05/09/2006, 00.00
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La violenza delle fatwa preoccupa i governi musulmani

di Samir Khalil Samir, sj

Anche i poteri politici islamici riconoscono che la loro religione è in profonda crisi. E uno dei segni è l'invasione di giudizi religiosi che ordinano di uccidere atei, apostati, civili israeliani…Ma i loro tentativi di riforma si fermano a pochi ritocchi di cosmesi. Per i governi musulmani l'Islam "violento e terrorista" è soprattutto un clichè dell'occidente. Solo alcuni islamici liberali fanno il mea culpa. Seconda parte di una serie sulla crisi dell'Islam, a cura di p. Samir Khalil Samir.

Beirut (AsiaNews) - La crisi dell'islam interessa anche i governi. Lo scorso 7-8 dicembre 2005 alla Mecca si è tenuto proprio un convegno per cercare di mettere qualche argine alla crisi dilagante. Al convegno, voluto dall'Organizzazione degli Stati Islamici, vi hanno partecipato politici e intellettuali musulmani da tutto il mondo. Il documento redatto come conclusione è davvero interessante. Cercherò di farne una disanima.

Per prima cosa, nel documento si afferma e si riconosce esplicitamente la crisi nel mondo musulmano. Per cercare di salvare l'Islam dall'abisso, i capi di governo hanno elencato alcune cause della crisi. La prima è l'inflazione delle fatwa, divenute ormai un male delle società islamiche.

1. L'inflazione delle fatwa

Le fatwa sono dei giudizi di personalità più o meno colte che cercano di indicare la via islamica da seguire nei vari casi della vita. All'inizio dell'Islam le fatwa erano dei pronunciamenti eccezionali, fatte da personale specializzato e delegato espressamente: essendo delle decisioni politiche, non erano a discrezione di ogni imam (guida della preghiera) né di ogni faqīh (giurista islamico). In seguito, i datori di fatwa si sono moltiplicati all'inverosimile, invadendo ogni aspetto della vita dei credenti. Queste fatwa sono spesso così goffe che i giornali arabi ne parlano per prenderle in giro.

Le fatwa prese di mira alla Mecca sono soprattutto quelle a favore della violenza. Sono queste che danno l'immagine dell'Islam come legato al terrorismo. I rappresentanti dei governi islamici hanno detto "Basta con gli imam che si arrogano il diritto di dire: Uccidiamo questo gruppo, o rendono lecito il jihād (la guerra santa), per usare il termine usato dalla Conferenza Islamica. Va detto che nell'Islam, il problema della violenza è legato alla guerra. E la guerra, per essere giustificata, deve essere preceduta dalla dichiarazione del jihād.

2. Le fatwa della violenza e del terrore

Se un imam dichiara che siamo in una situazione di jihād, ciò vuol dire che ogni musulmano, secondo i mezzi a disposizione, ha il dovere di combattere l'aggressore per difendere o diffondere l'islam. Questo combattimento può essere con le armi e con la violenza fisica, dando luogo ai guerrieri, i mujāhidīn. Per chi non può combattere in modo diretto, il combattimento può essere fatto pagando altri che vanno a fare la guerra. Un altro modo di combattere – soprattutto contro gli atei - è difendendo l'Islam con gli scritti. Perfino le donne, facendo più figli, contribuiscono in questo loro modo specifico al jihād. In ogni caso, tutti i musulmani senza eccezione sono chiamati al jihād.

In questi ultimi anni si sono moltiplicati gli imam che ordinano di uccidere israeliani. Il più famoso imam del mondo musulmano attuale, Yussef al Qaradāwi ne ha lanciata una che giustifica gli attacchi terroristi palestinesi contro i civili israeliani. Al-Qaradawi è un egiziano che vive negli Emirati, ma viaggia molto anche in Europa, a Londra e in Irlanda, dove ha posto la sede dell'Istituto europeo delle Fatwa. Questo istituto ha un ruolo molto importante in Europa, talvolta positivo, talvolta negativo. Anni fa Al-Qaradawi ha reso pubblica una fatwa in cui spiegava che il kamikaze, il mujāhid, che si fa scoppiare in un bar, in una strada, in un bus a Tel Aviv o altrove in Israele, è un vero martire.

