06/05/2019, 16.11
PAKISTAN
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Lahore, i giovani discutono di conflitti tra le tradizioni religiose

di Kamran Chaudhry

La Youth Development Foundation organizza “campi per la pace” rivolti ai giovani di diverse fedi. I pregiudizi contro le altre tradizioni religiose sono fomentati da “predicatori semi-analfabeti e faziosi che disorientano i fedeli nelle moschee”.

Lahore (AsiaNews) – Incontri sul ruolo della fede nel costruire l’armonia e promuovere la coesione sociale tra giovani di varie religioni: è il proposito con cui è nato un incontro ieri a Lahore, organizzato dalla Youth Development Foundation (Ydf). L’evento – dal titolo “Summit per la tolleranza tra i giovani” – ha visto la partecipazione di oltre 250 studenti di varie università e madrasse, attivisti e leader religiosi.

Muzni Fatima, 21 anni, era fra i presenti. Ad AsiaNews racconta che dopo nove anni di studio in una madrassa [scuola coranica] di Multan, era diventata molto critica sulla tradizione islamica sciita: “La mia famiglia molto conservatrice mi ha sempre messo in guardia dal diventare amica di ragazze di sette differenti. Per questo ho sviluppato diversi pregiudizi, ad esempio sul fatto che avessero un Corano diverso. Allo stesso modo, alcune loro pratiche di cordoglio mi sembravano alquanto eccentriche, come spegnere le luci durante lo Shaam-e-Ghariban, la notte successiva all’Ashura (che commemora il martirio nell’imam Husayn, nipote del profeta Maometto)”.

La ragazza studia alla Jamia Hafsa Lil Binaat, una madrassa per sole ragazze a Multan. Riporta che in passato era persino ancora più critica riguardo alle studentesse che studiano nella vicina università: “Il loro abbigliamento e stile di vita mi sembravano troppo occidentali e contro i veri insegnamenti della nostra fede”.

L’incontro di ieri era l’approfondimento dei “campi per la pace” organizzati dalla Ydf nella provincia del Punjab durante l’anno. Fatima era presente al campo di febbraio, insieme ad altre 24 ragazze tra i 18 e i 27 anni di varie religioni. Riferisce: “I miei genitori mi hanno permesso di partecipare solo perché eravamo accompagnati dal professore. Il viaggio è durato cinque ore e io sono capitata accanto ad una ragazza dell’università. Non ci siamo rivolte parola per tutto il tragitto. Poi però, grazie alle attività di gruppo e alle ‘sessioni sulla pace’, ho fatto diverse amicizie”.

Il maulana Abdul Majid Wattoo, suo insegnante, sottolinea che le differenze tra le tradizioni religiose sono uno dei principali fattori della radicalizzazione dei giovani. Egli afferma: “Lo studente di una madrassa può incontrare altri studenti universitari, ma non visiterà mai la madrassa di una setta rivale. I predicatori semi-analfabeti e faziosi sono coloro che disorientano i fedeli nelle nostre moschee”.

Shahid Rehmat, direttore esecutivo della Ydf, riferisce che “le sensibilità culturali e le barriere religiose hanno reso tutto ancora più impegnativo. La maggior parte dei gruppi gestiti dalla Chiesa evitano i programmi sulla pace nelle madrasse. Anche noi dobbiamo essere molto cauti quando affrontiamo il tema dell’armonia interreligiosa. Non discutiamo di religione”. Poi aggiunge: “Il nostro obiettivo è l’armonia tra le religioni e promuovere relazioni umane. Organizzare visite ai vari luoghi di culto può aiutare a contrastare la narrativa estremista”.

La demilitarizzazione delle madrasse è una delle azioni principali del Piano d’azione nazionale varato dopo il massacro nella scuola militare [di Peshawar] nel 2014, che ha causato la morte di 150 persone, di cui 132 alunni. Il mese scorso il general maggiore Asif Ghafoor, portavoce dell’esercito pakistano, ha annunciato un piano del governo per porre sotto controllo la rete di oltre 30mila madrasse: si tratta di una spinta a “rendere pubbliche” le scuole islamiche, ponendole sotto il controllo dello Stato.

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