30/09/2019, 08.58
ARABIA SAUDITA - IRAN
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Mbs: l’attacco ai pozzi sauditi atto di guerra dell’Iran. Meglio una soluzione politica

Il principe ereditario saudita invita al comunità internazionale all’azione prima che il petrolio raggiunga “prezzi inimmaginabili”. Una crisi in Medio oriente mette in pericolo l’economia globale. Egli ha infine ammesso una responsabilità indiretta nell’omicidio Khashoggi, ma nega di essere il mandante.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Il prezzo del petrolio è destinato a crescere fino a raggiungere “prezzi inimmaginabili”, se il mondo non agisce per compiere una azione deterrente nei confronti dell’Iran. È quanto afferma il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (Mbs), il quale aggiunge che un eventuale conflitto fra Riyadh e Teheran finirebbe per “rovinare” l’economia globale. Per questo, dopo la messa in guardia, egli ha aggiunto di preferire la soluzione politica rispetto all’opzione militare. 

Le parole dell’uomo forte del regno wahhabita giungono a due settimane di distanza dal duplice attacco alle raffinerie di petrolio, dietro il quale secondo Riyadh (e gli Stati Uniti) vi sarebbe la mano di Teheran. L’azione è stata rivendicata dai ribelli Houthi, in lotta contro la coalizione araba a guida saudita nel vicino Yemen. 

Nell’intervista al programma “60 Minutes” della CbsNews, il leader di fatto della monarchia saudita ha quindi ammesso parte di responsabilità nell’omicidio del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi, avvenuto nell’ottobre scorso all’interno del consolato a Istanbul. Il crimine, ha spiegato, è avvenuto “sotto i miei occhi”; egli ha però negato con forza ogni coinvolgimento personale o di averlo commissionato. 

In riferimento all’assassinio, Mbs ha detto di assumersi “in pieno la responsabilità, in quanto leader dell’Arabia Saudita, soprattutto peri il fatto che [l’omicidio] è stato commesso da persone che lavorano per il governo saudita”. Egli ha però negato di esserne il mandante o di esserne a conoscenza nel momento in cui sono avvenuti i fatti. 

Tornando alla questione petrolifera, Riyadh riferisce che contro le raffinerie di Abqaiq e Khurais sono stati lanciati 18 droni e sette missili cruise. Teheran ha negato ogni coinvolgimento negli attacchi. Il principe ereditario saudita ha spiegato che la regione mediorientale “rappresenta il 30% delle forniture mondiali di energia, circa il 20% del traffico delle merci e il 4% del Pil mondiale”. “Immaginatevi - ha quindi aggiunto - che tutto questo si interrompa. Ciò significa un collasso totale dell’economia globale, non solo dell’Arabia Saudita o dei Paesi del Medio oriente”. 

Commentando gli attacchi ai pozzi petroliferi, il presidente Usa Donald Trump [alleato dei sauditi] ha sottolineato che Washington dispone di “molte opzioni” in risposta, inclusa quella “finale”. Tuttavia, egli ha concluso affermando di prediligere una soluzione pacifica: “La soluzione politica e pacifica - ha detto - è molto meglio di ogni qualsiasi opzione militare”.

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