27/06/2017, 11.59
FILIPPINE
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Marawi, i Maute aprono alla liberazione di p. Chito. Manila: ‘Non trattiamo’

Abdullah Maute è disposto a rilasciare il sacerdote, se le autorità liberano i suoi genitori e parenti. Ernesto Abella, portavoce presidenziale: “La politica del governo è quella di non trattare con i terroristi”. Mons. Edwin dela Peña: “Sapevamo sin dall’inizio che non avrebbero negoziato”. I terroristi pronti alla ritirata con l’intervento del Milf.  Le vittime tra le forze governative sono salite a 70. Circa 100 guerriglieri occupano ancora Lilod, Bangolo, Raya Madaya e Marinaut. L’esercito cambia strategia. 

Zamboanga (AsiaNews/Agenzie) – Il governo filippino ha rifiutato l'offerta di Abdullah Maute, uno dei leader del gruppo terroristico che assedia la città di Marawi dallo scorso 23 maggio, di liberare p. Teresito “Chito” Suganob in cambio dei suoi genitori e parenti, catturati dalle forze armate ed ora in custodia governativa. Mons. Edwin dela Peña, vescovo della città, afferma che la decisione di trattare o meno con i terroristi spetta al governo e dichiara che la Chiesa cattolica non prenderà parte ad eventuali negoziati per il rilascio di p. Chito e degli altri ostaggi, rapiti durante l’assalto alla cattedrale cattolica nelle prime ore del conflitto.

P. Chito, vicario generale della prelatura di St. Mary a Marawi e cappellano dell'Università Statale di Mindanao (Msu), è stato rapito dai militanti legati allo Stato islamico insieme a due impiegate della chiesa e una dozzina di fedeli. In un video rilasciato dai guerriglieri Maute lo scorso 30 maggio, il sacerdote aveva dichiarato di far parte di un gruppo di circa 240 ostaggi. Secondo fonti locali, essi sono soprattutto cristiani e tribali.

Lo scorso 25 giugno otto leader musulmani hanno preso parte per conto delle autorità filippine ad un incontro con Abdullah Maute durante un cessate il fuoco di otto ore, disposto dalle forze armate per consentire ai residenti di Marawi di celebrare la festa islamica dell’ Eid al-Fitr. Il leader terrorista ha comunicato agli emissari del governo che il suo gruppo è disposto a ritirarsi dalla città, qualora il Moro Islamic Liberation Front (Milf) intervenisse per porre fine alla crisi. Von Al Haq, portavoce del Milf, ha dichiarato che il gruppo è disposto ad adoperarsi per la pace, ma intende prima consultarsi con la sua controparte nel governo.

I ribelli del Milf, voce autorevole per i musulmani di Mindanao, hanno di recente preso le distanze dal terrorismo dei Maute, di importazione mediorientale e lontano dalle aspirazioni autonomiste dei locali. Impegnati in colloqui di pace con il governo di Manila, essi hanno dato la loro disponibilità a combattere i Maute, a fianco dei soldati filippini. Ghadzali Jaafar, vice presidente del Milf per gli affari politici, lo scorso 5 giugno aveva anche lanciato un appello per la liberazione di p. Chito e degli altri ostaggi.

Una fonte che ha partecipato ai colloqui con i terroristi ha confermato all’ Inquirer  che p. Chito è vivo e che Abdullah Maute è disposto a rilasciarlo, ma solo se le autorità liberano i suoi genitori e parenti. Il 7 giugno, le forze armate avevano arrestato Cayamora Maute, padre dei fratelli a capo del gruppo terroristico, e la sua seconda moglie presso un checkpoint militare a Davao. Due giorni dopo, le forze di polizia di Masiu, nella provincia di Lanao del Sur, hanno arrestato la madre, Ominta “Farhana” Maute. Il 18 giugno, Farida e Al Jadid Romato, cugini dei Maute, e Abdul Rahman Dimacula, fidanzato di Farida, sono stati arrestati nel porto di Iloilo.

Durante il briefing di oggi con la stampa, Ernesto Abella, portavoce presidenziale, ha dichiarato: “La politica del governo è quella di non trattare con i terroristi”. Alle parole del portavoce hanno fatto seguito quelle di mons. dela Peña che, intervistato da Radyo Veritas, ha affermato: “Sapevamo sin dall’inizio che non avrebbero negoziato. Ora aspettiamo la prossima mossa del governo, la palla è nel loro campo”.

Nel frattempo proseguono gli scontri a Marawi, in corso da ormai cinque settimane. I vertici militari hanno rivelato ieri che la resistenza dei Maute sta cominciando a scemare. Tuttavia, il col. Jo-Ar Herrera, portavoce della Prima divisione di fanteria dell’esercito filippino, ha dichiarato che la fine dei combattimenti non è ancora vicina. Circa un centinaio di guerriglieri occupa ancora alcune aree dei quartieri di Lilod, Bangolo, Raya Madaya e Marinaut.

Al 25 di giugno, le vittime del conflitto tra i civili sono 27, 290 tra gli islamisti. Le perdite tra le forze governative nella crisi di Marawi sono salite a 70, spingendo ad alcuni cambiamenti nelle strategie di combattimento delle forze armate, alquanto inesperte nella guerra urbana. Addestrate alla guerra nella giungla, a combattere i ribelli comunisti o i Moro in campo aperto, le truppe filippine si sono dimostrate vulnerabili alle tattiche di guerriglia urbana dei Maute. Quella che doveva essere una rapida operazione a maggio è diventata un assedio, ma i soldati non possono solo bombardare le posizioni dei terroristi, in quanto numerosi civili sono ancora intrappolati nel campo di battaglia.

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