19/01/2018, 15.45
MEDIO ORIENTE-USA

Mike Pence in visita (ridotta) in Medio oriente

Annunciata oltre un mese fa, ora il vicepresidente Usa non incontrerà né leader palestinesi, né autorità e patriarchi cristiani, dopo la decisione Usa su Gerusalemme. La visita servirà solo a potenziare i rapporti fra Stati Uniti e Israele, evangelici e fondamentalisti ebrei. Esperti: E’ meglio che se ne stia a casa.

Beirut (AsiaNews/Agenzie) – Il vice presidente Usa Mike Pence parte oggi per un viaggio di quattro giorni in Medio oriente, che lo porterà in Egitto, Giordania e Israele. Il viaggio era già stato annunciato più di un mese fa e comprendeva anche diverse visite in Palestina, ai luoghi santi cristiani e a personalità musulmane e cristiane. Ma dopo la decisione del presidente Donald Trump di muovere l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, accolta con rifiuto da molta parte della comunità internazionale, Mahmoud Abbas, il presidente dell’Autorità palestinese si rifiuta di incontrarlo; lo stesso fanno le autorità cristiane e musulmane in Terrasanta e in Egitto.

La visita si è dunque ridotta all’incontro con gli amici stretti degli Stati Uniti, anche se il viaggio è tuttora spiegato come un “tentativo ultimo” di portare la pace in Medio oriente.

Nei giorni passati gli Usa hanno anche tagliato i fondi per il sostegno dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa), in una mossa che a molti osservatori pare come un ricatto.

La riduzione degli aiuti era stata motivata dall’amministrazione Usa come una risposta al rifiuto di Abbas di partecipare a dialoghi israelo-palestinesi sponsorizzati dagli Stati Uniti, mentre appare un chiaro pendere di questi verso Israele e mentre il governo israeliano continua ad allargare gli insediamenti dei coloni nei territori occupati.

Un’altra delle priorità pubblicizzate da Pence per questo viaggio era il sostegno alle comunità cristiane del Medio oriente, segnate dalla persecuzione. Ma le autorità religiose – in particolare Tawadros II – hanno cancellato la possibilità di un incontro con lui e criticano la decisione Usa su Gerusalemme come distruttiva della pace.

Pence è un cristiano evangelico, con forti legami con la Terrasanta e le frange più nazionaliste ed apocalittiche del mondo ebraico. Secondo osservatori, il suo viaggio rischia di rafforzare i legami della sua amministrazione con il solo Israele e di non portare alcun contributo alla pace.  Per evitare che la situazione si infiammi ancora di più, su Foreign Policy, l’esperto Ilan Goldenberg consiglia: è meglio “che egli se ne stia a casa”.

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