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  • » 30/11/2015, 00.00

    SIRIA

    Lo Stato islamico ha giustiziato oltre 3500 persone in Siria, più di 2mila i civili



    Secondo i dati aggiornati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani solo nel mese scorso vi sono state 53 condanne a morte, di cui 35 civili. I jihadisti hanno giustiziato anche 103 donne e almeno 77 bambini. Fra le persone uccise civili accusati di stregoneria, omosessualità e collaborazionismo col nemico.

    Damasco (AsiaNews/Agenzie) – Le milizie dello Stato islamico (SI) hanno giustiziato oltre 3.500 persone in Siria, di cui almeno 2mila civili e non coinvolti in modo diretto nei combattimenti, dalla dichiarazione nel giugno dello scorso anno del sedicente “Califfato”. Ad affermarlo sono gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo con base a Londra e una fitta rete di informatori sul territorio. Solo nel mese scorso, i jihadisti hanno eseguito la condanna a morte di 53 persone, di cui 35 civili, nelle aree sotto il loro controllo in Siria.

    I nuovi dati aggiornati, forniti dall’Osservatorio, portano a 3.591 in totale le persone giustiziate dai miliziani fondamentalisti da quanto è nato il “Califfato”, che in territorio siriano ha base e roccaforte a Raqqa. Lo SI controlla gran parte del territorio e ha introdotto la sharia, la legge islamica, come norma suprema di funzionamento dello “Stato”.

    Fra le oltre 3.500 persone uccise dai jihadisti vi sono anche 1.945 civili, di cui 103 donne e almeno 77 bambini; alla voce civili, spiegano gli attivisti, vanno considerati tutti i cittadini delle aree sotto il controllo del miliziani che non sono coinvolti “in modo diretto” nei combattimenti.

    Nel novero dei civili giustiziati vi sono persone accusate di stregoneria, omosessualità e di collaborazionismo con la coalizione guidata dagli Stati Uniti che, nel settembre 2014,  ha promosso una campagna militare contro i miliziani in Siria e Iraq.

    I membri della tribù sunnita Shaitat sono almeno metà dei civili giustiziati in questo anno e mezzo. Lo SI ne ha uccisi circa 930 del clan stanziato nella provincia nord-orientale di Deir Ezzor, che lo scorso anno si è opposto all’ascesa dei jihadisti. A questi si aggiungono 247 persone appartenenti a gruppi ribelli rivali e combattenti curdi; ancora, sarebbero 975 le persone uccise e appartenenti all’esercito fedele al presidente siriano Bashar al-Assad. Infine, secondo i dati dell’osservatorio sono 415 i miliziani dello Stato islamico giustiziati con l’accusa di spionaggio o sopresi mentre cercavano di disertare.

    In Siria i miliziani jihadisti controllano gran parte delle province centrali di Homs e Hama, di Deir Ezzor e Hassakeh nel nord-est e le città di Raqqa e Aleppo nel nord. Lo SI può contare su decine di migliaia di combattenti protagonisti di sequestri, stupri, decapitazioni e lapidazioni. Per le Nazioni Unite gli atti compiuti dai jihadisti rappresentano “crimini contro l’umanità”.

    Dall’inizio della guerra contro il presidente Assad in Siria nel 2011 sono morte oltre 250mila persone; quattro milioni i cittadini che hanno abbandonato il Paese per sfuggire al conflitto. 

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