11/02/2020, 12.56
FILIPPINE
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Manila, cadono le accuse di sedizione contro i vescovi sgraditi a Duterte

La polizia aveva accusato loro ed altre 28 persone di aver cospirato per rovesciare il governo. Per il Dipartimento di Giustizia, non vi sono prove che lo dimostrino. Rinviati a giudizio due sacerdoti e altre nove persone. Vescovo di Bayombong: “Non smetteremo mai di esprimere le nostre opinioni in materia di fede, diritti umani e tutela della vita”.

Manila (AsiaNews) – Il Dipartimento di Giustizia (Doj) delle Filippine ha prosciolto dalle accuse di sedizione quattro vescovi, un sacerdote ed un religioso. Lo scorso luglio, la polizia aveva accusato loro ed altre 28 persone – tra cui importanti politici dell’opposizione come la vicepresidente Leni Robredo – di aver cospirato per rovesciare il governo di Rodrigo Duterte. Molti filippini avevano letto nel procedimento legale una manovra intimidatoria, pianificata dall’amministrazione per far tacere i critici.

I presuli sono mons. Socrates Buenaventura Villegas, arcivescovo di Lingayen-Dagupan; mons. Honesto Ongtioco di Cubao; mons. Pablo Virgilio David, vescovo di Kalookan; mons. Teodoro Cruz Bacani Jr., vescovo ausiliare di Novaliches. Ieri, i funzionari del Doj hanno stabilito che i presuli non hanno mostrato alcuna intenzione di commettere il reato; che le denunce presentate dal Criminal Investigation and Detection Group della polizia non sono sostenute da prove.

La notizia del proscioglimento è “un dono felice”. Lo dichiara ad AsiaNews mons. Jose Elmer Imas Mangalinao, vescovo di Bayombong e vicepresidente del Comitato permanente degli Affari pubblici (Pcpa) della Conferenza episcopale filippina (Cbcp). “Sono sollevato – afferma mons. Mangalinao – come molti altri vescovi e sacerdoti. Giustizia è servita, perché il Signore ha difeso la verità che abbiamo professato sin dall’inizio di questa vicenda. Dalle nostre spalle, e soprattutto da quelle degli accusati, è stata tolta una grande croce. Come ha sottolineato l’arcivescovo Socrates, la caduta delle accuse aiuterà i vescovi coinvolti a concentrarsi meglio sui bisogni più urgenti delle persone”.

“La Chiesa filippina – prosegue il vescovo di Bayombong – non cerca lo scontro con il governo, ma il presidente è convinto che i vescovi gli siano avversi. Tuttavia, anche se questo può portare ad un confronto diretto, noi non smetteremo mai di esprimere le nostre opinioni in materia di fede, diritti umani, tutela della vita, ambiente e patrimonio culturale delle popolazioni indigene. Invito tutti a pregare per noi e a sostenerci nelle nostre battaglie per il bene delle Filippine”.  

Le indagini per sedizione e altre accuse derivavano dalla diffusione su internet di un video, poi divenuto virale. Il filmato accusava il presidente Duterte e la sua famiglia di essere coinvolti nel traffico illegale di droghe. Nonostante il proscioglimento dei quattro vescovi, di p. Robert Reyes e del religioso lasalliano fratel Armin Luistro, il Doj ha raccomandato il rinvio a giudizio dei sacerdoti p. Flaviano Villanueva e p. Albert Alejo insieme ad altre nove persone. Tra queste spicca l’ex senatore Antonio Trillanes IV, acerrimo rivale di Duterte.

La Conferenza episcopale delle Filippine (Cbcp) si era subito schierata a difesa dei sacerdoti e dei vescovi coinvolti nel caso, affermando che le accuse erano “oltre ogni immaginazione”. “Queste sono persone il cui amore per il Paese e la dedizione per il benessere della nostra gente non sono discutibili”, aveva affermato mons. Romulo Geolina Valles, arcivescovo di Davao e presidente del Cbcp. Secondo p. Jerome Secillano, presidente dell'Ufficio Affari pubblici della Cbcp, la messa in stato di accusa rappresentava “una scelta chiara. Si vuole spaventare quei chierici che criticano il governo e metterli a tacere. I nostri fratelli non hanno mai combattuto il governo o Duterte: sono contro le politiche repressive che danneggiano i poveri”. (PF)

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