16/03/2015, 00.00
PAKISTAN
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Leader musulmani condannano gli attacchi alle chiese di Lahore

di Silent Thinker
Almeno 50 studiosi islamici criticano gli attentati suicidi: "Tutti noi rigettiamo ogni forma di terrorismo. Chiunque sia il colpevole deve essere punito". Nel quartiere Youhanabad a Lahore la situazione resta tesa. Il kathib (predicatore) della seconda moschea del Pakistan: "Solo le bestie uccidono e distruggono chiese, moschee e luoghi di culto di altre religioni".

Lahore (AsiaNews) - Almeno 50 leader religiosi islamici hanno condannato all'unanimità gli attentati suicidi contro due chiese a Lahore, che hanno causato la morte di 17 persone, inclusi alcuni musulmani. Tra questi anche Allama Thair Ashrafi, presidente del Pakistan Ulema Council (Puc), che dichiara ad AsiaNews: "Il governo dovrebbe attuare con fermezza il National Action Plan (Nap) per reprimere il terrorismo. Non esistono talebani buoni o cattivi: chiunque sia il colpevole deve essere punito. Almeno 13.600 madrasse [scuole islamiche, ndr] e 74mila moschee legate al Puc stanno collaborando con le autorità nella lotta al terrorismo".

Insieme ad altri 20 studiosi islamici, Ashrafi oggi ha indetto una conferenza stampa al Lahore Press Club: "Quanto accaduto è una grande tragedia. Abbiamo subito portato gli studenti della madrassa negli ospedali dove erano ricoverati i feriti. Tutti noi rigettiamo ogni forma di terrorismo".

Le strade del quartiere cristiano di Youhanabad riecheggiano dei pianti dopo che oggi si è celebrato il primo funerale di una delle vittime. La situazione resta tesa, mentre i notiziari locali mostrano scontri tra manifestanti cristiani e musulmani in alcune zone di Lahore. I ranger dell'esercito sono stati chiamati per mantenere la sicurezza nell'area.

Irfan Mufti, direttore esecutivo del South Asia Partneship (Sap) per il Pakistan, afferma ad AsiaNews: "Non possiamo appoggiare questa reazione. I vescovi cattolici dovrebbero dire in modo chiaro che quelli coinvolti nell'uccisione [dei terroristi] non erano con i cristiani. Il cristianesimo è una religione di pace e ci aspettiamo lo stesso messaggio".

Come già fatto da mons. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan (Pcbc), anche il vescovo di Faisalabad mons. Joseph Arshad ha invitato i cristiani a "rimanere pacifici" e ha condannato il linciaggio di due sospetti terroristi dicendo che "tutti devono astenersi dal farsi giustizia da soli".

Abdul Kabor Azad, khatib (predicatore) della moschea di Badshahi - la seconda più grande del Pakistan - sottolinea: "Solo le bestie uccidono e distruggono chiese, moschee, Hussainia [sala sciita per cerimonie, ndr] o qualunque altro luogo di culto. La maggior parte degli ulema è unita contro il terrorismo e molti stanno anche ricevendo minacce per aver parlato contro i talebani".

"Condividiamo il dolore dei nostri fratelli cristiani - aggiunge Azad - e insieme dovremmo tentare di costruire un Paese pacifico e prosperoso. Chiedo ai cristiani di restare tolleranti".

Tuttavia, molti membri della società civile restano scettici riguardo le dichiarazioni fatte dai leader islamici, ritenuti responsabili per la prevalente intolleranza religiosa nella società pakistana. Una delegazione di studiosi musulmani ha subito la collera di alcuni cittadini quando ha deciso di unirsi alla manifestazione organizzata davanti alla sede dell'Assemblea legislativa del Punjab.

Il muftì Muhammad Muneeb-ur-Rehman, presidente del Central Roet-e-Hilal Committee e del Tanzim ul Madaris Al Arbia, ha dovuto interrompere il suo discorso prima che alcuni manifestanti lanciassero slogan contro di lui.

 

 

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