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  • » 26/03/2007, 00.00

    LIBANO

    La jihad guarda al Libano diviso, nuova terra di conquista



    Il sottosegretario inglese agli Esteri Howells denuncia infiltrazioni dall’Iraq. Polemiche a Beirut anche per la delegazione alla conferenza araba di Riyadh. Sfeir ammonisce sul pericolo: “è come se ci fossero due Libano”.

    Beirut (AsiaNews) – Gruppi di jihadisti sunniti si stanno spostando dall’Iraq e da altre zone mediorientali al Libano, infiltrandosi nei campi-profughi palestinesi, in quanto ritengono il Paese dei cedri un obiettivo “facile” per la loro lotta contro l’Occidente. La denuncia fatta dal sottosegretario inglese agli Esteri Kim Howells conferma il pericolo di degenerazione violenta del contrasto politico in atto ormai da mesi a Beirut.

    La divisione tra la maggioranza politica e l’opposizione, che si riverbera in un contrasto tra poteri costituzionali – governo e presidenza della Repubblica – sembra destinato a ripercuotersi anche sulla rappresentanza libanese al summit arabo che tra 48 ore, mercoledì 28, si apre in Arabia Saudita e che ha tra i temi principali dell’agenda proprio lo stallo politico nel Paese dei cedri. Sia il presidente della Repubblica Emile Lahoud che il primo ministro Fouad Siniora hanno annunciato che guideranno la delegazione libanese, che così finiranno con l’essere due.

    “I libanesi sono una volta ancora divisi – ha ammonito in proposito il patriarca maronita Nasrallah Sfeir – come se ci fossero due Libano e ciò, per il Paese, è più pericoloso di ogni altra cosa”. Invece di essere “solidali” per “affrontare insieme la crisi nella quale ci dibattiamo”, ha aggiunto, “i rappresentanti del popolo si sono divisi in due parti che si fronteggiano” e “ognuna delle istituzioni contesta la legalità dell’altra”.

    In questo quadro, prende piena luce la gravità della denuncia di Howells sulle infiltrazioni di estremisti nei 12 campi palestinesi - che ospitano circa 400mila rifugiati - e nei quali la sicurezza libanese non può entrare. Il sottosegretario britannico ha evidenziato che mentre l’Occidente si preoccupa di fronteggiare l’estremismo sciita espresso da Hezbollah – sostenuto da Iran e Siria – si fa strada un anche fondamentalismo di diversa matrice.

    In effetti, alcuni giorni fa, il 16, Fathi Yakan, un religioso sunnita, che è stato anche deputato, intervistato da Al Jazeera ha parlato di Osama Bin Laden come di “una persona che ha una grande fede, affidabilità e chiarezza”. Yakan è il capo del Fronte islamico libanese ed è stato segretario generale del Lebanese Al-Jamaa Al-Islamiya.

    Sul fronte sciita, un esponente religioso di primo piano, Sayyed Mohammad Hussein Fadlallah, ieri ha chiesto ai Paesi che prenderanno parte alla conferenza di Riyadh di superare le questioni interne per guardare ai problemi del mondo arabo. “I recenti sviluppi sulla scena politica libanese – ha aggiunto – confermano che gli Stati Uniti lavorano per impedire qualsiasi soluzione alla crisi”.

     

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