07/05/2020, 13.27
INDONESIA
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Mascherine, cibo, soldi per i poveri del coronavirus

di Mathias Hariyadi

Sono per la maggior parte salariati a basso reddito e lavoratori a giornata. Milioni di migranti senza lavoro. 30 studenti universitari raccolgono fondi sul web. Suore indonesiane producono e distribuiscono mascherine protettive. Donati anche cibo e altre protezioni sanitarie.

Jakarta (AsiaNews) – Milioni di indonesiani soffrono per il coronavirus e diversi gruppi cattolici si mobilitano per aiutarli. Malgrado le enormi difficoltà, tutta la società civile locale ha reagito con grande generosità alla crisi pandemica. Ci sono state alcune eccezioni, come i casi in cui alcune comunità hanno respinto le persone contagiate o negato la sepoltura alle vittime del morbo polmonare. Ma nel complesso è stato lo spirito di condivisione a prevalere nel Paese.

Il governo non ha adottato misure di confinamento e distanziamento sociali su larga scala. Il Pembatasan Sosial Skala Besar, la versione locale del “lockdown”, prevede la riduzione dell’orario di lavoro negli uffici, la chiusura dei luoghi di intrattenimento e dei negozi, e limiti alla circolazione. Il trasporto merci rimane attivo, come i servizi di emergenza. Sono aperte anche banche e farmacie.

Ma le decisioni delle autorità non hanno impedito la perdita di posti di lavoro. Il caso più eclatante è quello dei milioni di migranti, per la maggior parte salariati a basso reddito e lavoratori a giornata, che hanno abbandonato l’area metropolitana di Jakarta per tornare nei loro villaggi, dove il costo della vita è più contenuto.

Anche la comunità cattolica dà il suo contributo. Si tratta spesso di iniziative spontanee, come nel caso di 30 studenti universitari di Giava che hanno creato su Instagram una piattaforma per raccogliere fondi a sostegno delle vittime del Covid-19. I giovani usano il web per individuare le categorie più vulnerabili: finora hanno raccolto 42 milioni di rupie indonesiane (più di 2500 euro), una cifra considerevole per la realtà locale.

“Abbiamo voluto mettere a disposizione delle persone in difficoltà le nostre conoscenze e la nostra creatività” racconta ad AsiaNews Odilia “Odi” Stefani Salim, una studentessa alla facoltà di farmacia dell’università Unair a Surabaya (Giava orientale). Gregorius Aditya Kevin, che studia contabilità all’università statale di Surakarta, e ha perso una gamba in un incidente stradale, dice che a muovere lui e i suoi colleghi universitari in questa inziativa è la compassione per le tante persone colpite dalla crisi.

C’è poi l’impegno delle suore indonesiane. La Congregazione Abdi Kristus distribuisce zuppa di pollo e altri beni essenziali ai più bisognosi. Alcune religiose nelle province di Kalimantan occidentale, Jakarta centrale e occidentale hanno prodotto mascherine protettive, che poi hanno regalato alla popolazione locale. L’arcidiocesi di Jakarta e altre realtà cattoliche del Paese hanno fatto lo stesso, donando cibo e protezioni sanitarie, in particolare agli ospedali, cattolici e non.

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