29/05/2018, 11.54
PAKISTAN
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Lahore, in libreria un testo sulla protezione dei diritti delle minoranze

di Kamran Chaudhry

Il volume è curato dall’attivista cristiano Samuel Payara e sarà disponibile dal prossimo mese. Il testo vuole pubblicizzare una sentenza del 2014 dell’ex presidente della Corte suprema Tassaduq Hussain Jillani.

Lahore (AsiaNews) – Un nuovo libro che pubblicizza una sentenza della Corte suprema pakistana del 2014, in cui vengono descritti i diritti delle minoranze e come proteggerli. È quello presentato il 26 maggio scorso nel quartier generale di Lahore del Consiglio nazionale delle Chiese in Pakistan. Il volume – dal titolo “Landmark Judgement June 19 2014” – è curato dall’attivista cristiano Samuel Payara e sarà sugli scaffali di tutte le librerie del Paese dal mese prossimo.

Al lancio del volume hanno partecipato più di 30 attivisti, tra cui alcuni sopravvissuti all’attacco kamikaze contro la Bethel Memorial Methodist Church di Quetta, nella provincia del Balochistan, avvenuto nel dicembre 2017. Sajeel Gulzar ha perso il padre Gulzar Bhatti, di 45 anni, ucciso mentre tentava di chiudere la porta della chiesa per evitare che l’attentatore facesse ancora più vittime. “Dal governo – riporta – abbiamo ricevuto un risarcimento, ma le famiglie delle altre nove vittime sono ancora in attesa. Anche le famiglie di quattro feriti aspettano l’aiuto [economico] delle autorità per poter curare i propri cari”. Secondo il cristiano, “il sostegno finanziario può aiutare a lenire le ferire, ma i morti non tornano. Per questo chiediamo azioni necessarie per fermare gli attacchi terroristi contro le chiese”.

Il libro vuole diffondere al grande pubblico la sentenza del 2014 pronunciata da Tassaduq Hussain Jillani, ex presidente del massimo organo giudiziario del Paese ora in pensione. In essa il giudice ordinava al governo federale di costituire un Consiglio nazionale per i diritti delle minoranze e ai governi provinciali di creare task force per la tolleranza religiosa, la protezione dei luoghi di culto, inasprire i controlli sui discorsi dell’odio, sviluppare appropriati programmi di studio per scuole e licei, in modo da promuovere una cultura della tolleranza religiosa e sociale.

Il verdetto prendeva le mosse da un’ordinanza “motu proprio” del giudice, in risposta all’attentato del 2013 contro una chiesa protestante di Peshawar, costato la vita a più di 100 cristiani, mentre altri 144 sono rimasti feriti.

Non potendo recarsi alla cerimonia di presentazione, ieri è stato mons. Sebastian Francis Shaw, arcivescovo di Lahore, a consegnare una copia all’ex presidente Jillani presso la sua residenza privata (v. foto 3). I cattolici da tempo chiedono al governo pakistano di applicare la sentenza e sottolineano il clima di crescente insicurezza e persecuzione nei confronti delle minoranze religiose. Ad AsiaNews mons. Shaw dichiara: “Alla fine di questo mese (31 maggio) si scioglierà il governo [guidato] dal Pakistan Muslim League-Nawaz (Pml-N), ma da cinque anni il verdetto della Corte non viene reso effettivo. Noi preghiamo affinchè il prossimo esecutivo dia sollievo alle minoranze religiose e a coloro che attendono giustizia”.

L’autore Samuel Payara, che è anche fondatore e presidente dell’Implementation Minority Rights Forum (Imrf), ha accompagnato l’arcivescovo. Egli riferisce: “Il giudice ci ha detto di continuare a lottare. Suo figlio ha anche compilato una writ petition [documento che attiva il procedimento legale negli ordinamenti di common law, ndr] presso la Corte suprema sui diritti delle minoranze. Il segretario della Supreme Court Bar Association [associazione degli avvocati della Corte suprema] ci ha inoltre assicurato piena collaborazione”.  Poi aggiunge: “Il pubblico in generale e persino i funzionari governativi non sono a conoscenza di questi ordini. La stessa Corte è rimasta sorpresa quando l’avvocato generale aggiunto della provincia di Sindh, su richiesta della Corte, ha affermato che la profanazione dei luoghi di culto delle minoranze non è blasfema e non costituisce reato. Il libro è un dolce promemoria dei nostri diritti”.

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