07/03/2014, 00.00
LAOS - CAMBOGIA
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Laos: la diga di Don Sahong "progetto approssimativo", Mekong a rischio

Secondo gli ecologisti la Valutazione dell'impatto ambientale (Via) si basa su ricerche "incomplete". Il progetto mette in pericolo la fauna ittica e oltre 60 milioni di persone che vivono nel bacino inferiore del fiume. Rischio estinzione per specie "uniche". Danni stimati fra 1,4 e 3,9 miliardi di dollari all'anno.

Vientiane (AsiaNews) - I progettisti della futura diga di Don Sahong sul Mekong, in Laos, hanno elaborato una Valutazione di impatto ambientale (Via) basata su "ricerche incomplete e approssimative", senza consultare le comunità della zona interessate dal mega-impianto. È quanto affermano gli attivisti del World Wide Fund for Nature (Wwf), secondo cui sono a rischio - nel caso in cui si proceda con i lavori - almeno 60 milioni di persone che vivono lungo il bacino inferiore del fiume e gran parte della fauna ittica che popola le sue acque. Sotto accusa le modalità attraverso le quali l'impresa costruttrice malaysiana Mega First Berhad ha elaborato il Via. Il gruppo ambientalista chiede perciò una sospensione del progetto da 260 megawatt, che dovrebbe prendere il via entro il prossimo mese di settembre; esso ha già sollevato le proteste di Thailandia, Cambogia e Vietnam, per i quali non vi è una analisi approfondita dell'impatto a valle.

Una contro-valutazione del Wwf, effettuata da esperti internazionali di migrazione ittica, mostra "i molti problemi" che si celano dietro alla valutazione sull'impatto ambientale; fra i tanti emergono "i metodi inappropriati di ricerca, le prove contraddittorie o mancanti, indicazioni su provvedimenti per lenire gli impatti che non è affatto detto possano funzionare". Per il movimento ambientalista è errata la posizione in cui dovrebbe sorgere il mega-impianto e mancano le conoscenze specifiche relative al contesto naturale e alle popolazioni residenti nell'area.

Interpellato da Radio Free Asia (Rfa) Chhith Sam Ath, direttore nazionale per la Cambogia del Wwf, ricorda che il Via deve essere elaborato secondo criteri "scientifici e oggettivi", per poter delineare in modo chiaro i rischi per la gente, l'ambiente naturale e la fauna. Per le gravi lacune, non può essere considerato "accettabile a livello di studio scientifico", a fronte di un progetto che può alterare l'ecosistema e mettere in ginocchio l'economia delle famiglie dei pescatori. Oltre a portare "all'estinzione" specie "uniche" che vivono solo nel bacino del Mekong.

Se costruita, la diga di Don Sahong - che sorgerà a meno di 1 km dal confine fra Laos e Cambogia - bloccherà il canale di Hou Sahong, la sola via annuale per la trasmigrazione dei pesci nel Mekong. Secondo il Wwf essa causerà "danni permanenti", stimabili fra gli 1,4 e i 3,9 miliardi di dollari all'anno. Secondo quanto stabilito dalla Commissione per il fiume Mekong (Cfm), organismo inter-governativo, gli impianti idroelettrici devono assicurare il passaggio del 95% delle specie di pesce prese in esame. "E la Valutazione ambientale - aggiunge Chhith Sam Ath - non ha dimostrato con assoluta certezza che la diga sarà in grado di raggiungere questo requisito". Per questo gli esperti del Wwf chiedono uno studio elaborato da una commissione mista di laotiani e cambogiani, auspicando al contempo più colloqui bilaterali fra i governi di Phnom Penh e Vientiane, allargati alla popolazione civile dell'area interessata dal progetto.

Il Mekong nasce sull'altopiano del Tibet e scorre lungo la provincia cinese dello Yunnan, poi in Myanmar, Thailandia, Laos, Cambogia e Vietnam. Circa 65 milioni di persone vivono lungo il suo corso, ricavando sostegno dalla pesca (stimata valere 3 miliardi di dollari annui) e dagli allevamenti ittici. Ma ora il fiume, lungo 4.880 chilometri e ritenuto il secondo più ricco al mondo per biodiversità, è minacciato dai molti progetti di dighe e centrali idroelettriche. La Commissione per il fiume Mekong (Cfm), come i governi di Hanoi e Phnom Penh, hanno chiesto - invano finora - una moratoria di 10 anni sulla costruzione, mostrando le pesantissime ripercussioni sulla pesca, con un calo pari a 300mila tonnellate annue.

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