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VIETNAM
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To Lam al Congresso del Partito per rafforzare il suo potere forte dei risultati economici

Dal 19 gennaio il 14° Congresso del Partito comunista del Vietnam deciderà la leadership del Paese fino al 2031. Il segretario generale To Lam arriva all’appuntamento forte dei risultati economici ottenuti nel 2025, per cui ci si aspetta un ulteriore accentramento di potere dopo la campagna anticorruzione che ha eliminato diversi avversari politici. Ma il Partito ha diverse opzioni a disposizione per rendere più efficiente l'amministrazione del Paese.

Hanoi (AsiaNews) - Si aprirà lunedì 19 gennaio ad Hanoi il 14° Congresso nazionale del Partito comunista del Vietnam. È atteso l’arrivo di circa 1.600 delegati, in rappresentanza di oltre 5 milioni di iscritti al partito. A loro spetta il compito di nominare i circa 200 funzionari del Comitato centrale, che poi sceglierà i 17-19 membri del Politburo, tra cui verrà scelto il segretario generale, ruolo che al momento è ricoperto da To Lam. Ma oltre a determinare chi guiderà la politica vietnamita fino al 2031, il prossimo Congresso rivelerà se il sistema monopartitico che ha finora guidato il Paese saprà adattarsi ai tempi che cambiano o si fossilizzerà su se stesso accentrando sempre di più il potere, su modello di quanto avviene già in Cina e in Laos. 

Secondo diversi commentatori, To Lam cercherà di ottenere una fusione permanente tra i ruoli di presidente e segretario generale, dopo che per anni il potere politico è rimasto suddiviso tra più figure chiamate in Vietnam i “quattro pilastri”: segretario generale di partito (che decide la direzione politica), presidente (ruolo di rappresentanza e di controllo), primo ministro (a capo dell'amministrazione e delle riforme economiche) e presidente dell’assemblea nazionale (garante istituzionale che supervisiona il processo legislativo).

Si tratta di una struttura concepita per evitare la concentrazione di potere nelle mani di una sola persona e per permettere che siano in qualche modo rappresentate le diverse correnti politiche, spesso legate alla geografia del Vietnam. Anche se la circostanza in cui il segretario generale ha dovuto assumere anche il ruolo di presidente si è già verificata per alcuni periodi in passato, è la prima volta che in Vietnam si discute apertamente di ridurre la struttura di governo a un unico leader. Il partito potrebbe comunque adottare diverse soluzioni per mantenere, almeno formalmente, la struttura a “quattro pilastri”, pur con la presenza di una guida più forte.

To Lam si presenta al Congresso dopo aver coordinato una campagna anti-corruzione che ha spazzato via i suoi avversari politici e ha portato anche una certa confusione all’interno delle istituzioni vietnamite, concepite per funzionare in base a meccanismi prevedibili che impediscano periodi di incertezza politica. Dalla fine del 2022 sono stati rimossi otto membri del Politburo. To Lam, a lungo ministro della sicurezza pubblica, ha conquistato la posizione di segretario ad agosto 2024, dopo la morte del suo predecessore, Nguyen Phu Trong.

Da allora ha promosso una serie di riforme amministrative ed economiche (finite sotto l’appellativo di “rivoluzione della semplificazione”) per ridurre la burocratizzazione e favorire gli investimenti esteri stranieri. Si tratta della proposta più ambiziosa che sia stata messa in atto dalla fine degli anni ‘80, quando il Vietnam adottò le cosiddette Doi Moi, un pacchetto di riforme che avevano come scopo l’apertura dei mercati pur mantenendo un orientamento socialista, una svolta necessaria dopo decenni di economia pianificata che stavano portando il Paese al collasso.

Nell’ultimo anno, grazie alla “rivoluzione della semplificazione” le province sono state ridotte da 63 a 34, i ministeri sono stati snelliti e ai dipendenti pubblici è stato chiesto di prestare servizio al di fuori della propria area di origine. Allo stesso tempo Hanoi, non potendo interamente dipendere da Pechino (che minaccia i confini marittimi vietnamiti) o da Washington, ha cercato nuove alleanze nel resto del mondo. Come fa notare The Diplomat, To Lam ha intrapreso 20 viaggi all’estero nell’ultimo anno. Il risultato è che oggi il Vietnam può vantare 14 partenariati strategici con altri Paesi contro i sei attivi alla fine del 2024.

Gli ultimi dati economici resi disponibili confermano che quella intrapresa finora da To Lam è stata una strategia vincente: nel 2025 il Vietnam ha registrato una delle crescite più robuste del sud-est asiatico nonostante pressioni globali come le tariffe statunitensi sulle esportazioni. Il PIL è cresciuto di circa l’8,0% su base annua, segnando uno dei tassi più alti dal 2011. L’espansione economica nel 2025 è stata trainata da un forte contributo dei settori industriale e manifatturiero, insieme a un significativo recupero dei servizi e dei consumi interni.

Il valore totale del commercio estero ha superato i 930 miliardi di dollari, con le esportazioni che hanno toccato i 475 miliardi di dollari, una crescita quasi al 17% rispetto al 2024. Complessivamente il bilancio commerciale ha registrato un surplus di circa 20 miliardi di dollari. L’inflazione media nel 2025 si è attestata attorno al 3,3%, contribuendo a preservare il potere d’acquisto delle famiglie e la stabilità dei prezzi. Gli investimenti esteri hanno invece superato i 38 miliardi di dollari nel 2025, alimentando i settori ad alta intensità tecnologica e quelli orientati all’export. 

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