Per capire il valore di questa fatwa, bisogna dire che la tradizione musulmana non permette di uccidere una persona disarmata. Si può eseguire il jihād solo verso chi è armato. Al-Qaradāwi ha trovato il modo di giustificare l'uccisione dei civili. Egli spiega che ormai tutto Israele è come un esercito militare, un aggressore dell'islam, perché tutti gli israeliani appoggiano l'occupazione della Palestina, della terra islamica.

3. Correggere l'immagine dell'Islam

Dopo aver criticato le fatwa sulla violenza, il documento della Mecca affronta il discorso sul takfīr, sul dichiarare l'uno o l'altro kāfir, cioè miscredente, ateo. A causa della crisi dell'Islam, nel mondo musulmano è cresciuta questa tendenza ad accusarsi reciprocamente di "miscredenza". La ragazza pakistana uccisa da suo padre a Brescia in agosto, era considerata una "non buona musulmana". Molti governi islamici sono accusati di aver tradito la causa musulmana e di essere miscredenti: è l'accusa che Al Qaeda fa all'Arabia Saudita, ma anche all'Egitto, alla Giordania, ecc… Nella guerra tra Iraq e Iran, ciascuno dei due Paesi ha dovuto prima dimostrare che l'altro era kāfir, per poterlo attaccare!

Il documento della Mecca chiede di frenare questo reciproco ostracismo, che indebolisce l'unità della Umma, della comunità islamica. Più ancora, questa situazione dà dell'Islam un immagine di violenza che snatura l'Islam che è per natura sua - secondo il Documento - religione della tolleranza (dīn al-samāh). E i governi musulmani sono molto preoccupati dell'immagine, negativa e violenta, che il resto del mondo ha dell'Islam. I fondamentalisti invece non sono preoccupati da questa immagine: secondo loro ciò dimostra ancora di più quanto l'occidente sia corrotto, al punto da non capire che la violenza contro il Male è un Bene.

Un terzo punto del documento sta nel cercare di salvare l'identità musulmana, "attaccata da tutte le parti". Accarezzando la tendenza radicale, il documento scivola nella "vittimizzazione" dell'islam, dicendo che la crisi dipende dal fatto che tutto il mondo prende di mira e critica la religione musulmana. Il documento si diffonde sul fatto che l'occidente e il mondo hanno un'immagine deformata dell'Islam. Per questo, per salvare l'identità islamica e correggere gli errati clichè della comunità internazionale, alla Mecca si è deciso di "dare un'immagine dell'Islam, della Umma autentica, positiva".

Il documento rivendica il fatto che l'Islam ha creato una civiltà islamica e anzi ha contribuito a costruire una civilizzazione universale. Per riconquistare un'immagine più positiva, i governi alla Mecca hanno deciso di "dare priorità alle riforme e al progresso, in conformità alla civilizzazione umana, ispirati però ai principi della sharia, della giustizia e dell'uguaglianza". Il documento non va però oltre queste dichiarazioni generiche e di principio, concludendo che occorre "un piano decennale per riformare la società".

E per cambiare l'immagine deformata che l'occidente ha del mondo musulmano, i governi hanno deciso di diffondere in occidente una reale conoscenza dell'Islam. Per questi governi, influenzati dalle idee radicali, l'immagine che l'occidente ha dell'Islam è un'immagine sbagliata. Il documento della Mecca rischia di essere superficiale nell'analisi e nelle soluzioni. Per esso la posta in gioco, alla fine è solo "Come cambiare l'immagine dell'islam?", correggendo qua e là alcuni aspetti.

Solo il mondo islamico liberale ha il coraggio di dire: "Questa immagine è quella che noi musulmani diamo, non è qualcosa di inventato dagli occidentali. Se essa non corrisponde al vero Islam è perché noi non presentiamo il vero Islam". La domanda più radicale la fanno gli intellettuali liberali: come cambiare la nostra interpretazione dell'islam? Il problema infatti non è solo la violenza delle fatwa, o il modo in cui l'occidente vede l'Islam, ma un modo di attuare la religione islamica nella vita quotidiana.

Del resto, le fatwa rispecchiano la confusione in cui si trovano gran parte dei musulmani religiosi. Non riescono a conciliare islam e modernità e hanno paura di sbagliare allontanandosi dal "vero islam". Chiedono dunque delle fatwa, e i mufti (cioè i datori di fatwa) ne fanno su tutto e su niente, rispondendo alle migliaia di domande che arrivano loro! La richiesta di fatwa denota confusione e ignoranza religiosa; la fatwa rassicura e detta la condotta da tenere nei più piccoli particolari della vita quotidiana.

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