16/07/2013, 00.00
FILIPPINE
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Manila, l’accordo con i ribelli islamici ‘scontenta tutti. Ma è una speranza di pace’

Una fonte cattolica spiega ad AsiaNews: “C’è molto malumore, la percezione è che si stiano dando denaro e posizioni di potere a un gruppo che in passato ha già tradito gli impegni. Tuttavia, dobbiamo continuare a pensare che ci sia la possibilità di un futuro migliore”.

Manila (AsiaNews) - L'accordo di pace siglato fra il governo filippino e i ribelli del Moro Islamic Liberation Front "non è facile da capire fino in fondo. Da una parte c'è molto malumore, soprattutto fra i cristiani, che non si fidano del comportamento dei musulmani; dall'altra c'è la speranza che la storia, dopo 40 anni, non si ripeta sempre uguale e si possa giungere a una vera pacificazione". A parlare con AsiaNews è una fonte cattolica nelle Filippine, anonima per motivi di sicurezza.

Dopo 8 mesi di negoziati, i rappresentanti del governo di Manila e quelli dell'esercito indipendentista di Mindanao hanno siglato a Kuala Lumpur un primo accordo di base sulla gestione economica e politica della provincia, a maggioranza islamica. Il testo finale sembra scontentare una buona parte della popolazione filippina che accusa l'esecutivo - e il presidente Benigno Aquino - di aver "svenduto" le risorse naturali dell'area.

Il Moro Islamic Liberation Front (Milf) è un gruppo armato che ha cercato per decenni l'indipendenza dell'arcipelago di Mindanao, ricco di risorse sotterranee. La guerra che ne è derivata è costata la vita a migliaia di persone e ha impedito di fatto ai contendenti di sfruttare le ricchezze del sottosuolo, valutate intorno ai 312 miliardi di dollari.

Al momento il reddito pro-capite degli abitanti dell'area si aggira intorno ai 599 dollari annui, circa un quarto della media nazionale delle Filippine e il più basso rispetto alle 17 regioni che compongono il Paese. A Kuala Lumpur, dove si sono svolte le trattative, è stato anche firmato un accordo di massima che destina il 75 % del ricavato dalla vendita di oro, rame, zinco, piombo e delle altre risorse minerarie provenienti dalle aree autonome alla neonata amministrazione locale. Inoltre, la metà dei proventi dalla vendita di energia prodotta in loco sarà sempre nelle mani del Milf.

Sul tappeto è ora la gestione delle imposte locali e la concessione di fondi annuali per consentire il funzionamento essenziale della nuova autonomia, ma il vero prossimo ostacolo sarà il disarmo della guerriglia, di cui si sta discutendo in questi giorni. Il governo vorrebbe un "cessate il fuoco" totale e la consegna di ogni forma di armamento; i ribelli cercano di ottenere un margine che consenta loro di tenere una sorta di "polizia locale" in attività.

I cristiani - spiega la fonte di AsiaNews - "sono sempre stati diffidenti nei confronti di queste forme di accordo. È una storia vecchia, che parte dal Moro National Liberation Front (Mnlf, nato negli anni '60): il primo gruppo organizzato per l'indipendenza di Mindanao, con cui venne raggiunto un accordo che non ha portato a nulla. Dopo la firma, infatti, il gruppo si è spaccato dando vita al Milf: e ora la cosa si sta ripetendo". Il pericolo, aggiunge, "è che alla fine si parli sempre e solo il discorso dei soldi. Quando si creano le regioni autonome, i capi dei vari gruppi si prendono denaro e posizioni di potere. Poi si disinteressano di mantenere la pace o gli impegni stipulati".

"Anche ora, lo stesso Milf si è spaccato e i suoi fuoriusciti hanno creato un altro gruppo [il Bangsamoro Islamic Freedom Fighters, nato nel 2008 con lo scopo di avere "niente di meno che l'indipendenza totale"]. Il timore è che fra qualche anno si dovrà fare di nuovo i conti con loro". Tuttavia, conclude la fonte, "rimane sempre la speranza che invece questo possa essere l'inizio di un qualcosa di diverso e di migliore".

 

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