20/06/2018, 11.16
LIBANO – SIRIA – IRAQ – RIFUGIATI
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Mahmoud, Roula, Zozan, storie di rifugiati: dalla guerra ad una nuova vita

Nella Giornata mondiale del rifugiato, AsiaNews propone testimonianze dal Jesuit Refugee Service. Per migliaia di profughi i centri dei gesuiti rappresentano la salvezza, contro fame e analfabetismo. Il doppio volto dei rifugiati: speranza e disperazione, felicità mista a rabbia per le sofferenze del conflitto siriano.  

Beirut (AsiaNews) – C’è chi ha sofferto così tanto che ormai ha smesso di sperare in un futuro migliore per sé e pensa solo a quello dei propri figli; chi invece ha dato un nuovo senso alla propria vita ed è pronto anche ad andare su Marte per appagare il proprio desiderio di felicità. Sono alcune delle storie di rifugiati siriani assistiti dal Jesuit Refugee Service in Libano e Iraq, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra oggi.

Per tanti profughi che scappano da guerre, fame e distruzione, i centri dei gesuiti in Medio Oriente e Africa sono divenuti la seconda casa. Il motivo lo spiega Zozan Hassan Khalil (v. foto 2), vivace 25enne: “Non sono mai stata trattata come diversa, come siriana o rifugiata. Era come se appartenessi qui da sempre. Ora ho tanti nuovi amici di diversa religione, nazionalità ed etnia”.

La ragazza è una delle centinaia di persone assistite fra i rifugiati di Ankawa, quartiere di Erbil (Iraq). È originaria di Hassakè, nel nord-est della Siria, e prima della guerra studiava ingegneria. Nel febbraio 2013 abbandona tutto e inizia un lungo viaggio insieme alla famiglia, che la porta prima nel Kurdistan iracheno a Dohuk, poi a Erbil. È orgogliosa delle proprie origini e ricorda con nostalgia gli anni della giovinezza in Siria, “quando ancora non c’era così tanta morte”.

Per la sua famiglia integrarsi in un nuovo Paese, fare i conti con una nuova cultura e ambiente non è stato facile. Ora la sorella maggiore è sposata e vive nella cittadina di Ozal. Zozan invece, appena saputo che il Jesuit Refugee Service metteva a disposizione dei rifugiati dei corsi di lingua e informatica, ha fatto subito richiesta d’iscrizione. Ora frequenta le lezioni di lingua inglese, curdo e computer. Il suo sogno è imparare le lingue e viaggiare in tutto il mondo. Con l’aiuto dei gesuiti, sta preparando i curriculum per un lavoro da assistente in un’azienda. Ma il suo desiderio più profondo, afferma sorridente, “è tornare in Siria e insegnare ad altre persone meno fortunate ciò che io ho appreso dal Jsr. Sono pronta per nuovi luoghi, e sono sicura che un giorno le mie speranze diventeranno realtà!”.

Mahmoud di Al-Raqqa invece è pieno di disperazione. Gli orrori della guerra lo hanno reso in apparenza più anziano rispetto alla sua età, 67 anni. Respira a fatica, ha perso la vista ad un occhio e non vede bene dall’altro. Quando ricorda l’incidente che lo ha portato alla cecità, il suo volto si riempie di rabbia. “I colpi di mortaio venivano esplosi ovunque – racconta – e noi scappavamo da un luogo all’altro. Ad un certo punto sono inciampato e fatto una caduta rovinosa. Qualcosa mi ha perforato l’occhio sinistro. Sono stato trasportato subito dal più vicino medico, ma dato che i militanti dello Stato islamico controllavano la città ed era venerdì (giorno sacro per l’islam), nessun medico è stato disposto a curarmi”. Ora egli vive sotto le tende in Libano, nel campo di Bar Elias, insieme alla famiglia. “Mi sento perso – riferisce – senza vista, senza lavoro. Che posso fare della mia vita? L’unica consolazione è l’accoglienza del Jesuit Refugee Service. I volontari mi fanno spesso visita e mi incoraggiano molto”.

Roula Zahra è un’adolescente di 14 anni. È originaria di Homs e ha lasciato la Siria nel 2011, poco dopo lo scoppio della guerra, insieme alla madre rimasta vedova e a cinque tra fratelli e sorelle. Oggi vive in un piccolo appartamento nell’area di Bourj Hammoud, nella capitale libanese. La ragazza ama studiare ed è iscritta ad una scuola pubblica; nel pomeriggio frequenta le lezioni presso il centro del Jrs “Frans Van Der Lugt”. Da grande vorrebbe essere una scienziata. Lei vuole “fare tutto nella vita”. “Tutto” sembra essere la sua missione. Ma quando le si chiede se vuole diventare un’astronauta, e magari andare su Marte o sulla Luna, frena appena e risponde con un luccichio nello sguardo: “Forse!”.

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