchetto che saranno sottoposte a referendum, portano interessanti novità le quali sono: il ricorso individuale alla Corte Suprema; l’ istituzione dell’ombudsman; il diritto del contratto nazionale di lavoro; l’uguaglianza tra i sessi; la possibilità di condanna dei militari da parte di tribunali civili; il diritto allo sciopero nel pubblico impiego; la legge sulla privacy; ecc….
 
Non appena il presidente della Corte Suprema Hasim  Kilic ha comunicato alla stampa le decisioni della Corte, le reazioni del governo sono state negative. Membri dell’Akp hanno accusato la Corte di abuso di potere, calpestando lo Stato di diritto, avendo discusso del pacchetto non solo nella forma, ma anche nella sostanza. Subito dopo, Cemil Cicek, vicepresidente del governo, ha contribuito a smorzare i toni, affermando che la decisione [della Corte] è sicuramente positiva. Forse l’Akp ha pensato che è meglio seguire una politica di compromesso, in attesa di tempi migliori.
 
I due partiti dell’opposizione – il Chp e il Mhp, che avevano fatto ricorso alla Corte per annullare i tentativi di modifica – si sono espressi in modo negativo, anche perché essi speravano nella bocciatura di tutto il pacchetto. Essi hanno comunque deciso per una dura battaglia in vista del referendum.
 
Diversi analisti concordano che il parziale annullamento degli articoli nel pacchetto non tocca la sostanza delle modifiche costituzionali, rimanendo in piedi la legge sulla privacy; il diritto al contratto di lavoro nazionale; l’istituzione dell’ombudsman.
 
Il partito curdo Bdp, che la parlamento si era espresso contro il pacchetto, è orientato anche al no nel referendum perché nelle modifiche non si prevede alcun riconoscimento costituzionale dell’identità curda.
 
Un altro partito nazionalista, il Bbp, si è schierato per il sì nel referendum. Nelle file del Bbp militano i giovani Alperenler, che hanno accolto fra loro anche i famigerati Lupi grigi (Alì Agca era uno di loro).
 
Va infine ricordato un importante elemento: la proposta di abolire l’articolo che prevede la soppressione di un partito, non verrà toccata: già durante la dicussione parlamentare di un mese fa, tale proposta fu impallinata dai franchi tiratori dello stesso partito di governo! Occorre ricordare che nel 2007, a causa di questo articolo il partito di Erdogan stava per essere dichiarato fuorilegge.
 
Tutto fa pensare che l’autunno politico della Turchia sarà molto caldo e non si esclude la possibilità di un ricorso alle elezioni anticipate (l’attuale legislatura scadrebbe nel 2011). D’altronde Erdogan vuole sfruttare al massimo la presente congiuntura molto favorevole a lui, che lo vede come il grande riformatore del mondo islamico, il modello di riferimento, come lo stesso presidente Usa Obama lo ha più volte definito.
 
In compenso, in questa situazione, sembra proprio che l’Europa possa attendere, visto che anche i giovani turchi la guardano con diffidenza, e visti i meriti che il Paese si sta guadagnando nel palinsesto mondiale.
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