11/03/2015, 00.00
SIRIA-ISLAM
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Lo Stato Islamico uccide un giovane arabo israeliano perché "spia del Mossad". Ma era solo un disertore del jihad

di Paul Dakiki
Il "boia" è stato un ragazzo 12enne. Il giovane 19enne era fuggito da Neve Yaakov, vicino a Gerusalemme est, per unirsi allo SI. Il padre afferma che suo figlio voleva tornare a casa. Nei mesi scorsi almeno 120 giovani - in maggioranza stranieri - sono stati giustiziati per aver cercato di disertare dallo SI.

Beirut (AsiaNews) - Lo Stato Islamico (SI) ha diffuso ieri un video un cui si vede un ragazzo che spara a un giovane arabo israeliano, accusato di essere una spia del Mossad. Nel filmato, la vittima dice di avere 19 anni, di chiamarsi Mohammed Said Ismail Musallam e di essere stato reclutato dallo spionaggio israeliano.

Con indosso la tuta arancione dei condannati a morte, il giovane è in ginocchio davanti a un ragazzo pressoché 12enne e davanti a un uomo barbuto. L'uomo, parlando in francese, minaccia gli ebrei di Francia; poi il ragazzo va davanti al giovane e con una pistola gli spara alla fronte. Il ragazzo grida "Allah Akbar!" (Dio è grande) e poi spara quattro colpi di pistola sul corpo esanime del giovane.

Il padre di Musallam, intervistato diverse settimane fa dall'Afp, ha negato che suo figlio fosse una spia. "Mio figlio è innocente" ha detto. "Lo SI lo ha accusato di lavorare per il Mossad perché ha cercato di fuggire".

Said Musallam, il padre, è nato nella West Bank, ma i suoi quattro figli hanno passaporto israeliano. Tutta la famiglia vive vicino all'insediamento israeliano di Neve Yaakov, nella zona di Gerusalemme est.

Il padre racconta che il giovane aveva interrotto il suo servizio come pompiere per recarsi in Siria e unirsi allo SI. Il giovane non sarebbe "religioso" praticante, ma sarebbe stato reclutato via internet.

Il padre racconta di aver parlato tempo fa col figlio mentre questi era a Raqqa, la "capitale del califfato" islamico, nel nord della Siria. Il figlio gli raccontava che voleva tornare a casa, dopo aver completato un addestramento di base.

Non è la prima volta che lo SI uccide chiunque osa lasciare l'organizzazione. L'Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh), un'organizzazione con base a Londra, ha diffuso la notizia secondo cui il 7 marzo scorso nove membri dello SI si sono uccisi fra loro in uno scontro per impedire la fuga di un gruppo di militanti verso la Turchia. Lo scontro è avvenuto vicino alla città di Al-Bab, a circa 30 km a sud della frontiera turca.  Fra i fuggitivi vi erano nove jihadisti europei e un tunisino che erano riusciti ad evadere da una prigione, dove erano rinchiusi in seguito a un precedente tentativo di fuggire all'estero, lasciando la lotta armata.

Nello scontro, cinque fuggitivi e quattro combattenti sono stati uccisi; gli altri cinque fuggitivi sono stati ripresi.

Secondo l'Osdh, negli ultimi due mesi del 2014, lo SI ha giustiziato più di 120 membri, in gran parte stranieri, che volevano disertare e ritornare ai loro Paesi d'origine.

 

 

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