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  • » 10/12/2015, 00.00

    INDIA

    Leader cristiano: Basta con la discriminazione dei dalit cristiani e musulmani

    Nirmala Carvalho

    Il Constitution (Scheduled Caste) Order del 1950 garantisce alle caste svantaggiate alcune facilitazioni di tipo economico, educativo e sociale. Vengono anche assegnate quote di posti di lavoro nella burocrazia. Ma la legge accorda i privilegi solo ai dalit indù, buddisti e sikh, mentre esclude i cristiani e i musulmani. Attivista: “Anche i bambini sono discriminati”. Oggi si celebra la Giornata internazionale per i diritti umani.

    Mumbai (AsiaNews) – Oggi in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale dell’Onu per i diritti umani. Il tema di quest’anno è: “I nostri diritti! Le nostre libertà! Sempre!”. Ma in India il “Presidential Order del 1950 ha ridotto in modo drastico il diritti fondamentali dei dalit cristiani, che vengono discriminati in base alla loro appartenenza religiosa”. A denunciarlo ad AsiaNews è Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic). L’attivista aggiunge: “L’India è uno Stato laico e la discriminazione religiosa è proibita dall’articolo 15 della nostra Costituzione. Chiediamo che siano prese azioni positive a favore dei dalit cristiani”.

    Il presidente del Gcic afferma: “Il diritto fondamentale alla libertà religiosa è uno dei diritti più importanti [garantiti dalla Costituzione indiana – ndr]. Invece i dalit cristiani vengono discriminati non solo in quanto dalit, ma anche perché cristiani”.

    L’attivista si riferisce al Constitution (Scheduled Caste) Order del 1950 – conosciuto con il nome di Presidential Order del 1950 – che impedisce ai cristiani e musulmani di uscire dallo stato di fuori casta e accedere a pieni diritti. La legge riconosce alle caste svantaggiate [anche se in via ufficiale le caste sono state abolite – ndr] alcune facilitazioni di tipo economico, educativo e sociale, con quote di posti di lavoro assegnati nella burocrazia.

    Il terzo paragrafo della norma specifica però che non può essere membro di questi gruppi “chi professa una religione diversa dall'induismo”. Nel 1956 e nel 1990 sono stati introdotti emendamenti per estendere la categoria a buddisti e a sikh, mentre ne sono tuttora esclusi i cristiani e i musulmani. Per questo motivo da tempo attivisti sociali lamentano una discriminazione di fatto rivolta contro i dalit cristiani e musulmani, che non possono godere dei privilegi accordati ai “fuori casta” delle altre confessioni.

    Sajan K George continua: “L’ingiustizia a danno dei dalit cristiani va contro lo spirito degli articoli 14, 15 e 16 della Carta fondamentale dell’India, che afferma uguaglianza sociale, pari opportunità e libertà di religione. È una tragedia il fatto che il 75% dei cristiani in India (20 milioni) appartenga alla caste svantaggiate. Essi non possono godere dei privilegi legali sanciti dalla Costituzione, perché essi vengono negati dal Presidential Order. Questa privazione di giustizia è una grave violazione dei diritti umani”.

    L’attivista conclude: “Il fatto più grave è che quando un dalit decide di convertirsi al cristianesimo, perde tutti i vantaggi correlati alla sua appartenenza sociale. Mentre li riacquista se presenta un certificato di adesione alle caste svantaggiate [di religione indù, buddista o sikh – ndr]. Anche i bambini subiscono le stesse discriminazioni”.

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