31/08/2009, 00.00
CINA
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La borsa di Shanghai perde il 6,74%, -21,8% nel mese di agosto

E’ il secondo peggior mese dal 1989. Tra le ragioni c’è la forte contrazione dei finanziamenti bancari, che per mesi hanno sostenuto le ditte in assenza di una corrispondente ripresa economica. Esperti prevedono ulteriori perdite nel breve periodo, anche per la diffusa sfiducia degli investitori.

Shanghai (AsiaNews/Agenzie) – La borsa di Shanghai perde oggi il 6,74% e chiude al minimo da 3 mesi. Ad agosto ha perso il 21,8%, secondo peggior risultato dal 1989.

Il crollo è giunto dopo che per l’intero 2009 la borsa era stata in crescita, con un +60% da gennaio a giugno. Caduta ancora più rapida se si considera che il 4 agosto Shanghai aveva raggiunto il massimo annuale e che da allora ha perso il 23%.

La perdita odierna coinvolge anche grandi ditte statali, come la China Petroleum & Chemical Corporation, leader nel settore petrolifero e di raffinazione, che è scesa di oltre il 10%, anche per il timore che il governo tenga invariato il prezzo dei carburanti, nonostante l’aumento del petrolio, costringendo la ditta ad accollarsi le conseguenti perdite.

Gli analisti osservano che proprio ad agosto la Cina ha annunciato maggior rigore nella concessione di finanziamenti per le attività produttive, per timore che molti prestiti non fossero recuperabili e che gran parte del denaro erogato fosse invece usato per speculazioni in borsa e di altro tipo. Ad agosto si stimano esserci stati nuovi prestiti per solo 300 miliardi di yuan (circa 31 miliardi di euro: ma la rivista Caijing parla oggi di non più di 200 miliardi), rispetto ai 355,9 miliardi di yuan di luglio e ai ben 1.530 miliardi di giugno. Le grandi banche come Banca industriale e commerciale di Cina, Banca di Cina, China Construction Bank, Agricultural Bank of China, hanno erogato meno di 100 miliardi di prestiti nei primi 25 giorni di agosto, per cui la gran parte dei finanziamenti proviene da banche piccole e medie, più esposte al pericolo di mancanza di liquidità per il caso di cattivi prestiti.

Economisti commentano che la ripresa dell’economia cinese - +7,9% nel secondo trimestre 2009, dopo una crescita di “appena” il 6,1% nel primo trimestre - è in gran parte conseguenza dei massicci prestiti erogati, piuttosto che rappresentare un’effettiva ripresa del consumo e soprattutto dell’esportazione, motore trainante dell’economia.

I pareri sono discordi sull’immediato futuro. Qualcuno commenta che la spinta negativa sia in esaurimento, mentre l’economista Howard Wang ritiene probabile un’ulteriore discesa, a meno che non risulti una forte ripresa macroeconomica ad agosto o non ci sia “un intervento più forte del governo centrale”.

Leo Gao parla addirittura di momenti di “panico” tra gli investitori, pronti oggi a vendere grandi quantità di azioni al minimo segno di indebolimento del titolo.

Ba Shusong, vicedirettore del Centro ricerca e sviluppo del Consiglio di Stato, ha detto il 28 agosto che la crescita economica potrà diminuire nel secondo trimestre del 2010, quando sarà esaurita la spinta trainante dei robusti finanziamenti erogati dal governo.

Zhai Peng, esperto di Shanghai, osserva che “gli investitori ritengono impossibile ottenere profitti nel termine breve con la compravendita di azioni”. Cosa che porterà sempre meno investitori a rischiare nel mercato azionario.

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