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  • » 10/11/2009, 00.00

    PAKISTAN

    Legge sulla blasfemia e discriminazione religiosa: attentato al futuro del Pakistan

    Emmanuel Y. Mani *

    La testimonianza di p. Emmanuel Y. Mani alla conferenza stampa promossa da AsiaNews dal titolo “Salvate i cristiani e il Pakistan dalla legge sulla blasfemia”. La comunità internazionale prema sul nostro governo “per fermare le discriminazioni e le violenze contro le minoranze religiose”. Nel Paese serve “una cultura di armonia tra le religioni e di pace”.
    Roma (AsiaNews) – Sono grato ad AsiaNews per aver organizzato questa conferenza stampa e ringrazio tutti voi per essere intervenuti, a nome della Commissione nazionale di giustizia e pace. Ncjp è un organismo che si batte per i diritti umani, fondato dalla Chiesa cattolica in Pakistan e attivo sin dal 1985. Noi ci battiamo per la promozione dei diritti delle minoranze, per il diritto al lavoro e per le donne del nostro Paese. Sin dall’inizio ho lavorato con l’organizzazione e dal 1995 ricopro l’incarico di direttore nazionale.
     
    La particolare preoccupazione che spinge me e i miei colleghi a venire in Europa è l’estremismo religioso e la situazione delle minoranze religiose. Vogliamo informare l’opinione pubblica sulle ingiustizie istituzionali contro le minoranze religiose e, in particolare, contro la comunità cristiana in Pakistan. Vorremmo, inoltre, che la società civile di tutto il mondo capisse i pericoli connessi a un disinteresse della situazione che vive oggi il Pakistan.
     
    Ad agosto e a settembre del 2009 i media internazionali della carta stampata e in rete, compresi quelli italiani, hanno diffuso le notizie riguardanti attacchi ai cristiani in diverse zone del Pakistan. Il 9 marzo una folla ha preso di mira una chiesa in un villaggio vicino a Gujranwala, una donna è morta in seguito all’attacco. Il 22 aprile, un insediamento cristiano e una chiesa sono stati colpiti da uomini armati nella città di Taisar, nei pressi di Karachi. Anche in questo caso, un giovane cristiano è stato ferito gravemente ed è morto a causa delle ferite.
     
    Il 29 giugno è stato incendiato un intero insediamento cristiano in un villaggio vicino a Kasur: bruciate più di 60 case, di proprietà di 100 famiglie. Il 30 giugno, di nuovo, circa 60 case appartenenti a cristiani nel villaggio di Korian sono state incenerite da una folla. Il 1 agosto, nella città di Gojra, un numero simile di edifici sono state bruciate. Sette cristiani, tra cui donne e bambini, sono bruciati vivi, mentre un’ottava persona è morta per infarto, dopo che la folla ha colpito la sua abitazione. L’11 settembre gli estremisti hanno colpito un insediamento cristiano e una chiesa; nella notte fra il 14 e il 15 settembre, un giovane cristiano è morto in prigione in seguito a un omicidio extragiudiziale. Sul suo capo pesava l’accusa di aver dissacrato il Corano.
     
    Sono uno degli esponenti di prima fila della nostra organizzazione, per questo ho avuto la possibilità di testimoniare in prima persona le distruzioni e la disperazione delle persone, come testimone degli incidenti o membro della commissione di inchiesta. Vi sono dei tratti comuni tra gli attacchi perpetrati dagli estremisti e le violenze organizzate. Il primo è che ci sono certi gruppi e organizzazioni che orchestrano una campagna di odio contro i cristiani (circa 3 milioni in Pakistan). Secondariamente, il governo è spesso consapevole di una escalation della tensione; tuttavia non riesce a reprime l’esplosione delle violenze. Terzo, vi sono leggi e politiche che alimentano l’odio e che vengono usate per causare tensioni a sfondo confessionale tra le persone. Quarto, gli altoparlanti delle moschee e i forum sono usati per raccogliere le persone e seminare incomprensioni in merito a determinati episodi, che vengono bollati come casi di blasfemia.  
     
    La legge sulla blasfemia include gli articoli 295b, 295c, 298a, 298b e 298c del codice penale pakistano. Tra il 1980 ed il 1986 queste leggi erano state introdotte dall’allora presidente del Pakistan, Zia-ul-Haq, per garantire il rispetto del profeta Maometto, i suoi Compagni [indicati dalla tradizione islamica con il termine Sahābah, ndr] e del Sacro Corano. Oggi queste leggi sono le uniche al mondo attraverso cui persone che subiscono accuse infondate restano vittime di omicidi, vengono arse vive e subiscono la distruzione delle loro proprietà.
     
    Dal 1986 all’ottobre del 2009, almeno 966 persone sono finite sotto accusa per la legge sulla blasfemia: 50% musulmani, 35% ahmadi, 13% cristiani, 1% indù e 1% di religione non specificata. Almeno 33 persone sono state vittime di omicidi dopo l’accusa: 15 musulmani, 15 cristiani, 2 ahamdi e 1 indù. Queste leggi vengono usate in modo indiscriminato contro i cittadini e quelli non musulmani sono annichiliti dalla legge sulla blasfemia perché l’intera comunità ed i villaggi patiscono le conseguenze del suo abuso. Il numero delle vittime tra i musulmani è elevato non perché la legge è usata in modo equo tra le diverse componenti della società, ma perché diversi gruppi islamici usano la norma per attaccarsi l’un l’altro. Resta poi il fatto che la legge è molto discriminatoria poiché si prefigge l’affermazione di una specificità religiosa, nel suo stesso testo e nello scopo che persegue. È poi altrettanto vero che c’è uno stretto rapporto tra il numero delle persone appartenenti a minoranze che subiscono le conseguenze della legge ed il peso che quelle stesse minoranze hanno nella società pakistana.
     
    L’organismo che dirigo è impegnato in diversi casi e con numerose persone accusate di blasfemia. Questo nostro lavoro significa seguire processi, proteggere le vittime ed i loro familiari, interloquire con le autorità. Parlo a partire dalla mia esperienza quando dico che questa legge viene abusata.
     
    Ora è venuto il momento di porre fine al terrore e all’ingiustizia perpetrato nel nome della religione. La comunità internazionale ha un compito nel persuadere il governo del Pakistan a prendere le necessarie iniziative per fermare le discriminazioni e le violenze contro le minoranze religiose. Per riparare il danno il governo pakistano dovrebbe andare oltre l’abrogazione della legge sulla blasfemia. Dovrebbe impegnarsi a costruire una cultura di armonia tra le religioni e di pace. È giunto il momento che il governo passi dalle parole ai fatti.
     
    * P. Emmanuel Y. Mani, direttore Commissione nazionale di Giustizia e Pace in Pakistan
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