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    » 30/07/2012, 00.00

    INDIA

    La miseria dei tribali Bodo, vittime delle violenze in Assam

    Nirmala Carvalho

    A Kokrajhar, epicentro delle rivolte tra indigeni e settlers musulmani, un sacerdote salesiano racconta le condizioni di 15mila tribali accolti nei campi profughi della diocesi. Case bruciate, terreni devastati e bestiame ucciso. Si affaccia il rischio di diffusione di malattie, soprattutto tra anziani, bambini e donne incinte.

    Mumbai (AsiaNews) - Una situazione "patetica", di assoluta "miseria e disperazione": così p. Sebastian sdb, sacerdote della parrocchia Don Bosco di Kokrajhar, descrive ad AsiaNews la condizione di oltre 15mila tribali, accolti nei 10 campi profughi della diocesi dopo le violenze tra indigeni Bodo e settlers musulmani. Al momento, i disordini sembrano essere rientrati, e oggi P Chidambaran, ministro degli Interni, visiterà la popolazione dell'Assam. Eppure, spiega il sacerdote salesiano, ad attendere queste persone vi è "un futuro incerto, desolante e cupo, soprattutto per i loro figli. Essi hanno perso ogni cosa".

    Le rivolte sono esplose nella notte tra il 21 e il 22 luglio, quando uomini armati non identificati hanno ucciso quattro giovani nel distretto di Kokrajhar, un'area popolata dai tribali Bodo. Secondo le prime ricostruzioni della polizia, per vendetta, alcuni tribali avrebbero attaccato dei musulmani, sospettandoli di essere i responsabili dell'uccisione. Da quel momento, le violenze sono esplose in modo incontrollabile, con gruppi diversi che hanno dato fuoco ad auto, case e scuole, sparando contro persone e in luoghi affollati. Tra il 22 e il 23 luglio, le rivolte si sono estese a macchia d'olio, raggiungendo anche il distretto di Chirang. Il bilancio finale parla di 53 morti, e più di 170mila persone (tra tribali e settlers) fuggite dai villaggi.

    In questi giorni, la parrocchia Don Bosco ha allestito 10 campi profughi, dove hanno trovato rifugio e aiuti oltre 15mila tribali Bodo. "Le famiglie - racconta p. Sebastian - hanno abbandonato i villaggi portando con sé solo i vestiti che avevano indosso, tanta era la paura. Le loro case sono state ridotte in cenere, i loro terreni sono devastati, il loro bestiame ucciso. Queste persone sono traumatizzate dal punto di vista fisico e psicologico".

    Adesso il pericolo maggiore riguarda la diffusione di malattie, soprattutto perché il Paese è in piena stagione monsonica. "Abbiamo organizzato - spiega il sacerdote - campi di primo soccorso, nei quali distribuiamo medicine, servizi sanitari di base, lenzuola pulite e acqua potabile. Donne incinte, bambini piccoli e anziani sono le categorie più vulnerabili, e vogliamo limitare il contagio".

    Lo Stato nordorientale dell'Assam non è nuovo a violenze simili. In genere, i disordini nascono da dispute di tipo economico, in cui la diversità etnica è solo una circostanza aggravante. Più volte il Bodoland Territorial Council (Btc), autorità territoriale non autonoma che amministra le zone a maggioranza Bodo, ha denunciato i soprusi compiuti dai settlers musulmani, che dal confine con il Bangladesh entrano in modo illegale in India e si appropriano dei terreni degli indigeni.

     

     

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