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» 16/08/2004 13:25
IRAQ
La battaglia di Najaf offusca l'assemblea nazionale a Baghdad

Baghdad (AsiaNews) – "Oggi è un gran giorno per l'Iraq", afferma Mithal al-Alusi, uno dei delegati presenti all'Assemblea Nazionale. "La conferenza rappresenta un importante passo in avanti nella creazione di un organo di supervisione e controllo, che valuterà l'operato del governo provvisorio sino alle elezioni di gennaio". Questo il commento di uno dei 1300 delegati presenti ieri, a Baghdad, alla conferenza nazionale. L'incontro, rimandato più volte nelle precedenti settimane, è stato funestato da attacchi di miliziani. Tre colpi di mortaio hanno danneggiato un taxi e una stazione dei bus nei pressi della zona verde, al centro di Baghdad: il bilancio finale registra 2 morti e una dozzina di feriti.  Posti di controllo, pattugliamenti aerei, chiusura di strade e altre misure di sicurezza straordinarie non sono state sufficienti a garantire la sicurezza. Questa mattina è giunta la notizia che un giornalista franco-americano è stato rapito a Nassiriya venerdì scorso. 

Sempre ieri 100 delegati presenti all'assemblea hanno interrotto il discorso di Ashraf Jehangir Qazi, rappresentante speciale Onu per l'Iraq, e hanno abbandonato l'aula in seguito alla ripresa dei combattimenti fra le truppe americane e i miliziani di Moqtad al-Sadr nella città santa di Najaf.

La conferenza, pur fra mille difficoltà, rappresenta un ulteriore passo verso la normalizzazione del paese e la preparazione alle elezioni nazionali del gennaio 2005. Il nuovo organo sarà formato da 100 membri: 81 verranno indicati dalla conferenza, mentre i restanti saranno scelti fra gli appartenenti al consiglio di governo. Anche il primo ministro del governo provvisorio, Iyad Allawi, accoglie positivamente la formazione di un organo di supervisione, poiché rappresenta "un primo passo per ampliare l'orizzonte del dialogo e per fronteggiare le forze del male che vogliono annientare l'Iraq".

Ma tutta l'attenzione dell'assemblea è concentrata sulla crisi a Najaf: continuano gli scontri fra i gruppi ribelli di al-Sadr e le forze americane e irachene nella città santa. Durante l'assemblea di ieri, membri della "Shia House" (gruppo formato da sciiti, ndr) hanno chiesto la fine dei combattimenti a Najaf e il ritiro delle forze di polizia: "Finché non cesseranno gli scontri nella città santa – afferma uno dei membri del gruppo – non potremo partecipare alla conferenza".

Da due settimane la battaglia è più serrata: truppe americane, con il sostegno della Guardia Nazionale irachena, hanno ingaggiato un duro scontro a fuoco con la milizia di al-Sadr, che si è rifugiato con 1000 combattenti nel Santuario dell'Imam Ali, luogo sacro degli sciiti. Le forze americane hanno completato l'accerchiamento della moschea, ma l'ordine di attaccare non è ancora arrivato. Le forze della coalizione temporeggiano nel timore che la battaglia possa danneggiare l'edificio.

Negli ultimi mesi si è cercata una soluzione pacifica della questione: il primo ministro Allawi ha più volte chiesto ad al-Sadr di disarmare le truppe dell'esercito del Mahdi e di sedere al tavolo delle trattative, ma i suoi appelli non hanno sortito alcun effetto.

Il governo ad interim ha garantito che solo forze irachene potrebbero entrare nella zona sacra a Najaf, ma dai resoconti forniti dai comandi americani emerge che le truppe irachene non sono addestrate per un attacco al Santuario e non sono nemmeno intenzionate a portarlo.

La crisi di Najaf è uno dei nodi chiave che il governo di Allawi deve sciogliere; al contempo deve fronteggiare l'invasione di combattenti islamici che entrano clandestinamente in Iraq per portare un sostegno economico e militare a ribelli e terroristi.(DS)     

 


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