11/08/2004, 00.00
COREA DEL SUD - COREA DEL NORD
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La collera irrazionale del governo di Pyongyang

di Pino Cazzaniga
Il Nord boicotta i colloqui con il Sud sulla cooperazione economica

Seoul (AsiaNews) - L'interesse dell'opinione pubblica internazionale nei riguardi della Corea è suscitato anzitutto dal problema della proliferazione nucleare. Ma accanto ad esso ne esiste un altro, non meno importante, che riguarda la riconciliazione di un popolo. La comunità internazionale tenta di risolvere la prima questione attraverso i cosiddetti "colloqui a sei". Della seconda si occupano direttamente  i governi di Seoul e di Pyongyang mediante incontri ministeriali bilaterali.

Questi meeting sono iniziati in seguito alla coraggiosa visita di Kim Dae-jung - allora presidente della Corea del Sud - al leader del Nord nel giugno 2000. La storia gli riconoscerà il titolo di architetto del ponte dialogico tra i due governi. Da allora, di qui e di là del 38mo parallelo, si sono già tenuti 14 incontri con significativi risultati. Il quindicesimo, che doveva tenersi a Seoul dal 3 al 6 agosto per trattare di importanti argomenti di cooperazione economica, non ha avuto luogo: i rappresentanti del Nord lo hanno boicottato senza preavviso.

Secondo il portavoce del Comitato per l'unificazione della madre-patria di Pyongyang, i motivi dell'assenza sono 2: il governo di Seoul non ha permesso a 6 attivisti sud-coreani di partecipare alle celebrazioni del 10° anniversario della morte del "gran leader" Kim Il-Sung (8 luglio), e il salvataggio da parte di Seoul dei 468 fuggitivi dal Nord. Il governo del Nord ha definito tale fatto "un premeditato e ben organizzato atto di terrorismo fatto alla luce del sole e mirante alla distruzione del sistema politico del nord". Si tratta di propaganda ad uso interno. "Ben poche persone all'estero si lasciano ingannare" ha commenta un editorialista del The Korean Times. "Ma, aggiunge, il problema per i dirigenti della Corea del nord è che ora neppure i suoi cittadini si lasciano indottrinare facilmente".

Secondo il prof. Yoo Ho-yeol, specialista dei problemi della Corea del Nord, la dilazione è motivata dal desiderio di spostare l'ago della bilancia dalle discussioni militari a quelle economiche. "Sarebbe difficile per il Nord ricevere gli aiuti dal Sud se interrompesse i colloqui a livello governativo", scrive l'analista. Pare proprio che Pyongyang non abbia intenzione di farlo: il flusso di autocarri che dal sud portano tonnellate di riso al nord non si è fermato.

È stato osservato che il regime stalinista del Nord alza il tono della propaganda virulenta quando deve prendere qualche decisione internazionale che esso non gradisce. Attualmente Pyongyang si sente accerchiata anche dagli alleati. Il 2 agosto a  Seoul Ning Fukui, inviato speciale del ministero degli esteri cinese, e il collega sudcoreano Cho Tae-young  hanno firmato un accordo per l'inserimento del problema del programma di uranio arricchito nei colloqui a sei a Pechino previsti per settembre. La Corea del nord non può più negarne l'esistenza come ha fatto fin'ora.

"Il governo sudcoreano manterrà la politica di riconciliazione e cooperazione verso il Nord", ha detto il presidente sud-coreano Roh Moo-hyun ai membri del governo prima delle vacanze estive. Egli ha impegnato i ministeri competenti a implementare i progetti di cooperazione economica stipulati con il Nord. Tra questi, il completamento del complesso industriale pilota nella città di Gaesong, poco a nord del 38mo parallelo. "Questo progetto è decisivo, ha aggiunto Roh, non solo per la riconciliazione e la prosperità della Corea del sud e del Nord ma anche per l'inizio di un'era di prosperità e di pace nella regione nord-est dell'Asia".
Il 15 agosto al Nord e al Sud si celebrerà il 59mo anniversario della liberazione dal giogo coloniale giapponese. Ci si augura che per allora la polemica si raffreddi, almeno un poco.

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