06/10/2008, 00.00
INDIA
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Maoisti hanno ucciso lo Swami indù; il governo dell’Orissa ha nascosto le prove

L’assassinio dello Swami è stata la scintilla da cui è partito il pogrom contro i cristiani. Richieste le dimissioni del governo dell’Orissa. La riconversione di tribali e paria cristiani all’induismo è un progetto in atto da decenni. Le organizzazioni cristiane chiedono di mettere fuorilegge le organizzazioni radicali indù

Bhubaneshwar (AsiaNews) – Un leader maoista ha di nuovo rivendicato la morte di Swami Laxmanananda Saraswati, il cui assassinio ha scatenato il pogrom contro i cristiani in Orissa.

Egi afferma che gli autori dell’eccidio hanno lasciato 2 lettere sul luogo del delitto, ma il governo ha taciuto per incolpare i cristiani e lasciare che venissero uccisi “per scopi elettorali”.

Lo Swami, uno dei capi del gruppo radicale Vhp (Vishwa Hindu Parishad), è stato ucciso lo scorso 23 agosto nel suo ashram da un gruppo di armati. Da subito il Vhp e altre organizzazioni fondamentaliste hanno incolpato i cristiani anche se vi erano sospetti che gli autori fossero dei maoisti.

Ora il leader maoista Sabyasachi Panda rivendica la morte dello Swami perché egli forzava i tribali a divenire indù. “Abbiamo ordinato la pena di morte per lui” ha detto Panda da un rifugio segreto. Egli ha aggiunto che i killer hanno lasciato due lettere, ma le autorità hanno nascosto le prove “per avere una scusa e attaccare i cristiani”. Panda afferma anche che egli ha cercato di diffondere la notizia della rivendicazione fra i giornali locali, ma essi si sono rifiutati di pubblicarla.

“Dopo le violenze del dicembre 2007 [in cui ci sono state ancora violenze contro i cristiani in Orissa - ndr] abbiamo minacciato di ucciderlo se avesse continuato insieme ai suoi sostenitori a dare fastidio a tribali e dalit cristiani per far loro cambiare religione”.

Swami Laxamananda Saraswati e il Vhp, da decenni accusano le Chiese cristiane di convertire tribali e dalit con la forza, con l’inganno e dietro promesse di  vantaggi economici. La loro campagna anti-cristiana è appoggiata da proprietari terrieri e commercianti, timorosi dell’emancipazione di dalit e tribali.

Le (false) accuse contro i cristiani hanno scatenato una serie di violenze che hanno causato finora la morte di 61 persone, l’incendio di oltre 4 mila case di cristiani, la distruzione di 181 chiese e cappelle e di 13 fra scuole e centri sociali. Molti villaggi, soprattutto nel distretto di Kandhamal, sono ancora presi di mira. I radicali indù minacciano di morte chiunque non si riconverte all’induismo.

Secondo il leader maoista,  il Chief minister dell’Orissa, Naveen Patnaik, dovrebbe dimettersi immediatamente per non aver difeso i cristiani e le loro proprietà.

Anche le organizzazioni cristiane in India denunciano l’inazione del governo dell’Orissa e di quello centrale. Ma essi chiedono soprattutto la messa al bando delle organizzazioni indù radicali, accusate di essere vere e proprie “organizzazioni terroriste”. Il Vhp, l’Rss (Rashtriya Swayamsevak Sangh), il Bd (Bajrang Dal) hanno come progetto l’eliminazione delle minoranze e di tutte le religioni diverse dall’induismo. Esse trovano espressione politica e protezione nel Bjp (Bharatiya Janata Party), attualmente all’opposizione nella Confederazione, ma al potere in Orissa.

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