29/04/2019, 12.27
VATICANO
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Libertà religiosa violata anche nei Paesi democratici

Un documento della Commissione teologica internazionale evidenzia come oggi una violazione sostanziale della libertà religiosa si sta verificando anche nei Paesi che si definiscono liberali e democratici. “La presunta neutralità ideologica dello Stato liberale” sta andando verso un “totalitarismo morbido”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Di violazioni della libertà religiosa si parla di fronte alla violenza che vuole eliminare la fede degli altri e specialmente alle uccisioni che negli ultimi giorni hanno colpito cristiani, ebrei e musulmani. Ma se oggi si può parlare di nuovo martirio dei cristiani, come ha ammesso il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, una violazione sostanziale della libertà religiosa si sta verificando anche nei Paesi che si definiscono liberali e democratici. La denuncia emerge dal documento elaborato dalla Commissione teologica internazionale (Cti) intitolato: La libertà religiosa per il bene di tutti. Approccio teologico alle sfide contemporanee, approvato da papa Francesco e pubblicato il 26 aprile.

La Commissione afferma infatti che nel contesto socio-culturale affermatosi negli ultimi decenni, lo Stato democratico sta andando verso un “totalitarismo morbido” che in nome di una “pretesa neutralità ideologica” rimuovendo “ogni giustificazione etica e ogni ispirazione religiosa, mostra la tendenza ad elaborare una ideologia della neutralità che, di fatto, impone l’emarginazione, se non l’esclusione, dell’espressione religiosa dalla sfera pubblica”. E ciò “rende particolarmente vulnerabili alla diffusione del nichilismo etico nella sfera pubblica”.

Siamo di fronte a “una ‘imitazione laicista’ della concezione teocratica della religione, che decide l’ortodossia e l’eresia della libertà in nome di una visione politico-salvifica della società ideale: decidendo a priori la sua identità perfettamente razionale, perfettamente civile, perfettamente umana. L’assolutismo e il relativismo di questa moralità liberale confliggono, qui, con effetti di esclusione illiberale nella sfera pubblica, all’interno della pretesa neutralità liberale dello Stato”.

Ma “una cultura civile che definisce il proprio umanesimo attraverso la rimozione della componente religiosa dell’umano, si trova costretta a rimuovere anche parti decisive della propria storia: del proprio sapere, della propria tradizione, della propria coesione sociale. Il risultato è la rimozione di parti sempre più consistenti dell’umanità e della cittadinanza da cui la società stessa è formata”. “La reazione alla debolezza umanistica del sistema fa persino apparire giustificato per molti (soprattutto giovani) l’approdo ad un fanatismo disperato: ateistico o anche teocratico. L’incomprensibile attrazione esercitata da forme violente e totalitarie d’ideologia politica, o di militanza religiosa, che sembravano ormai consegnate al giudizio della ragione e della storia, deve interrogarci in modo nuovo e con maggiore profondità di analisi”.

Il documento ricorda che già la dichiarazione conciliare Dignitatis humanae afferma che secondo il cristianesimo “non si deve costringere alla religione, perché questa forzatura non è degna della natura umana creata da Dio”. “Dio chiama a sé ogni uomo, ma non costringe nessuno. Pertanto, questa libertà diventa un diritto fondamentale che l’uomo può rivendicare in coscienza e responsabilità nei confronti dello Stato”. Di qui l’affermazione di Giovanni Paolo II che la libertà religiosa è fondamento di tutte le altre libertà, è un’esigenza irrinunciabile della dignità di ogni uomo e costituisce "la garanzia di tutte le libertà che assicurano il bene comune delle persone e dei popoli”.

Oggi invece, nella proliferazione dei diritti soggettivi dell’attuale Stato democratico, la libertà religiosa perde il suo posto di diritto fondamentale e viene ridotta a un diritto soggettivo come gli altri. Più ancora, “la presunta neutralità ideologica dello Stato liberale, che esclude selettivamente la libertà di una trasparente testimonianza della comunità religiosa nella sfera pubblica, apre un varco per la finta trascendenza di un’occulta ideologia del potere. Papa Francesco ci ha messi in guardia da questa sottovalutazione dell’indifferenza religiosa: «Quando, in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio dalla società, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce sé stesso, la sua dignità è calpestata, i suoi diritti violati»”. (FP)

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