14/07/2007, 00.00
CINA
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La polizia carica migliaia scesi in piazza per reclamare l’indennizzo per le terre

Ai contadini di Yantan (Guangxi) da anni hanno tolto le terre, inondate per una diga. Il governo dà loro solo 30 yuan al mese. Pechino manda il denaro ma non arriva ai rurali. Scendono in piazza per 4 giorni e la polizia li carica. Ora i funzionari locali stanno trattando.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Solo in questi giorni giungono le notizie di fatti avvenuti un mese fa, che parlano di giorni interi di guerriglia urbana nel piccolo centro di Yantan (Guangxi), dove centinaia di poliziotti e di soldati si sono scontrati con circa 10mila contadini dall’ 1 al 4 giugno scorsi. I contadini reclamavano indennizzi per le loro terre sommerse da una nuova diga. La polizia è intervenuta per impedire loro di presentare una petizione al governo locale e di tenere una manifestazione vicino alla diga. Ci sono stati diversi arresti.

La zona di Yantan è stata inondata anni fa, con una diga costruita sul Fiume Rosso. I residenti protestano che, persa la terra, non hanno altro mezzo per vivere e molti hanno anche perso la casa: il governo ha dato a ciascuno un sussidio di 30 yuan (4 dollari) al mese, senza riferimento a quanta terra abbia perso. Nel 2006 Pechino ha infine inviato 2,8 milioni di yuan (370mila dollari) per pagare gli indennizzi, ma gli abitanti dicono che la gran parte della somma è stata intascata dai funzionari locali. Ora – dice il quotidiano Mingpao, che ha riportato la notizia dopo un mese – la situazione è calma, dopo che il governo ha iniziato a trattare con i residenti, che chiedono 150 yuan (20 dollari) al mese.

Gli espropri di terre, illegali e con indennizzi irrisori, sono la principale ragione delle oltre 70mila proteste di massa che avvengono ogni anno in Cina e che spesso vedono duri scontri tra manifestanti e polizia. I governi locali tolgono la terra ai contadini per costruire fabbriche o insediamenti residenziali. I contadini rimangono spesso senza mezzi di sussistenza e perdono persino la casa, senza ricevere un’adeguata compensazione. Da tempo Pechino ordina ai governi locali di cessare questi espropri, anche perché è preoccupata per la diminuzione delle terre coltivabili, ma senza ottenere grandi risultati.

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