15/12/2010, 00.00
COREA DEL SUD
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La polemica sui quattro fiumi investe la Chiesa in Corea del Sud

di Theresa Kym Hwa-young
In un intervento il cardinale Nicholas Cheong Jin-shuk si è detto favorevole al “Progetto di recupero dei quattro fiumi”. La dichiarazione è in totale disaccordo rispetto alla posizione della Conferenza episcopale coreana, che da mesi si oppone a questo progetto. È la prima volta nella storia della Chiesa coreana che sacerdoti chiedono a un prelato di rinunciare all’incarico
 Seoul (AsiaNews) – Circa venti sacerdoti chiedono il ritiro del cardinal Nicholas Cheong Jin-shuk dal suo incarico di arcivescovo di Seoul, perché favorevole al “Progetto di recupero dei quattro grandi fiumi”. Le richieste di dimissioni arrivano in seguito a un intervento del prelato, fatto l’11 dicembre scorso: “Non è il caso che il collegio dei vescovi si opponga allo sviluppo dei quattro fiumi”. Suggerendo così di non riconoscere la politica di forte opposizione al progetto portata avanti dalla Conferenza episcopale coreana (Cbck), e da altri sacerdoti. Nella storia della Chiesa coreana, è la prima volta che dei sacerdoti chiedono a un cardinale di dimettersi dall’incarico di arcivescovo.

Il Progetto, sostenuto dal governo di Lee Myung-bak, prevede una serie di iniziative e scavi nei pressi dei quattro principali corsi d’acqua del Paese. Secondo i critici, il piano mette a rischio le risorse d’acqua potabile e l’equilibrio ecologico del Sudcorea.

In risposta alle osservazioni dell’arcivescovo, alcuni sacerdoti hanno rilasciato una dichiarazione intitolata “Una preghiera e un appello da sacerdoti preoccupati per i tempi” durante una conferenza stampa tenutasi al Centro di educazione francescano di Jeong-dong, un quartiere di Seoul, il 13 dicembre scorso. Nella nota si legge “Il cardinale Cheong dovrebbe essere ritenuto responsabile per il caos sociale e le divisioni interne della nostra Chiesa, risultato di un’interpretazione che è contraria all’esplicita e concreta presa di posizione dell’intero collegio dei vescovi – e conclude – noi speriamo che il cardinale dimostri la sua onestà scegliendo di dimettersi dal suo incarico”.

P. Ham Sei-ung, sacerdote dell’arcidiocesi di Seoul presente alla conferenza, ha spiegato che “il significato della richiesta di quei sacerdoti è che egli rinunci in maniera autonoma all’incarico di arcivescovo di Seoul”. E ha aggiunto: “Oltretutto, il cardinal Cheong ha già superato di quattro anni l’età in cui un arcivescovo dovrebbe lasciare il suo incarico, e con le sue dichiarazioni ha riconosciuto di non appartenere più alla comunità ecclesiale. Per questo spero che scelga di ritirarsi dalla carica di arcivescovo”.

La richiesta di questo gruppo di sacerdoti sembra essere l’esplosione di un malcontento accumulatosi negli anni. Il card. Cheong è stato eletto arcivescovo di Seoul nel 1998, portando con sé un’ondata di forte conservatorismo. Nello stesso anno ha proibito all’Associazione per la giustizia dei sacerdoti cattolici (Cpaj) di organizzare incontri di preghiera nella cattedrale di Mieong-dong. Dal 2007 ha mandato in anno sabbatico, per tre anni consecutivi, p. Jeon Jong-hoon, rappresentante del Cpaj che aveva aiutato l’avvocato Kim Yong-cheol nella rivelazione dei fondi neri della Samsung. Dopo questa mossa, osservatori nel mondo religioso hanno visto nell’operato del prelato il tentativo di sradicare la volontà di partecipazione sociale nei sacerdoti.

P. Matthias Hur Young-yup, dell’arcidiocesi di Seoul, parlando a nome di Cheong ha dichiarato in un’intervista radiofonica alla Pbc: “Cheong non si è espresso apertamente d’accordo con il Progetto di recupero dei quattro fiumi, né si è schierato con il governo”.
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