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  • » 13/11/2017, 13.53

    LIBANO-ARABIA SAUDITA

    Le lacrime di Saad Hariri nell’intervista confermano i dubbi dei libanesi

    Pierre Balanian

    Il racconto dell’intervista che il premier ha dato a Paula Jakobian, dopo una settimana di silenzio dalle sue dimissioni. Le emittenti saudite l’hanno trasmessa in diretta. Le tivu libanesi hanno preferito di no. Hariri piange quando viene a sapere che tutti i libanesi vogliono il suo ritorno. Le minacce ai figli e alla moglie, che vivono in Arabia saudita. La richiesta (saudita) di neutralità per il Libano nello scacchiere medio-orientale.

    Beirut (AsiaNews) –Ieri mattina presto, Paula Jakobian, giornalista della TV Future libanese, riceve una telefonata dal Primo ministro libanese Saad Al Hariri, suo direttore diretto essendo lui il proprietario dell’emittente, nella quale le dice secondo quanto lei stessa riferisce: “Mi chiedi da molto tempo un’intervista è giunta l’ora vieni”. L’intervista viene annunciata per le 20.30 orario di Beirut e la giornalista parte da sola, perché “non vi era tempo sufficente per organizzare la troupe con cameramen e regista” e pensa che farà ricorso ad una troupe locale. Il pomeriggio la giornalista Jakobian pubblica una foto che la ritrae a bordo di un aereo privato saudita in direzione di Riyadh. Al suo arrivo all’aeroporto, viene accolta da un signore saudita che l’aiuta con le procedure di visto ed ingresso per poi essere trasferita con autista privato alla “dimora di Hariri” che lei definisce “casa del Capo di governo”.

    Ancora prima della diffusione dell’intervista “scoop” - che arriva dopo una settimana di silenzio dalle dimissioni del premier libanese annunciate dall’Arabia Saudita e sulle onde di una Tv Saudita - reagiscono il presidente della Repubblica libanese Michel Aoun ed il presidente del parlamento Nabih Berri, ambedue dichiarando con parole simili di “non dover dar peso a qualsiasi dichiarazione e atto del Premier dal momento che sono il risultato di una situazione ambigua e misteriosa”. E infatti quasi tutte le emittenti televisive libanese rifiutano di trasmettere in diretta l’intervista, al contrario delle emittenti televisive saudite.

    La tanto attesa intervista che arriva dopo le pressioni internazionali non solo non dissipa i dubbi, ma li accresce.

    Il Premier appare “estremamente rilassato”, lento nelle reazioni come se si fosse appena svegliato, tanto che un giornalista libanese si chiede se non “abbia bevuto prima 100 tazze di camomilla”. Manca il sorriso abituale che egli regalava in ogni intervista, come pure la verve che lo caratterizzava. E dimostra a varie riprese di non essere al corrente di quanto sta avvenendo in Libano da quando egli si è dimesso. Una conferma alle voci di isolamento dal mondo esterno.

    E' la giornalista a riferirgli che tutto il popolo libanese si è unito, “anche i tuoi nemici e non solo quelli del tuo movimento; tutti sono con te e vogliono il tuo rientro”. Queste notizie gli fanno venire le lacrime agli occhi ed il nodo alla gola, tanto che la giornalista interrompe l’intervista per una pausa “di riposo”. “Saad Hariri non lascerà il Libano” le risponde Hariri, “sono libero; posso lasciare il Paese quando voglio”, ha aggiunto.  “Allora perché non torni? Quando tornerai?” le chiede Jakobian. “Molto presto: fra tre-quattro giorni”, proprio come aveva detto la settimana scorsa al presidente della Repubblica. Sul perché non contatta amici, parenti, familiari e diserta i social media contrariamente alla sua abitudine, risponde: “Sono in una fase di meditazione e di distacco”. 

    La giornalista ha sottolineato spesso che l’intervista è avvenuta nella “casa di Hariri”. Al premier dice: “Sono accusata io stessa dalla gente di far parte di questa farsa. Onestamente io non ho visto nulla di strano, ma non potrei dire che tutto non sia arrangiato”. Quando gli ha chiesto dove sono i suoi figli, le risponde: ”A casa.  Stanno seguendo questa intervista in diretta sulla tv”. Ma a Beirut si domandano: quale casa, se quella è la casa di Hariri a Riyadh?

    Le posizioni ed i toni sembrano molto più pacate rispetto all’annuncio delle dimissioni. Sono più pacate anche le dichiarazioni nei confronti del Libano da parte di Sabhan, ministro saudita per gli Affari del Golfo, dopo la visita a Washington, a visita del presidente francese Macron e le dichiarazioni del Foreign Office britannico che ha chiesto “di evitare di trasformare il Libano in un’arena dei conflitti regionali altrui”.

    Fra i motivi della sua scelta, Hariri cita l’ “obbligo di avere rapporti con Damasco, che rifiuta, e dell’innacettabilità del ruolo avuto da un partito libanese a danno di Paesi arabi”. Ma dalla sua bocca si apprendono anche altri motivi: “Devo pensare anche alla mia famiglia” dice. “Lei sa cosa ho passato dopo la morte di mio padre”. Ha quindi paura per la sua famiglia? Da chi? Dai libanesi e da altri, visto che sua moglie ed i suoi tre figli vivono in Arabia Saudita?

    Nella frase più importante dell’intervista, Hariri dice: “Ci sono altri motivi per le dimissioni, dei quali non posso parlare ora” e aggiunge: “Li rivelerò una volta ritornato a Beirut”.

    Nell’intervista egli nega di essere stato minacciato “da Ali Akbar Welayati [noto politico iraniano-ndr]”. E allora egli è minacciato da chi? Se in Libano si sono uniti tutti per lui, perché ancora ha paura?  I servizi di sicurezza libanesi hanno negato la notizia diffusa dalla tv saudita Al Arabiya che “secondo fonti dell’intelligence libanese si stava tramando un attentato contro la vita del premier Hariri”.

    L’intervista che doveva dissipare i dubbi, al contrario li ha infittiti. I telespettatori hanno notato dietro la giornalista un uomo con dei fogli in mano nella “casa di Hariri”. Ma il suo staff era stato rimandato in Libano. Hariri guardava a quell’uomo con nervosismo. I social media libanesi, presentando una sequenza dell’intervista , chiedono: “Vogliamo tutti sapere chi è quest’uomo”.

    Hariri ha insistito che i partiti in  Libano non devono interferire in guerre esterne, soprattutto in Yemen. La giornalista gli ha ricordato che anche lui ha interferito ed aiutato l’opposizione anti-Assad in Siria, contradicendo quanto afferma. E Hariri ha risposto: “Il mio intervento per il popolo siriano lo ritengo un fiore all’occhiello di cui vado fiero”.

    Il Premier ha ammonito che l’Arabia Sauddita potrebbe imporre sanzioni economiche al Libano se Beirut non torna alla neutralità. “Allora vogliono affamarci”, ha detto la giornalista ”nel chiedere condizioni impossibili da realizzare in Libano”. “L’Arabia Saudita ama Beirut - ha risposto Hariri – ma non possono amarlo più di quanto amano Riyadh”.

    Ed ha fatto un passo indietro: “Tornerò in Libano e tratterò con le parti “ e “potrei rinunciare alle dimissioni se il Libano diventi neutrale”.

    I libanesi si aspettano di vedere il cardinale Rai in Arabia Saudita oggi e sperano di poter vedere con il Premier ed il cardinale anche i figli e la moglie di Hariri.

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