19/05/2005, 00.00
FILIPPINE
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Minacce di morte per il vescovo filippino che lotta contro il gioco d'azzardo

Mons. Cruz, arcivescovo di Lingayen-Dagupan racconta il suo impegno contro la corruzione e i racket del gioco d'azzardo: "Prendere esempio da Cristo per non temere la verità"

Manila (AsiaNews) – E' l'esempio di Cristo, morto per la verità, a dare forza a mons. Oscar V. Cruz, arcivescovo di Lingayen-Dagupan e vice presidente della Conferenza episcopale delle Filippine (Cbcp). Da 3 anni il prelato è impegnato in una lotta senza quartiere contro le scommesse e i giochi d'azzardo. In un'intervista ad AsiaNews egli afferma che nonostante le continue minacce di morte, occorre "dire la verità, affermarla con forza... Gesù Cristo è stato ucciso per aver detto la verità, perché la Sua verità afferma con forza i valori dell'umanità intera e promuove la giustizia sociale". "La verità – continua mons. Cruz - dà forza ai deboli, coraggio ai timidi ed una direzione a chi non sa dove andare".

Il bersaglio principale contro cui si muove mons. Cruz è il jueteng, il più comune gioco d'azzardo delle Filippine. Il gioco è ormai un fenomeno nazionale che muove un giro d'affari di oltre 13 miliardi di pesos (oltre 185 milioni di euro) l'anno, gestito da 14 o 15 'signori del gioco' che si sono spartiti le 24 province del Paese e che "fanno di tutto" per proteggere i loro interessi.

"Di questi soldi – spiega mons. Cruz – l'85 % diventa payolas (tangenti) che garantiscono protezione per i 'signori del gioco' dal governo, dalla polizia, dall'esercito e addirittura dai media. Chi non è d'accordo con la situazione non è il benvenuto nel Paese". Per questo motivo l'arcivescovo è oggetto di continue intimidazioni: telefonate anonime, lettere e minacce di morte. Egli però continua la sua battaglia senza paura: "Sono solo modi per non farmi parlare".

"Il fenomeno – spiega - è così diffuso nel Paese perché i filippini hanno la cultura del gioco. La base della nostra economia è agricola, e gli agricoltori hanno spesso lunghi periodi di tempo libero. In questo modo il racket attecchisce, dando la speranza di grosse vincite mentre si passa il tempo in modo divertente".

Il gioco d'azzardo non è diffuso solo fra i poveri: i livelli alti della società, "più gretti e avari",  giocano un "gioco diverso" dal jueteng. "Nelle Filippine – spiega il prelato - vi è una società, la Pagcor – Philippine amusement gaming corporation – che gestisce il gioco in modo legale per conto dello Stato. Io però, al posto di gaming, uso durante i discorsi gambling [gioco d'azzardo nda], perché questa società è in mano alle stesse persone che gestiscono il gioco illegale".

I preti e i vescovi filippini combattono attivamente il fenomeno e i problemi sociali che comporta. "Siamo impegnati  – dice mons. Cruz – in una campagna comune di informazione sull'azzardo e su come corrompa tutti, dagli strati sociali più alti a quelli più bassi. Nel gennaio 2005 la Cbcp ha pubblicato un documento, il Board Against Illegal Gambling, con il quale informiamo i fedeli dei danni e del male che questo produce. All'interno delle diocesi vi sono circoli di informazioni dove  il fenomeno viene studiato e spiegato ai fedeli. Invitiamo i fedeli con forza a non giocare ed a non dare retta a chi gestisce il gioco". "Negli ultimi 3 anni – conclude - abbiamo spiegato che i giocatori d'azzardo sono sempre perdenti".

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